Se Bergoglio dice che ci sono cardinali “negazionisti”

Come funziona l’alleanza di Francesco con i media

Bergoglio, come già Wojtyla, ha un alleato nei media. Il papa polacco, che era stato attore, operaio, poeta, alimentava quell’alleanza con un’attitudine comunicativa di lunga lena. Francesco l’alimenta con le interviste.

Wojtyla piegava quell’alleanza alla più importante delle sue riforme, che è stata quella dell’immagine papale da raccordare all’umanità del suo tempo. Poniamo: il papa che va in montagna a sciare.

Anche Bergoglio usa l’aiuto che gli viene dai media per qualcosa che ritiene importante: per quella che nell’esortazione Evangelii Gaudium (La gioia del Vangelo) chiama “conversione del papato”, che vuole in uscita, dialogante con i non credenti, in ricerca delle parole per comunicare con il mondo d’oggi.

Le interviste più riuscite del papa argentino sono quelle sull’aereo e forse gli è venuta bene anche quella durante il volo che lo riportava a Roma dopo la trasferta in Ungheria e Slovacchia

 

Le conferenze stampa

Per intervista riuscita intendo che ha avuto buon esito dal punto di vista della comunicazione: che è stata rilanciata abbondantemente dal sistema dei media e che ha ottenuto almeno in parte l’effetto che l’intervistato si proponeva.

Perché vi siano così tanti esiti è necessario che un’intervista collettiva abbia i caratteri essenziali della conferenza stampa aperta a ogni domanda, senza accordo previo sui temi da affrontare. Tali sono oggi i colloqui di Francesco sull’aereo e questa a suo modo è una novità.

Con Benedetto XVI le interviste collettive c’erano già, ma i temi delle domande erano proposti dai giornalisti al portavoce, che li segnalava al papa prima dell’incontro. Della novità introdotta da Bergoglio con l’accettazione delle domande libere e da lui non conosciute, dà conto anche la nomenclatura degli atti papali: le interviste di Benedetto si chiamavano incontri, quelle di Francesco si chiamano conferenze stampa.

Incontro del Santo Padre con i giornalisti durante il volo verso il Messico (venerdì 23 marzo 2012)” è intestata nel sito vaticano la trascrizione dell’intervista dell’ultimo viaggio internazionale di Papa Ratzinger, mentre l’intestazione dell’intervista dell’altro ieri suonava così: “Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da Bratislava”.

Se la domanda libera è il primo requisito di un’intervista, una vera risposta è il secondo: sempre dal punto di vista del risultato mediatico. La risposta potrà essere parziale, strumentale, ideologica e tutto quello che si vorrà rinfacciarle, ma dovrà essere reale e diretta, altrimenti i media non la riprenderanno, se non – poniamo – per segnalare che l’intervistato non ha risposto.

Se ci limitiamo a questo aspetto professionale, di funzionamento dei media, sarà facile osservare che le risposte date dal papa in quest’ultima occasione erano vere, ossia “rispondenti” alle domande.

 

Negazionisti, aborto e omosessuali

Un collega slovacco ha chiesto dei vaccini e di chi li rifiuta e Francesco si è detto stupito di quei rifiuti, ma ha riconosciuto che vi sono “negazionisti” [dei vaccini] anche tra i cardinali; e che spesso queste persone sono portatrici di “paure” alle quali occorre andare incontro con chiarimenti dati “con serenità”.

Anche la risposta alla domanda sulla comunione ai politici che sostengono leggi d’aborto era diretta: l’aborto è un omicidio, la legge che l’autorizza è un caso serio, ma l’approccio a chi la sostiene dev’essere pastorale e non politico. Non va cioè usata la comunione per fare schieramento e condanne pubbliche, ma va condotto un discernimento ad personam.

Ancora più chiara è stata la risposta sul matrimonio omosessuale: non può esservi, il matrimonio sacramento può aversi solo tra un uomo e una donna, ma per gli omosessuali si può percorrere la via delle unioni civili: ha citato i pacs francesi.

La migliore riuscita d’una intervista o d’una conferenza stampa si ha infine quando contiene un qualche elemento vivo, sorprendente o dissonante, curioso. Tale elemento, nel caso dell’ultima conferenza stampa bergogliana era dato dall’accenno di Francesco al cardinale “negazionista” del vaccino, che “poveretto” ora è ricoverato con il virus: “ironia della vita”.

I più magari riterranno inelegante questo accenno verosimilmente indirizzato al cardinale Burke, notoriamente scettico sui vaccini, che lo scorso mese è incappato nel virus; mentre altri diranno che un papa non deve entrare in diatribe personali, tanto più che Burke è forse il cardinale che più lo critica. Tutto vero, ma dal punto di vista dell’efficacia mediatica quell’accenno inelegante avrebbe comportato la ripresa dell’intervista anche se in essa non vi fossero stati elementi di contenuto bastevoli a raccomandarla.

L’alleanza con i media aiuta i papi a realizzare obiettivi osteggiati dal sistema ecclesiastico. La Curia non voleva la riforma dell’immagine papale perseguita da Wojtyla e non vuole la conversione del papato che si propone Bergoglio. Per fare qualcosa contro la volontà del sistema di cui erano a capo, i papi di un tempo ricorrevano all’alleanza o al conflitto con i re e gli imperatori. Quelli di oggi si appellano ai media.

Luigi Accattoli

Vaticanista

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