Che cosa serve ancora? Quale altro scandalo deve essere raccontato perché ci rendiamo conto che il disagio dei preti è una cosa seria e reale e che non possiamo voltarci dall’altra parte? Ciò che colpisce, oltre ai fatti in sé, del caso del parroco di Prato don Francesco Spagnesi è che nessuno si sia accorto che non si trattava di sbandate passeggere: né i superiori né le comunità in cui operavano. Non starò a ri-elencare i capi d’imputazione: li sappiamo tutti e sono inquietanti.

Immagino anche che la piena confessione resa agli agenti che lo hanno arrestato potrebbe essere stata liberatoria, un primo possibile gradino per recuperare i pezzi di sé sparsi malamente in anni di doppia o tripla vita. Di cui nessuno si è accorto.

Immagino pure il clima della veglia di preghiera che la diocesi ha indetto: di fronte a tanto dolore mancano le parole. C’è un mistero anche di fronte al male.
Tuttavia ciò non dovrebbe renderci fatalisti, come questa e altre vicende invece ci spingono a essere, ma spronarci a squadernare una realtà difficile (la mancanza di preti e di vocazioni), a salvare il bene che continua a essere compiuto (dalla maggioranza), ma a saper riconoscere i segnali di sofferenza al loro insorgere.

Quest’ultimo è anche compito dei cristiani comuni da un lato e dei professionisti dall’altra, gli uni con gli altri. È questo il grido a cui con molto garbo ha dato voce sulle pagine del Regno Raffaele Iavazzo, che è l’uno e l’altro insieme: all’inizio dell’anno per suonare un campanello di allarme; poi – in questo intervento sull’ultimo numero che sta uscendo – per sottolineare che il segnale è stato colto, ma… anche messo in sordina. Ci sono stati incontri, seminari e conciliaboli che hanno visto al centro l’articolo apparso sul Regno. Eppure tenuti quasi di nascosto, come se parlarne fosse disdicevole o aggravasse i problemi.

Quando il disagio dei preti si manifesta spesso lo fa in forme gravi, le vocazioni sono in crisi, i laici latitano. C’è sete di confronto, di conforto, di rinnovamento.
«Per questo lavoro di cambiamento di rotta è necessario l’aiuto di tanti uomini e di tante donne. Questo cambiamento richiede tanta fede e il coinvolgimento di tanti cuori e di tanta sapienza. Per questo cambiamento ci vuole sicuramente un Sinodo».

Siamo in un’emergenza e il silenzio rischio di essere assordante.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

5 pensieri riguardo “Disagio dei preti, siamo in emergenza

  • 24 Settembre 2021 in 09:39
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    Magari noi cattolici potremmo anche iniziare ad essere più vicini ai nostri pastori con la preghiera ed una discreta compagnia.

    Poi, come fanno molte congregazioni, evitare la parrocchia con il prete da solo, ma un sistema di canoniche con preti che vivono insieme e gestiscono più parrocchie

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  • 24 Settembre 2021 in 11:41
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    E’ da ormai troppo tempo che c’è silenzio. Un pò è volontario e un pò, purtroppo, lo si è voluto. Esprimersi è, ancora, purtroppo, difficile e se, per caso, si vuole rompere si rischia di essere rimproverati (nei casi migliori) se non emarginati e “scartati. E’ questa la nostra realtà che papa Francesco sta cercando di scardinare il clericalismo che, a nostro modesto avviso, è il problema dei problemi. E’ il nodo dal quale dipendono tante cose. Per ricostruire o meglio risorgere occorre, probabilmente, morire. Ed, infatti, stiamo vivendo una lunga disperata agonia. Ci sono segni (per la verità ce n’erano di più qualche anno fa) ma, sentiamo di essere facili profeti, immaginando che non basteranno.

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  • 25 Settembre 2021 in 02:01
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    “Personalità immune da qualsiasi autocritica, condotte improntate alla menzogna e falsificazione” per il PM. Frequenta festini affollati insieme con un “compagno”, come se fosse normale averne finché non succede qualcosa. Poi la copertura corporativa, il vescovo che dice “ho lottato per non perderlo ma credo di aver fatto errori”.
    Non è l’ora di ammettere che nella chiesa esiste un serio problema di selezione della classe dirigente?

    Risposta
  • 25 Settembre 2021 in 07:48
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    Credo, che anche certe forme di tradizionalismo, alle quali certi giovani presbiteri, sono fortemente attaccati, siano una manifestazione di un disagio interiore ed una mancanza di sicurezza. Serve una maggiore attenzione negli educatori dei seminari e nei superiori. La mancanza di sacerdoti, porta ad ordinare chiunque….occorre un cambiamento forte e deciso. Infine, perché restare ancorati al celibato obbligatorio, imporre questo giogo…una donna al fianco di un prete porterebbe maggior equilibrio, maturità e serenità.

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  • 7 Ottobre 2021 in 11:52
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    Il problema del “coprire ad ogni costo” è stata la bandiera del clericalismo almeno dal Concilio Vaticano I in poi. Questi preti “fragili” che spesso si nascondono sotto una faccia di ordine, di prudenza, di speudospiritualità, solo quando ci vivi accanto scopri la loro vera identità. Nonostante il tenace lavoro svolto da papa Francesco i vescovi ed i superiori religiosi li “coprono” ancora fino a che non scoppiano gli scandali.
    Sono convinto che, anche per il caso di Prato, ci sarà stato qualcuno che avrà messo sul “chi vive” il vescovo ma senz’altro non sarà stato creduto e, come spesso accade, non si compiono indagini serie, ma si parte dal fatto che le accuse siano calunnie.
    Poi ci sono i casi di clericalismo diffuso specialmente in diocesi dove la maggioranza del clero è raccogliticcio (ho esperienza della Toscana sud). Qui, se costruisci o,tenti di farlo, una comunità parrocchiale che sia Chiesa in cammino, dove i laici partecipino alla vita parrocchiale e fai vedere con i fatti che il problema dell’evangelizzazione non è il popolo di Dio, ma l’inettezza di un clero incapace, la gelosia, con ogni mezzo, come lo fu per Cristo, ti distrugge tutto e i laici restano vittime innocenti.

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