Affaticati dall’incedere dell’estate, anche i più pigri «vaticanisti» (per chi ancora si può fregiare del titolo) e in generale «informatori religiosi» sono stati travolti da un’inusitata mole di lavoro che si è materializzata in una mensile rassegna personale non ancora finita…

Facciamo ordine sulla scrivania, mettendo in fila un’agenda di notizie che, prese da sole, sono importantissime, ma che rischiano, tutte insieme, di non essere sufficientemente valorizzate e quindi ricevute dal più ampio pubblico.

 

Modificato il diritto penale canonico

Il 1o giugno il papa emana la costituzione apostolica Pascite gregem Dei (sul prossimo Documenti la collazione tra il vecchio e il nuovo testo) con cui viene riformato il Libro VI del Codice di diritto canonico. Il Libro VI si occupa del diritto (canonico) penale. Ed è chiaro l’aggancio ad almeno 3 temi caldi a livello informativo: alla «tentata ordinazione di donne» (can. 1379); alla punizione del delitto di pedofilia (can. 1398, che, tra l’altro, passa da essere classificato da delitto «contro obblighi speciali» dei chierici a delitto «contro la vita, la dignità e la libertà dell’uomo»); alla specificazione dei «delitti in materia economica», specialmente quelli compiuti da chierici.

Un primo link va al caso della destituzione del card. Becciu (24.9.2020, tuttora indagato) inoltre, l’8 giugno scorso la Gendarmeria vaticana ha effettuato una perquisizione della diocesi di Ozieri in relazione all’accusa di fondi forniti tramite il cardinale a cooperative caritative dell’isola).

Un secondo link va al Rapporto di Moneyval – organo di controllo del Consiglio d’Europa che certifica il rispetto degli standard internazionali nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo – che il 9 giugno riconosce alla «giurisdizione vaticana (…) cinque giudizi di efficacia “sostanziale” e sei di efficacia “moderata”; in nessun caso è stato espresso un giudizio di efficacia “bassa”». Anche se occorre «migliorare l’analisi dei rischi conseguenti a potenziali abusi finanziari da parte del personale interno al Vaticano (i cosiddetti insiders)».

Un terzo link va alle notizie che attorno all’8 del mese vengono fatte circolare su una revisione contabile che per la prima volta il vicariato di Roma sta affrontando da aprile, affidata al revisore generale vaticano A. Cassinis Righini.

 

La protesta di Marx e la questione pedofilia

Il 4 si dimette il card. R. Marx: la notizia è così dirompente (il primo caso di vescovo che si dimetta in questa modalità, a memoria di vaticanista) che occupa buona parte dell’informazione sul Vaticano, anche se, per chi è meno addentro alle sacre notizie, non è facile capire il perché: dai testi della lettera di Marx, dell’intervista al presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. G. Bätzing, e infine della lettera che il papa gli scrive il 10 rifiutando le dimissioni (tutti su Regno-att. 12, 2021), si può ricostruire per sommi capi una connessione.

Il card. Marx, da sempre molto attento alla questione delle violenze sui minori, è tra i primi a parlare della necessità di una re-azione a livello sistemico nella Chiesa (è la diocesi di Monaco che ha dato sostegno al primo convegno in Gregoriana nel 2012 cui parteciparono, tra gli altri, esponenti dei diversi dicasteri vaticani ed è anche il principale finanziatore del Centro per la prevenzione fondato a Monaco nello stesso anno e poi confluito in Gregoriana); la violenza sui minori e le sue implicazioni per la Chiesa sono una delle voci del Cammino sinodale tedesco, il quale tuttavia ha messo in evidenza le divisioni nell’episcopato, una fra tutte quella con l’arcivescovo di Colonia, card. R.M. Woelki che viene accusato – dal 26 maggio è in corso una visita apostolica – di gestire le accuse di violenze in modo troppo procedurale e garantista per l’istituzione ecclesiastica, a danno delle vittime (cf. Regno-att. 8,2021,219).

Risposte indirette alla vicenda arrivano l’8 giugno dal presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi card. J. Herranz che – sulle pagine dell’Osservatore romano –, propone una «sommessa» contestazione dell’aggettivo «sistemico» presente nella lettera di Marx e il 10 dal card. W. Kasper piuttosto critico verso il Cammino sinodale tedesco senza tuttavia mai nominare l’arcivescovo di Monaco.

