Ogni tanto ritornano. Si legge ogni tanto, sulla stampa o nelle pubblicazioni d’ispirazione tradizionalista, della cosiddetta «mafia di San Gallo».

 

La tesi complottarda

L’abbazia di San Gallo, nell’omonimo Cantone svizzero, tra i principali centri storici del cattolicesimo europeo, durante l’episcopato di mons. Ivo Fürer è stata luogo di incontri di studio e di seminari ecumenici. Invece, secondo la tesi complottarda degli ambienti tradizionalisti è stata anche il luogo di incontri segreti tra cardinali e vescovi conciliaristi per determinare l’elezione di papi (segnatamente la successione a Giovanni Paolo II) e diffondere quella linea rahneriana che di fatto ancora oggi sarebbe egemone nella Chiesa cattolica, nonché ragione del declino della Chiesa stessa.

Ci si spinge poi a indicare un preciso complotto per favorire l’elezione di Jorge Bergoglio già nel conclave del 2005 e una convergenza a favore di Joseph Ratzinger per evitare una elezione del card. Camillo Ruini, e un successivo condizionamento dello stesso pontificato di Benedetto XVI fino a causarne le dimissioni ed eleggere infine papa Francesco. La miglior tesi complottista elaborata dopo quella dei no-vax.

Affermazioni di questo tipo si possono leggere ad esempio nel recente libro di Julia Meloni (The Sankt Gallen Mafia. Exposing the Secret Reformist Group Within the Church), editorialista statunitense che rilancia le tesi di Marcantonio Colonna (alias di Henry Sire), esposte nell’ebook intitolato Il papa dittatore, pubblicato nel 2017.

 

Il conclave del 2005

Che in conclave, durante l’elezione di un papa, si confrontino tesi ecclesiologiche, politiche e culturali diverse (talora contrapposte) è un dato normale nella storia della Chiesa. Direi fisiologico e salutare. Che gruppi di vescovi di varia estrazione culturale, geografica e di diversa sensibilità ecclesiale si incontrino è altrettanto fisiologico. Anche l’ala tradizionalista lo fa.

I conclavi che eleggono i papi rimangono al momento ancora abbastanza segreti e secretati. Se si incrociano le informazioni uscite sulla stampa internazionale e le fonti indirette, costituite da qualche dichiarazione di cardinali emeriti e non, si può ricavare, con qualche approssimazione e lacuna, che il card. Ruini non fu mai un candidato al pontificato e nella prima votazione del 2005 prese non più di 4 o 5 voti. Martini 9.

Un cardinale vicino all’allora presidente George Bush informava, alla vigilia del conclave, che il card. Ratzinger sarebbe entrato in conclave con 40 voti (altre fonti dichiararono, a elezione avvenuta, che già alla prima votazione Ratzinger ottenne 42 voti). La candidatura di Jorge Bergoglio partì solo alla seconda votazione e non superò i 30 voti. Lo stesso Ratzinger, una volta ottenuta la maggioranza, chiese di ripetere la votazione, ottenendo naturalmente una maggioranza a quel punto schiacciante.

 

La mafia è un’altra cosa

San Gallo non c’entra. Mons. Fürer, protagonista alla fine degli anni Ottanta del dialogo ecumenico ed esponente dell’ala riformatrice favorevole a un aggiornamento della pastorale nelle grandi città europee, si fece promotore, di fronte ai grandi avvenimenti internazionali che sconvolsero l’Europa, a partire dal crollo del muro di Berlino, di incontri riservati (cioè liberi) per affrontare questi temi.

Alcuni di questi protagonisti più noti, che cambiarono nel tempo e non sempre furono presenti, sono: Godfried Danneels (Bruxelles), Karl Lehmann (Magonza), Walter Kasper (Stoccarda), Adrianus Herman van Luyn (Rotterdam), Audrys Juozas Bačkis (Vilnius), Cormac Murphy O’Connor (Londra), Achille Silvestrini (Roma) e Carlo Maria Martini (Milano).

Nell’estate del 2004 il card. Silvestrini, diplomatico di lungo corso della curia romana (di qui la tesi del complotto), svolse una relazione sui cambiamenti intervenuti nella Chiesa e a livello geopolitico durante il pontificato di Giovanni Paolo II, relazione che aprì il confronto sulle principali emergenze della Chiesa contemporanea.

La mafia – di cui improvvidamente, ma scherzosamente, parlò Danneels nella sua biografia – è un’altra cosa, come sostantivo e come aggettivo.

 

 

Questo post è ripreso integralmente da Regno-attualità n. 22 del 2021, p. 732 (attualmente in stampa). È pubblicato nel contesto dello Studio del mese «L’eredità del cardinale: Martini e la notte oscura», dove anche il vescovo emerito Giovanni Giudici fa riferimento agli incontri che si svolgevano nell’abbazia di San Gallo.

Gianfranco Brunelli

Direttore De “Il Regno”

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