Criveller: Cina, la democrazia è un modello sbagliato

Alla Scuola di politica su «Le metamorfosi della democrazia», organizzata a Camaldoli da Il Regno e dalla Comunità monastica, si parla dei nuovi equilibri internazionali, e l’analisi del caso cinese è affidata a Gianni Criveller, missionario in Cina per decenni. A margine del suo intervento abbiamo raccolto alcune considerazioni sull’attuale situazione dell’«impero cinese».

(Guarda il video)

Da parte di molti nei paesi democratici si osserva una specie di ammirazione per il sistema cinese, perché – si dice – ottiene grandi risultati sia all’interno sia internazionalmente. Risolve i problemi, affronta le pandemie, costruisce ponti e infrastrutture eccezionali

Di conseguenza sembra quasi che non ci sia bisogno della democrazia, che non funziona più o non ha mai funzionato veramente. Ecco, mi sento di correggere questa opinione, innanzitutto perché in Asia ci sono dei paesi democratici attorno alla Cina che funzionano bene, risolvono altrettanto bene tutti i problemi che devono affrontare, anche gravissimi: pensiamo al Giappone, alla Corea del Sud, alla stessa Taiwan, o anche a nazioni enormi come l’India.

 

I diritti umani non sono occidentali ma universali

Non riesco a capire perché per ottenere dei buoni risultati si debbano sopprimere le libertà e imprigionare i dissidenti, limitare la libertà religiosa, la libertà dei partiti di organizzarsi, sopprimere le minoranze. Non non vedo un collegamento necessario tra questi due aspetti.

Certamente bisogna dialogare con la Cina, bisogna anche però tenere vivi i valori della democrazia e della libertà e dei diritti umani, che sono così preziosi e non sono occidentali ma universali.

 

Il nuovo Impero cinese

Oggi la Cina è una fase di grande espansione. Il leader Xi Jinping ha grandi obiettivi, parla di «sogno cinese», per realizzare il quale ha in mente una scadenza, quella del 2049 (100 anni dalla fondazione della Repubblica popolare cinese).

In questi anni vorrebbe portare la Cina ad avere un ruolo di assoluta preminenza nel campo internazionale, restituirle quel prestigio che ritiene meriti a 360 gradi: in campo politico, diplomatico, militare, economico, anche sportivo e spaziale attraverso le conquiste dello spazio.

La Cina vive una fase di grande orgoglio nazionalista e l’attuale leader attraverso questo progetto è riuscito a portare dalla sua parte la gran parte del popolo, che si sente rappresentato in questo sogno di grandezza. Xi Jinpin ha avviato progetti enormi: il polo ultramoderno che congiungerà Hong Kong e altre 8 città intorno; la Nuova via della seta che attraverserà 70 paesi; la via marittima della seta con la conquista dei mari a partire dall’Oceano indiano, che era sempre sfuggito al controllo della Cina.

 

Nessuno parla più di democrazia

Io temo che il tema democrazia oggi in Cina non sia all’ordine del giorno. Ci sono dei dissidenti politici: non sono molti, o sono in esilio o purtroppo sono in carcere.

Di democrazia si parlano e si vive a Taiwan, che però è separata politicamente dalla Repubblica popolare cinese. A Hong Kong, la città dove ho vissuto per tanti anni, c’è stato un grande movimento democratico che è una lunga storia, non una rivolta di questi ultimi anni. È un grande grande movimento popolare sostenuto soprattutto da giovani studenti a partire dal 2000.

Dal 2019 queste grandi manifestazioni popolari che chiedevano una piena democratizzazione per Hong Kong – questo si chiedeva e nient’altro – sono state purtroppo soppresse dall’introduzione il 1° luglio 2020 della Legge sulla sicurezza nazionale, che è di fatto una legge liberticida. I partiti democratici sono stati sciolti e i loro leader – tutti giovanissimi oppure anziani – sono stati messi in prigione. Una dei leader del movimento studentesco di resistenza è Agnese Chow, che viene da una parrocchia cattolica.

E anche il leader più anziano, Martin Lee di 83 anni, un avvocato apprezzato dalla diocesi e fondatore del Partito democratico, l’uomo più brillante intellettualmente e moralmente che Hong Kong abbia avuto in questi ultimi trent’anni, è stato condannato al carcere anche se non vi è stato tradotto a causa dell’età.

Questo è un periodo molto molto triste per le sorti della democrazia e della libertà, e temo che questo nostro mondo non ami la libertà e non ami la democrazia.

 

 

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti de “Il Regno”

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