Diversi analisti hanno richiamato l’attenzione sull’attuale diffusione di una lettura cospirazionista della realtà. Per la verità – come scrive Daniele Menozzi sull’ultimo numero di Regno-Attualità in un articolo pubblicato su Il Foglio – si tratta di uno schema interpretativo degli eventi che ha una lunga storia: basta pensare all’accusa rivolta già nel primo secolo dai pagani ai cristiani di complottare per sostituire all’Impero romano un nuovo ordine politico e sociale. Ma non c’è dubbio che alcune recenti vicende hanno reso il fenomeno particolarmente appariscente, ampio e inquietante.

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Complottisti da sempre, i media non c’entrano

Dal 2017 avevano cominciato a circolare in Rete le teorie QAnon, secondo cui un gruppo di pedofili segretamente insediato nel cuore profondo dell’amministrazione statunitense (deep State) avrebbe cospirato per abbattere il governo Trump al fine di stabilire un nuovo ordine mondiale. Un loro fervente apostolo, Jacob Chansley, ne ha mostrato la capacità di incidere sulla politica americana. Si tratta infatti dello «sciamano», protagonista e, allo stesso tempo, simbolo dell’attacco al Congresso nel tentato colpo di stato che mirava a impedire nel gennaio scorso l’accesso al governo di Joe Biden.

Ma il complottismo è deflagrato con l’apparizione del virus COVID-19. La circolazione della pandemia a livello planetario, le misure restrittive prese da gran parte dei governi nazionali per limitare il contagio, le sollecitazioni delle autorità scientifiche alla vaccinazione e i conseguenti provvedimenti amministrativi hanno scatenato sui social media le più fantasiose rappresentazioni in termini cospirativi di questi singoli avvenimenti o del loro insieme. Ne è un esempio la notizia – che sembra essere uno dei punti di riferimento per gli atteggiamenti no-vax – secondo cui l’origine della pandemia è riconducibile all’occulto disegno di Bill Gates d’impiantare microchip in grado d’assicurare la tracciabilità dei vaccinati.

Anche all’interno della Chiesa queste teorie hanno trovato propagandisti. Pur senza diretti riferimenti, vi ha fatto allusione persino papa Francesco nel ricordare, non senza una traccia di mesta ironia, la presenza di «negazionisti» all’interno del sacro collegio. Le testimonianze esplicite sono comunque molteplici. Più che il recente video postato da mons. Carlo Maria Viganò – tardo epigono della cultura cattolica integrista patologicamente ossessionata da una visione complottista della storia – lo mostrano le notizie giornalistiche su tesi cospirazioniste pubblicamente avanzate, persino nella predicazione, da qualche parroco o prelato. (prosegui la lettura…)

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