Sul numero 18 de Il Regno-attualità ho pubblicato un mio ritratto di Gianni Baget Bozzo per la serie «Sulle spalle di giganti»: dunque l’estroso e mobile Baget Bozzo era un gigante e noi siamo i nani? E quali altri giganti siamo venuti narrando noi regnanti, o regnicoli? E chi ha inventato questa trappola per nani?

 

Gigantesca rubrica

Il teologo ambrosiano Marco Vergottini cura la rubrica «Sulle spalle di giganti: storie cristiane del nostro tempo», che Il Regno viene pubblicando dal settembre dello scorso anno (cioè dal numero 16 del 2020), tracciando ogni mese il ritratto di «cristiani del postconcilio, di profilo nazionale, scomparsi da qualche tempo». L’intento, consapevolmente parziale, è di «fornire una memoria viva della Chiesa italiana, significativa nel passaggio afono di questo tempo». Il progetto andrà avanti «per oltre tre anni». Questi i tredici giganti arruolati fino a oggi: Giuseppe Lazzati – Benedetto Calati – Augusto Del Noce – Giorgio La Pira – Enrico Bartoletti – Aldo Moro – Achille Ardigò – Giovanni Nervo – Loris Capovilla – Maria Vingiani – Adriana Zarri – Luigi Pareyson – Gianni Baget Bozzo.

 

Senza offesa

Chi fosse tentato di offendersi a sentirsi dare del nano e stesse già rimisurando la propria statura in vista di una risposta documentata, sappia che questa è la fonte a cui si è ispirata la rivista Il Regno: «Diceva Bernardo di Chartres [maestro di retorica nella scuola della cattedrale di Chartres dal 1114 al 1119] che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti» (Giovanni di Salisbury, Metalogicon, Libro III, Capitolo 4).

Luigi Accattoli

Vaticanista

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