Le previsioni che scaturiscono dagli studi sul cambiamento climatico evocano spesso per il pianeta la prospettiva di trasformarsi in una terra «desolata e deserta» (cf. Ger 4,23-28). Di qui le iniziative a livello internazionale, come la recente COP26, cui le grandi tradizioni religiose non fanno mancare il proprio sostegno.

 

Il celeberrimo brano di Geremia, vera e propria «de-creazione» che comprende anche la fine degli alberi, è anche il punto di partenza della riflessione «sui diversi significati della natura e, in particolare, degli alberi nella Bibbia» sviluppata in questo saggio del biblista gesuita Jean Louis Ska che è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Il Regno-Attualità.

L’autore vi si addentra sottolineando tanto gli aspetti funzionali della vegetazione descritta nelle Scritture (nutrimento e materiale da costruzione), quanto il vasto repertorio di immagini e di metafore che essa rappresenta per gli autori biblici: come gli alberi che crescono presso un corso d’acqua, i quali sono simbolo del giusto che si alimenta della grazia divina.

Come in Gen 2,10-14:

«Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, e di là si divideva in quattro bracci.
Il nome del primo è Pison, ed è quello che circonda tutto il paese di Avila, dove c’è l’oro;
e l’oro di quel paese è puro; qui si trovano pure il bdellio e l’ònice.
Il nome del secondo fiume è Ghion, ed è quello che circonda tutto il paese di Cus.
Il nome del terzo fiume è Chiddechel, ed è quello che scorre a Oriente dell’Assiria. Il quarto fiume è l’Eufrate.

 

Particolarmente suggestiva l’osservazione finale relativa all’albero della conoscenza del bene e del male al centro dei cc. 2-3 della Genesi: senza entrare nel dibattito sul significato preciso dell’espressione, Ska si sofferma sul sostantivo «conoscenza» per mostrare come l’intuizione biblica intorno alla «cultura» degli alberi è confermata da alcuni studi recenti della botanica: alberi e piante sono portatori di una loro «intelligenza» e hanno dunque «molto da insegnarci» su come custodire il creato.

 

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