Etica della ricostruzione. Episodio 4: la tentazione dell’«ego dixi»

Com’è noto, nel Medioevo la frase «ipse dixit» faceva riferimento all’incondizionata autorevolezza di Aristotele (anche se originariamente era attribuita a Pitagora).

Successivamente, estendendo il campo delle fonti autoritative, si cominciò a parlare degli auctores. Poi arrivarono le scholaequindi il metodo scientifico, e tutto divenne più complicato ma anche più interessante e oggettivo nel tentativo di appurare la verità. Naturalmente le scienze umane e naturali mantennero diversi approcci ed ermeneutiche della «verità», ma pur sempre nel tentativo di pervenire a un vero plausibile e condiviso.

 

Crisi dell’autorevolezza

Conosciamo bene, e non è il caso di spendere altre parole, il problema del relativismo contemporaneo. Se n’è parlato tanto in un dibattito ampio e approfondito ma oggi in era post-COVID (e per questo ne parliamo in questa sede) questo ha assunto una nuova versione. Il profluvio informativo a cui abbiamo assistito, la cosiddetta infodemia, ha comportato una profonda sfiducia nella verità oggettiva dipendente dal dato scientifico. Da qui a una più profonda crisi sfiduciale nei confronti della scienza tout court il passo è breve.

In questi mesi abbiamo assistito a notizie «scientifiche» date e sconfessate nel giro di pochi giorni o persino poche ore, a scienziati l’un contro l’altro armati, a fake news miste a dati reali, a ritardi e quindi falsificazioni nella trasmissione delle statistiche, a professionisti del settore (quali i medici) che negavano elementi della propria disciplina cioè la medicina, a negazionisti e liberisti che pur se smentiti lasciavano quel velo di dubbio che si concretizza nel «non hanno poi tutti i torti», ecc.

Tutto questo cozza, peraltro, con un diffuso e negativo atteggiamento che in tempi recenti aveva portato nuovamente in auge l’autorità dell’ipse dixit di fronte alla sfiducia nei confronti del vero: «ma chi lo dice?», come se ormai la fonte di autorevolezza veritativa fosse qualcuno che indiscutibilmente afferma qualcosa. Solo perché la dice lui/lei, non perché è oggettivamente così.

 

L’io maestro indiscusso

Il frutto ultimo ed estremo è un’autoreferenzialità che porta a una sorta di ego dixiSe non posso fidarmi di nessuno, se tutti i dati sono discutibili, a chi devo dare ascolto? Ovviamente alla mia soggettività. Sta in questo anche una certa criticità, che ben conoscono gli insegnanti, nel rapporto tra il docente, l’alunno e la sua famiglia. Ma chi si crede di essere? Chi si sente? Su Facebook ho letto che non è così.

L’ennesimo strascico, e quindi la «tentazione» come l’ho definita in questi post, di questo tempo postpandemico potrebbe essere proprio questa. Indubbiamente non sarà stato il COVID a determinare quanto ho detto, ma questa forzata astinenza del confronto diretto col docente, questo adattamento organizzativo dell’insegnamento, questa lunga permanenza degli studenti in casa (invito tutti a visionare l’esilarante ma assolutamente verosimile parodia che ne ha fatto Gaia De Vecchi) ha contribuito in modo determinante.

Come molti dei lettori, anch’io faccio parte di una generazione che alle scuole elementari affermava sempre con forza, anche contro i propri genitori, «L’ha detto la maestra». Adesso il rischio è che quello che dice la maestra o che dovrebbero dire i maestri che per dirlo hanno studiato, fanno quotidiani sacrifici (e, mettiamocelo pure, sono anche mal pagati) non abbia più molto valore. Sì, l’ha detto il professore, però….

È un rischio che, come tutti i rischi, non deve paralizzare l’azione ma essere conosciuto e non sottovalutato, per essere superato, per guardare e andare oltre.

Ed è proprio questo «oltre» forse il messaggio sintetico che, alla fine di questi quattro post, vorrei condividere con voi. Mi piace in questa prospettiva pensare sempre all’immagine dell’orizzonte, che offre la bella metafora di un apparente limite, che però è irraggiungibile perché man mano che ci avviciniamo si allontana.

Ma per essere positivo e costruttivo dovrà essere un oltre cui guardare con fiducia e con speranza.

 

Per gli episodi precedenti nella serie «Etica della ricostruzione»:

Salvino Leone

Medico, Docente di Teologia morale e bioetica

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