La Chiesa italiana s’appresta a celebrare il suo primo Sinodo nazionale sette anni dopo l’invito che papa Francesco le aveva rivolto, aprendo il Convegno ecclesiale nazionale a Firenze nel 2015.
Da quella prima richiesta all’ultima, fatta il 30 gennaio 2021, nell’udienza ai partecipanti al Convegno dell’Ufficio catechistico nazionale, la Chiesa italiana ha preso tempo e finalmente, il 27 febbraio scorso, la Presidenza della CEI ha presentato al papa una proposta per avviare il cammino sinodale della Chiesa italiana e il 27 maggio la 74a Assemblea della CEI ha deciso di procedere all’avvio del Sinodo nazionale, pubblicando il 1° giugno la Carta d’intenti per il «Cammino sinodale».
Dunque si apre un tempo d’ascolto e riflessione per le diocesi e tutte le realtà ecclesiali italiane.

 

Due Sinodi contemporaneamente?

C’è però un secondo elemento. La contemporaneità di due Sinodi: quello nazionale e quello universale, dedicato a «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». Che senso ha? Essa non presenta forse il rischio di una qualche confusione o nascondimento dell’uno nell’altro?
Quando il papa li ha voluti entrambi, ha evidentemente inteso, come vescovo di Roma, che la Chiesa italiana avesse necessità di un suo cammino particolare, speciale, una necessità sua propria, e tuttavia ha inteso che quella necessità fosse essa stessa significativa per tutta la Chiesa.
Come è avvenuto per altre realtà, come il Cammino sinodale tedesco, il Concilio australiano, la I Assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi – di cui parla ampiamente l’ultimo numero de Il Regno-Attualità, così pure per l’Italia si apre una strada innovativa ancora in via di definizione.

 

Sull’Annale 2021, i temi all’ordine del giorno

Anche per questo l’Annale Chiesa in Italia 2021 – che sarà in stampa la prossima settimana – presenta un utile indice dei temi che dovranno essere messi all’ordine del giorno: il percorso che ci ha portato al Sinodo (G. Brunelli), i fondamenti ecclesiali su cui si basa la sinodalità (Dianich, Noceti, Luciani), la questione donna (A. Deoriti), la traduzione concreta in forme procedurali (H. Legrand), come affrontare l’inevitabile dissenso o il disaccordo a partire dalla lezione del Vaticano II (J. Komonchak) e dall’esperienza del card. Bernardin (B. Cupich).
A queste «interpretazioni», che sono per lo più la ripresa di alcuni materiali già apparsi sulla rivista, abbiamo aggiunto due «documenti»: la Carta d’intenti della CEI e il Documento preparatorio del Sinodo dei vescovi. Così riordinati, questi materiali mettono in comunicazione due realtà: quella relativa al Sinodo e alla sinodalità in generale, tematizzando il significato ecclesiologico dello strumento sinodale; e quella relativa allo specifico della Chiesa italiana, sottolineandone le criticità.
Potremmo dire così: quel Sinodo che non volevamo ora ci costringe a guardare e intendere la Chiesa italiana, la nostra Chiesa, nella situazione inedita nella quale si trova, «a ripensare il presente e il futuro della fede e della Chiesa in Italia» nell’oggi della nostra storia.

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Gianfranco Brunelli - Maria Elisabetta Gandolfi

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