Quando chiude una casa editrice, quando cessa la propria attività un ente editoriale come il Centro editoriale dehoniano (CED), che è stato parte importante della cultura (e non solo religiosa) della Chiesa italiana e del nostro paese, il sentimento è di amarezza, la percezione quella di una mancanza, di un vuoto.

 

Il CED nacque dall’esperienza della rivista Il Regno sessant’anni fa. Siamo stati parte di quella storia. Oggi ne siamo rattristati.

Ci separammo 6 anni fa. All’epoca della prima crisi. Decidemmo allora, un piccolo gruppo di laici, di continuare autonomamente per fare vivere la rivista, che oggi continua a uscire regolarmente. Da sei anni la nostra è un’avventura nuova e diversa: un laico esperimento che prosegue e dà continuità a quella storia.

 

Con la chiusura del CED e quindi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), viene meno qualcosa di importante nella e della Chiesa italiana. Una pagina conciliare, e tra le più originali, viene a mancare. E poi c’è la questione delle persone, di coloro che, lavorando giorno dopo giorno a quel progetto, lo facevano vivere.

C’è da domandarsi perché la stessa Chiesa italiana, nei suoi vertici, non abbia mai voluto affrontare la questione dell’editoria cattolica. Certo quell’editoria è sorta in gran parte da famiglie religiose, con la loro autonomia canonica ed economica, e talora anche con la loro managerialità incerta e autoreferenziale, ma né i religiosi sono altrove rispetto alla Chiesa, né la Chiesa può non porsi il tema del presente e del futuro della cultura religiosa e di quella cristiana in particolare.

 

Da una decina d’anni il nostro paese conosce un’ulteriore ondata del processo di secolarizzazione, che sta facendo segnare una generale crisi culturale. Ci troviamo di fronte a una sorta di analfabetismo religioso, in special modo biblico, che deve preoccupare l’insieme della nostra cultura, quella cosiddetta laica compresa.

Chiudere case editrici che traducono testi teologici, letterari e spirituali, che pubblicano ricerche bibliche e sociologiche, che elaborano prospettive pastorali non aiuterà la Chiesa italiana ad affrontare meglio questo tempo. Più ignoranti non significa più santi.

 

E c’è da chiedersi perché il tema della responsabilità laicale non sia mai stato affrontato veramente, né nelle istituzioni ecclesiastiche, né negli ordini e nelle congregazioni religiose. Proviamo a farci domande ora che il Sinodo della condivisione si fa corpo nella Chiesa universale e in quella nazionale. Proviamo, anche se è tardi.

Gianfranco Brunelli

Direttore de “Il Regno”

3 pensieri riguardo “Chiude il Centro editoriale dehoniano. Domande alla Chiesa

  • 13 Ottobre 2021 in 08:45
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    Concordo pienamente, mi mancheranno le pubblicazioni. Da insegnante di religione cattolica dico che noi purtroppo o per fortuna siamo la sola presenza della Chiesa tra i giovani..che hanno un analfabetismo religioso pauroso

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  • 13 Ottobre 2021 in 09:50
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    Pertchè la fine del Centro editoriale dehoniano è una perdita grave e preoccupante per il mondo cattolico italiano? E’ grave perchè, nell’attuale condizione secolare, le edizioni dehoniane rappresentavano seriamente la forma necessaria e nuova che la cultura cattolica poteva rappresentare, dando modo di superare la grande dissonanza cognitiva che vive il credente contemporaneo, combattuto tra due fedeltà
    conflittuali: quella al proprio credo religioso e quella alle evidenze scientifiche e alle trasformazioni della modernità. Se il Cristianesimo avrà un futuro, potrà averlo solo in forme diverse da quelle che conosciamo, poiché sono i contesti storici che lo richiedono.

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  • 16 Ottobre 2021 in 00:29
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    Davvero triste, prima la chiusura di Misna e non si è capito ilperchè visto che la Cei era disposta a finanziarla, adello le EDB, poi a chi toccherà? alla EMI ( editrice missionaria italiana) adeso che il bravo direttore editoriale si è spostato alla LEV? Voci signifiative stanno scomparendo. Forse affrontare il problema pubblicamente non sarebbe male. Trasparenza da una parte e profezia dall’altra.

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