Un anno vissuto digitalmente: è stata scuola

Non è stato un anno facile per la scuola italiana quello che si va ormai concludendo, con gli ultimi esami.

 

Studenti diseguali

Non lo è stato per tanti studenti e tante studentesse che – specie nelle scuole superiori – hanno dovuto seguire buona parte delle lezioni da casa, tramite PC, tablet o magari anche solo cellulari. Tantomeno lo è stato per chi neppure aveva inizialmente questa possibilità e ha dovuto arrangiarsi con mezzi di fortuna.

La sfida del digital divide, più volte segnalata anche su Moralia come discriminante nel rapporto tra le nazioni, si è ribaltata nel quotidiano di tante famiglie, in difficoltà a garantire ai propri figli spazi e strumenti adeguati a seguire le didattica a distanza (DAD). Ai prezzi che tutti hanno pagato in termini di socialità limitata, di contatti personali drammaticamente ridotti, si è aggiunto così un elemento discriminante nei confronti di alcuni studenti e studentesse, e spesso proprio di coloro che già erano più fragili.

 

Docenti che si sono reinventati

Non è stato un anno facile per i docenti che – dopo i mesi dell’anno scorso, vissuti in realtà come una lunga emergenza destinata a chiudersi presto – hanno dovuto reinventarsi in questo 2020-21 un’anomala normalità, proponendo contenuti in forma inusuale, coltivando relazioni in modalità difficile, cercando di cogliere fragilità e criticità in volti attenti ma distanti.

Tanto meno è stato facile per chi muoveva da competenze digitali limitate e ha dovuto scoprire mondi e possibilità di strumenti che non conosceva e di cui volentieri avrebbe fatto a meno.

E poi – e qui più toccati sono stati classi e docenti dei primi ordini di scuola, quasi sempre in presenza – la paura del contagio, la necessità di un’educazione alla responsabilità da tradurre in gesti inusuali per bambini e bambine, ragazzi e ragazze: la distanza non aiuta certo a costruire relazioni e a fare gruppo. E la mascherina… strumento necessario, ma rende più faticoso il parlare e ostacola la lettura dei volti e la loro comprensione.

 

È stata una scuola

Un anno perso, dunque, per una generazione che così resterà irreversibilmente segnata nel suo percorso formativo? Questo concludono con amarezza molti osservatori, convinti che questo modo di fare scuola non sia in effetti scuola.

Non credo; certo è stato un anno orribile, faticosissimo per tutti e tutte, ma anche un anno in cui abbiamo imparato molto. Abbiamo toccato con mano la fragilità di certi modelli di didattica, senza peraltro che la DAD ne fornisse di per sé di migliori (al di là degli annunci di magnifiche sorti e progressive da parte di alcuni formatori). Abbiamo colto mai come prima la difficoltà di prenderci cura di classi troppo numerose… e non è che per il prossimo anno scolastico le cose sembrino destinate a consistenti miglioramenti.

Ma abbiamo anche esplorato con creatività modi diversi di fare didattica, siamo riusciti a ridere e far ridere anche attraverso lo schermo, siamo riusciti a comunicare contenuti e umanità in forme che non avremmo probabilmente creduto possibili.

Abbiamo visto la grande resilienza di classi e studenti, pronti a lottare per apprendere, anche se il contesto non favoriva certo. Abbiamo visto ragazzi e ragazze trovare modi diversi di comunicare; abbiamo visto emergere inattese figure di leader, pronte a dare una mano a chi faceva più fatica…

Così non stupisce che accanto alla grande stanchezza di fine anno in molti colleghi e colleghe, in tanti ragazzi e ragazze, vi fosse anche l’orgoglio di avercela fatta comunque; di essere cresciuti assieme.

Paul Ricoeur ricorda che la stima di sé è una grande emozione morale, un elemento fondamentale per diventare uomini e donne e per restarlo davvero. Forse quest’anno – quando riusciremo a rielaborarlo, superando la fatica e lasciandone emergere anche le positività e le piccole vittorie – ci insegnerà a coltivarla, in noi e negli altri.

Magari anche grazie a essa potremo prenderci cura – nel prossimo anno e nei successivi – di coloro che più avranno bisogno di recuperare contenuti, metodo e relazioni. Sperando che il prossimo anno non ci sia uno schermo o una mascherina tra noi e gli studenti…

Simone Morandini

Moralista

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