Lamorgese: ruolo imam nella lotta delle religioni a comportamenti violenti

«L’odio, l’ostilità, estremismo e fanatismi sono frutto di strumentalizzazioni delle religioni per fini politici o economici». Per questo «dobbiamo celermente intervenire con proposte concrete». Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, partecipando a un dibattito al G20 Interfaith Forum a Bologna, ha ribadito l’importanza del «ruolo degli imam» che «devono spianare la strada nella lotta delle religioni a comportamenti violenti».

 

Il tavolo al Viminale

«Proprio al ministero dell’Interno ho istituito il Consiglio per l’islam e tra poco ri-costituiremo un tavolo lavoro con principali esponenti delle varie religioni, parlo del mondo islamico – spiega Lamorgese -. Abbiamo già fissato dei punti fondamentali che vanno portati avanti. L’odio, l’ostilità, estremismo e fanatismi credo siano frutto di strumentalizzazioni delle religioni per fini politici o economici. Dobbiamo celermente intervenire con proposte concrete».

E’ importante valorizzare il «ruolo degli imam» che «devono spianare la strada nella lotta delle religioni a comportamenti violenti».

Comprendere la diversità delle diverse religioni è secondo il ministro degli Interni, il punto fondamentale nella lotta alle violenze. Perché «i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai principi della pace, della reciproca conoscenza, della fratellanza e della convivenza civile. Occorre riconoscere la libertà anche di credo, come diritto di ogni persona, e l’eguaglianza dei diritti e doveri quali canoni per un concetto di cittadinanza e antidoto contro ogni forma di discriminazione».

Per Lamorgese «è necessario un incontro anche a livello delle istituzioni perché questi concetti non rimangano astratti, ma che vengano valorizzati per la creazione di una società più giusta, pacifica e inclusiva, rispettosa della dignità umana, della diversità di religione». Perché «tutti i cittadini devono sentirsi parte di una società che sia una società compiuta, dove ognuno ha diritti e doversi. Ognuno può contribuire allo sviluppo della società in cui vive nonostante le diversità, che è elemento aggiuntivo che possa aiutare a crescere la nostra società».


Tutti parte di società con diritti e doveri

«Tutti i cittadini devono sentirsi parte di una società che sia una società compiuta, dove ognuno ha diritti e doveri». Per questo «è necessario un incontro anche a livello delle istituzioni perché questi concetti non rimangano concetti astratti, ma che vengano valorizzati per la creazione di una società più giusta, pacifica e inclusiva, rispettosa della dignità umana, della diversità di religione». 
Ognuno può contribuire allo sviluppo della società in cui si convive nonostante le diversità.

«Unitamente al dialogo tra le religioni – prosegue la titolare del Viminale – è necessario un continuo rapporto tra le autorità pubbliche, le comunità religiose, in un’ottica di comune impegno nell’edificazione di una società multiculturale, multireligiosa. Se non lo facciamo noi negli anni in cui parliamo di identità digitali e innovazioni tecnologiche, come facciamo noi a non essere proiettati nel futuro, solo noi possiamo farlo che siamo assolutamente convinti di quei principi che stiamo portando avanti».


Molti ragazzi si sentono discriminati a scuola

«Bisogna veicolare i principi di tolleranza e comprensione e non più di intolleranza e di violenza – ha spiegato ancora Lamorgese nel suo intervento a Bologna -. Il tavolo fatto al ministero degli Interni è proprio per veicolare questi principi affinché ci siano dei punti fermi, fatti anche con i giovani di seconda generazione». Il tavolo ha lavorato su tre argomenti principali su cui si è sviluppata una discussione: «scuola pubblica, libertà religiosa, favorire la formazione degli imam in lingua italiana per consentire una maggiore inclusione anche in ambienti religiosi dove si possa comprendere quello che viene detto».

Altro argomento portato avanti – ha proseguito Lamorgese – è «l’attivismo civico giovanile, attraverso pratiche di solidarietà locali e globali; contrasto alle discriminazioni perché molti ragazzi si sentono ancora discriminati nelle proprie scuole».

Oggi sono necessari «leader saggi» per veicolare questi principi. «In questa direzione sto orientando l’azione del ministero degli Interni insieme alle comunità e associazioni islamiche nella convinzione che sia sempre possibile incontrarsi, rispettarsi e che la cultura del dialogo e della conoscenza non sia una utopia, ma la condizione necessaria per vivere in pace, nel rispetto della legalità, in modo da lasciare alle generazioni future un mondo migliore. Con tutti gli strumenti a disposizione possiamo farlo».

Paolo Tomassone

Giornalista

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