Francesco: spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio

«Spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Un insulto in più… Pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli». Lo ha detto papa Francesco, arrivato ad Assisi per celebrare la Giornata mondiale dei Poveri. 

Francesco, dinnanzi alla Porziuncola, ha voluto ricordare il messaggio del “poverello” che «ha accolto Santa Chiara, i primi frati, e tanti poveri che venivano da lui. Con semplicità li riceveva come fratelli e sorelle, condividendo con loro ogni cosa. Ecco l’espressione più evangelica che siamo chiamati a fare nostra: l’accoglienza», ha aggiunto.

 

Aprire la porta

«Accogliere – ha poi proseguito il papa – significa aprire la porta, la porta della casa e la porta del cuore, e permettere a chi bussa di entrare. E che possa sentirsi a suo agio, non in soggezione. Dove c’è un vero senso di fraternità, lì si vive anche l’esperienza sincera dell’accoglienza. Dove invece c’è la paura dell’altro, il disprezzo della sua vita, allora nasce il rifiuto. L’accoglienza genera il senso di comunità; il rifiuto e l’indifferenza al contrario chiude nel proprio egoismo».

Francesco ha poi citato Madre Teresa, «che aveva fatto della sua vita un servizio all’accoglienza, amava dire: ‘Qual è l’accoglienza migliore? Il sorriso’. Condividere un sorriso con chi è nel bisogno fa bene a tutt’e due, a me e all’altro. Il sorriso come espressione di simpatia, di tenerezza».

 

La debolezza migliora il mondo

Rivolgendosi ai poveri il papa ha detto: «vi ringrazio, perché siete venuti qui da tanti Paesi diversi per vivere questa esperienza di incontro e di fede. Vorrei ringraziare Dio che ha data questa idea della Giornata dei poveri. Una idea che è nata in una sacrestia. E’ stato uno di voi, Etienne, a darmi l’idea. Sono uscito ed ho sentito lo Spirito Santo dentro di me».

«Incontrarci è la prima cosa, cioè andare uno verso l’altro con il cuore aperto e la mano tesa  – ha concluso -. Sappiamo che ognuno di noi ha bisogno dell’altro, e anche la debolezza, se vissuta insieme, può diventare una forza che migliora il mondo».

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