Reddito di cittadinanza: sostenere l’economia scegliendo i poveri

Il «reddito di cittadinanza» (RDC), disciplinato dal decreto-legge n. 4 del 28.1.2019, è un sostegno per famiglie in condizioni disagiate finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più persone di età pari o superiore a 67 anni, il RDC assume la denominazione di «pensione di cittadinanza».

 

Una misura non del tutto nuova

Sul RDC è in corso un intenso dibattito politico tra favorevoli e critici, tuttavia è bene ricordare che esso va a sostituire dispositivi precedentemente esistenti come il «reddito di inclusione» il quale, a sua volta, sostituiva il «sostegno per l’inclusione attiva» e l’«assegno di disoccupazione». Tutte iniziative originate dalla discussione istituzionale e pubblica su una misura strutturale di contrasto alla povertà, avviata dall’approvazione del decreto legge n. 5 del 2012, che all’art. 60 prevedeva una fase sperimentale della «Carta acquisti».

Con questa legge tra l’altro si dava corso alla «raccomandazione» dell’Unione Europea, che dal 1992 invitava a predisporre interventi per combattere l’emarginazione sociale.

Vari paesi europei hanno preceduto l’Italia nel recepire la raccomandazione dell’UE e, prima dell’Italia, si sono trovati a dover affrontare le varie criticità che la misura ha nel corso del tempo evidenziato, dando luogo ad approfondite analisi e valutazioni degli esperti ben documentate, di cui sarebbe stato possibile fare tesoro.

 

Se l’ideologia prevale sui dati empirici

Riguardo all’esperienza italiana il «Comitato scientifico di valutazione del reddito di cittadinanza», previsto dal decreto istitutivo del RDC e nominato a marzo 2021, composto da esperti e rappresentanti di ANPAL, INAPP, INPS e del Dipartimento inclusione del Ministero del lavoro, ha prodotto un primo rapporto reso pubblico il 9 novembre scorso che, rilevando varie criticità nella struttura del RDC, formula ben dieci proposte per rendere più equo ed efficace lo strumento.

Purtroppo, come è stato osservato (M. Baldini, 2021), quanto proposto dal Comitato ha trovato un’accoglienza fredda, tanto che alcune delle modifiche inserite nella Legge di bilancio per il 2022 sembrano rispondere piuttosto a una narrazione più o meno fantasiosa e ideologica sui beneficiari del reddito di cittadinanza che a un’analisi dei dati empirici (C. Saraceno, 2021).

 

Dispositivi solidali per scegliere i poveri

Alla luce del dibattito pubblico in corso, spesso ideologico, ci pare opportuno precisare che iniziative a favore dei più poveri e indigenti appartengono da sempre alla vita della comunità cristiana.

Anzi già nell’Antico Testamento troviamo esplicite indicazioni al riguardo. Fin dalle origini della dottrina sociale della Chiesa poi, è richiesto che l’attenzione ai più disagiati diventi istituzionale. La Rerum novarum ricorda che «le misere plebi, che mancano di sostegno proprio, hanno speciale necessità di trovarlo nel patrocinio dello stato. Perciò agli operai, che sono nel numero dei deboli e dei bisognosi, lo stato deve di preferenza rivolgere le cure e le provvidenze sue» (n. 29).

Dopo la Rerum novarum, praticamente tutto il magistero sociale richiama il dovere di solidarietà con i più poveri e bisognosi e l’urgenza di un’opzione preferenziale per i poveri, le cui caratteristiche saranno adeguatamente precisate in particolare dal contributo di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Papa Francesco ha recentemente ricordato che l’opzione preferenziale per i poveri è «una scelta che, secondo il Vangelo, non può mancare… questa non è un’opzione politica; neppure un’opzione ideologica, un’opzione di partiti… è al centro del Vangelo» (Udienza, 2020Evangelii gaudium, n. 195).

Sono motivazioni più che sufficienti per abbandonare il dibattito ideologico e lavorare per misure a favore dei poveri efficaci e capaci, tra l’altro, di contribuire al sostegno dell’economia del paese.

Leonardo Salutati

Teologo

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