In cerca di connessione. L’universo digitale e la riflessione etica

Nell’intreccio caotico dell’informazione digitalizzata, nel disordine babelico dei network, convivono, come negli stretti vicoli di una città antica, «miseria e nobiltà», «vizi e virtù», la lucida razionalità della tecnologia e le molteplici sollecitazioni di un sottobosco fatto di pulsioni e irrazionalità.

In questo senso, come più volte ripreso dai relatori durante i lavori del XXVIII Congresso nazionale dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (ATISM) su «Etica cristiana e universo digitale: sfide, tensioni e dinamiche», la netta dicotomia tra reale e virtuale non ha ragion di essere.

 

Uno spazio dell’umano alla ricerca di una sapienza

Lo spazio creato dalle tecnologie di telecomunicazione (ICT) non è meno reale, per gli utilizzatori che sono a loro volta produttori di informazioni, di quello fisico-corporeo costruito nella relazione interpersonale e nei rapporti istituzionali.

In questo senso il compito etico da ripensare è di integrare, nella loro consistenza e non nella semplice qualità strumentale di mezzi, la realtà dei new mediaSi tratta di considerare la loro funzione di strutturare (o rispettivamente la possibilità di destrutturare) le espressioni che danno forma all’umano, che presiedono alla sua tutela, che ne delimitano la cura, che definiscono spazi fondamentali di responsabilità di ciascuno, che ne assegnano una finalità socialmente costruttiva.

La sfida di connettere comunicazione mediatica e trasmissione sapienziale della vita è, a riguardo, fondamentale. A patto di saper riconoscere che ogni potenziamento tecnologico comporta, in modo proporzionale, un rinforzo e una maggiore finezza interpretativa relativamente al senso e alla sapienza di vita, alle questioni nodali della persona, delle relazioni, della libertà e della coscienza.

 

Oltre le polarizzazioni limitanti

Un registro convergente nelle relazioni congressuali è stato quello di evitare rigide polarizzazioni nel qualificare il significato e il ruolo dei new media.

La loro massiccia introduzione nella vita quotidiana comporta una ridefinizione del sé individuale, della consistenza delle relazioni intersoggettive, delle mediazioni implicate nella vita sociale, da saper comprendere con attenzione, senza per questo occultare, accanto agli elementi positivi, quelli problematici.

In particolare nella comunicazione mediata dalle nuove tecnologie e dalla cultura del digitale l’«insignificante» diventa «evento»; le rappresentazioni sono mutile di interpretazioni se non quelle di immediata reazione quasi istintuale alla provocazione dell’altro; il senso tende a diventare un prodotto di scambio, senza processo di compensazione riflessiva al di là della sua immissione immediata nel circuito delle opinioni.

In questo senso vanno accolte con attenzione e impegno progettuale le sollecitazioni offerte da Pier Cesare Rivoltella e Nicoletta Pavesi a leggere, accanto ai limiti, le potenzialità dei new media nell’esplorazione dei territori del sé e della relazione, dei legami e della crescita del capitale sociale, vigilando, tuttavia, sulla violenza sottesa a taluni processi comunicativi e sulla possibile accentuazione delle disuguaglianze sociali con il digital divide.

 

Per una qualità «generativa» della comunicazione

Risulta importante riflettere su quanto possa favorire il passaggio da una comunicazione mediata tendente alla «ripetizione» dello stesso canovaccio a una sua dimensione «generativa».

Una comunicazione è generativa quando sa cogliere connessioni laddove, apparentemente, sembrano esserci solo incompatibilità; s’impegna a favorire nuove comprensioni della realtà, in grado di ridurre distanze e polarizzazioni; si propone di contrastare la semplificazione degli scambi informativi, che mortificano la ricchezza del reale; intende non oltrepassare, ma attraversare con lucidità la tensione dinamica del reale.

La forma e l’in-formazione che si dà alla vita è sempre limitata. Questa consapevolezza pone come elemento apprezzabile per la comunicazione e i new media una necessaria forma flessibile per far emergere non solo la complessità del reale, ma anche l’inesauribilità stessa della vita e delle sue letture interpretative.

 

Il Congresso ATISM: una mappa concettuale operativa

Le prospettive convergenti, emerse dalla relazioni presentate al Congresso ATISM, a partire dall’importante sollecitazione di non considerare le ICT degli «incidenti di percorso», ma il contesto in cui produrre un’antropologia all’altezza delle trasformazioni (Lucia Vantini), hanno posto l’attenzione sulla correlativa attenzione a leggere i grandi nodi etici della coscienza e della libertà, della responsabilità e della decisionalità nel contesto tecno-umano (Paolo Benanti e Alessandro Picchiarelli); sull’importanza di un modello etico di riferimento non solo nell’approccio ai media (Claudia Paganini), ma con una più decisa attenzione a sviluppare questo capitolo dell’etica applicata (Gaia De Vecchi), per una qualificazione autorevole della stessa riflessione teologico-morale (Antonio Autiero) e, in senso più ampio, delle dinamiche dialogiche (e sinodali) all’interno della Chiesa (Riccardo Battocchio), superando il pericolo e la seduzione dell’autoreferenzialità in una prospettiva di servizio alla crescita delle persone e dei differenti soggetti ecclesiali.

Non è mancato un riferimento al nostro Moralia, che ormai da sei anni e con puntuale continuità ha guadagnato un suo spazio riflessivo nella Rete.

Per chi lo ha pensato e, con tenacia, sostenuto in questo tempo non certo breve per le dinamiche della contemporaneità, continua a rappresentare, nella sua peculiare nicchia, un esempio di comunicazione partecipativa e generativa. Un compito che si riapre e dovrà essere rilanciato dopo la pausa estiva.

 

Pier Davide Guenzi

presidente dell’ATISM

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