Che la questione pedofilia non si possa rubricare come una tra le faccende da disbrigare lo testimoniano – solo per citare alcuni fatti del mese – il caso del ritrovamento (27 maggio) di una fossa comune con i resti di 200 bambini accanto a una scuola per nativi gestita dalla Chiesa cattolica per conto del governo (tra la fine dell’Ottocento e gli anni Novanta del Novecento), tema su cui è intervenuto anche il papa nell’Angelus del 6 giugno; la prosecuzione del processo in Vaticano per un’accusa di violenza che si sarebbe perpetrata nel Preseminario S. Pio X; l’annuncio – pare improvviso – della visita ad limina a ottobre dei vescovi polacchi, dopo che ben 5 di loro (2 emeriti e 3 in carica) sono stati sanzionati per le loro coperture di casi di pedofilia (cf. anche Regno-att. 14,2020,393); a cui ha fatto eco quello del deferimento a Roma del caso di 3 vescovi argentini denunciati per lo stesso motivo presso la Congregazione per la dottrina della fede.

 

Novità in curia ma la riforma aspetta

Il 7 giugno viene annunciato che il vescovo di Mondovì sarà il «visitatore apostolico» della Congregazione per il clero: e questa è la seconda congregazione di curia che, poco dopo il pensionamento del prefetto, ha in corso un’indagine.

La prima è stata la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti: dopo la fuoriuscita in ragione dei limiti d’età del card. Sarah (20 febbraio; cf. anche Regno-att. 6,2021,146), in marzo mons. C. Maniago, vescovo di Castellaneta, è stato incaricato del compito; la nomina a prefetto dell’ex segretario della Congregazione e in precedenza presidente della Commissione per l’inglese nella liturgia (ICEL), mons. Arthur Roche, arriva il 27 maggio.

La seconda – quella, appunto, del clero –, dopo il pensionamento del card. B. Stella (79 anni) immediatamente precedente all’arrivo del nuovo prefetto, nominato l’11 giugno, nella persona dell’outsider mons. Lazzaro You Heung-sik, finora vescovo di Daejeon (Corea del Sud).

Preludio della tanto attesa riforma della curia? Secondo il card. Ó. Rodríguez Maradiaga, membro del Consiglio dei cardinali, sembrerebbe di no, perché la tempistica sarebbe ancora spostata a fine 2021 – ha dichiarato a Religión digital l’8 dello stesso mese –.

Le novità curiali sono arricchite poi dall’annuncio di una nomina decisamente originale quanto a incarico: il 16, infatti, il papa nomina «assistente ecclesiastico del Dicastero per la comunicazione ed editorialista de L’Osservatore romano il rev.do Luigi Maria Epicoco, del clero dell’arcidiocesi de L’Aquila» (corsivi nostri). Non è tanto la relativamente giovane età (40 anni) del sacerdote – molto noto nell’infosfera e nell’editoria ecclesiale – a destare stupore, quanto il fatto che Francesco abbia sentito necessario «assistere spiritualmente» l’unico dicastero che attualmente ha al suo vertice un laico, Paolo Ruffini, e dare direttamente un incarico nel suo giornale: che sia conseguenza del rimprovero non poi tanto velato manifestato dal pontefice dopo aver visitato il dicastero stesso lo scorso 24 maggio?

 

La sterzata democratica sui movimenti

Rispetto all’approccio cauto di Francesco nei confronti di associazioni e movimenti sorti dopo il vento conciliare, sul Regno abbiamo scritto qui, qui e qui: il papa è preoccupato del prevalere di fondatori e personalità carismatiche che governano a vita. Oltre al caso Bose, il rischio di nicchie di abusi di potere e in alcuni casi di violenze si è rivelato, alla prova dei fatti, alto.

Così si può comprendere la mens del decreto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita Le associazioni di fedeli, pubblicato l’11, che «disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del medesimo Dicastero».

Il punto centrale è (art. 1) la regolamentazione dei «mandati nell’organo centrale di governo a livello internazionale», che «possono avere la durata massima di 5 anni ciascuno», e il fatto che (art. 2) «la stessa persona può ricoprire un incarico nell’organo centrale di governo a livello internazionale per un periodo massimo di 10 anni consecutivi», anche se «i fondatori potranno essere dispensati dalle [suddette] norme» (art. 5). Il tutto, appunto, giustificato dal «fine di promuovere un sano ricambio e di prevenire appropriazioni che non hanno mancato di procurare violazioni e abusi».

Uno dei primi a rispondere è stato don Julian Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, che si è detto pronto a lasciare l’incarico entro i 3 mesi previsti dal decreto.

Chiara Amirante, Kiko Arguello, Salvatore Martinez, Andrea Riccardi e molti altri (109 sarebbero gli organismi interessati)… sono avvisati.

I «vaticanisti» si mettano dunque al lavoro!

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

Un pensiero riguardo “Vaticanisti, al lavoro!

  • 20 Giugno 2021 in 17:25
    Permalink

    Stimolante.
    Su Andrea Riccardi la news andrebbe corretta.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap