Commento alle letture per la liturgia della Festa della santa Famiglia

1Sam 1,20-22.24-28; Sal 84 (83); 1Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52

dalla Rubrica de Il Regno La Parola in cammino

Luca conclude il suo Vangelo dell’infanzia nel tempio, dove un dodicenne Gesù risponde alla madre piuttosto bruscamente. I padri della Chiesa che commentano l’episodio si affannano a dire che fu comunque una risposta data dolcemente e con ogni riguardo, ma vistane la formulazione risulta abbastanza difficile smorzare i toni. Il fatto è che abbiamo a che fare con un bambino che sta crescendo, anche se nulla sappiamo e sapremo della sua infanzia, adolescenza e formazione. Sono quelli che Aron ha chiamato gli anni oscuri.

Al di là della verosimiglianza storica, non sembra che l’episodio sia da collegare alla celebrazione del bar miṣwa di Gesù, l’età della quale (13 anni) pare venga fissata alla fine del I sec. ev, mentre il rito viene definito in epoca medievale.

Del resto Luca non vi accenna minimamente. Parla invece del pellegrinaggio che si faceva per PesaH che consentiva di mangiare l’agnello rituale e che perciò ogni israelita doveva compiere.

A 12 anni comunque un ragazzo può essere già capace di decisioni autonome e mature. Infatti sebbene paia che Gesù sia rimasto indietro nella confusione della partenza della carovana (ypemeinen, v. 43, hapax in Luca), dalla risposta finale si vede piuttosto che si è trattato di una decisione, non di una circostanza fortuita.

Decisione che pare sottolineare il conseguimento di una precoce maturità: Gesù sa riconoscere quale sia la sua responsabilità, che cosa essa comporti e a quale paternità debba far riferimento (v. 49). In quel «non sapevate» (ouk edeite, v. 49) è possibile cogliere una nota di stupore tipica di chi appunto sa, anche se non ne ha mai parlato.

Si confrontano qui due tipi di ricerca: quella dei genitori, persuasi che il figlio si sia smarrito e dunque lo cercano entro la carovana e poi lungo la strada facendo il cammino a ritroso; e quella del ragazzo, alla ricerca della propria identità e quindi del suo vero padre. «È necessario» (dei) che egli sia «nelle cose del padre mio» (en tois tou patros mou, v. 49): se quest’ultima espressione non è troppo chiara, il verbo «essere necessario» indica il superamento di una contingenza, del dolore parentale e della stessa età di Gesù, che capisce di essere guidato da qualcosa che lo supera.

Le prime parole che Gesù pronuncia sono dunque pesanti ed è facilmente immaginabile che Maria e Giuseppe non comprendessero (ou synekan, v. 50): il verbo syniemi indica in origine il confluire di due correnti di un corso d’acqua e, da Pindaro in poi, «comprendere» nel senso di collegare le cose; ha la stessa radice il sostantivo synesis, che traduciamo «intelligenza» nel v. 47, come capacità di collegare idee e cose. Due ricerche, quindi, e due tipi d’intelligenza sono davanti a noi: quella dei genitori e quella del ragazzo.

È stato notato che la parola meso, «in mezzo» (v. 46), è l’85di un passo che ne conta 170 (Sibinga), a dire che tutto pare sottolineare, anche sottotraccia e in maniera simbolica, l’autorevolezza di Gesù e la sua centralità.

Il testo non riferisce il tema della discussione, né quali fossero le risposte del ragazzo. Egli è certamente in un atteggiamento di discepolato: ascolta e fa domande (v. 46), ma è un discepolato autorevole perché è seduto. In una scuola ebraica tradizionale però fare le giuste domande equivale a dare risposte: solo in questo modo la discussione può avanzare e approfondirsi.

Due ricerche e tre diverse forme di stupore: quello dei maestri del Tempio, quello sconcertato e addolorato dei genitori, quello autentico del ragazzo che, come molti suoi coetanei, vorrebbe essere compreso senza dare spiegazioni.

Il discepolo brillante che ha suscitato stupore (v. 47) è tuttavia capace di rientrare nell’ombra e nell’anonimato di Nazaret (vv. 51-52).

Se Lc 2,40 racconta, in un versetto, i primi 12 anni di vita di Gesù, Lc 2,52 ne racconta ben di più: quando la narrazione riprende, è già un uomo maturo e ha davanti a sé pochi, ma decisivi anni. A ben guardare è più quello che s’ignora che non quello che si sa di lui.

Chi legga il testo è un po’ nelle condizioni dei suoi genitori terreni: ignari soprattutto della sua crescita interiore.

Stefania Monti

Biblista

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