Suor Forcades: nella Chiesa le donne ci sono state e ci sono

«La Chiesa cattolica, in cui il patriarcato è forte, è tuttavia l’istituzione che più di ogni altra ha preservato la presenza, la storia e la memoria delle donne. Se questa è viva, se oggi sappiamo che cosa tante donne in luoghi e tempi diversi hanno fatto, sentito, pensato lo dobbiamo al cattolicesimo, che ogni giorno e in ogni parte del mondo celebra il nome e ricorda le opere di una di loro. Dico Chiara, Ildegarda, Teresa, potrei fare centinaia di altri nomi. Le donne ci sono state e ci sono. Non senza conflitto, ovviamente. Ma è avvenuto e va detto subito. Con enfasi, con convinzione, con forza». Sono parole di Teresa Forcades, 56 anni, monaca benedettina a Montserrat (Catalogna), medico con specializzazione in Medicina interna, teologa con un master ad Harvard, femminista e attivista politica. A pubblicarle è L’Osservatore romano, nell’intervista di Ritanna Armeni pubblicata sul numero di febbraio 2022 del supplemento mensile Donne Chiesa Mondo con il titolo «Nella Chiesa c’è una storia tutta femminile». 

Nella Chiesa, ricorda suor Forcades, le donne «non solo ci sono state e hanno agito, ma hanno creato comunità e queste sono vive ancora oggi. Insomma hanno costruito nella Chiesa una storia propria, una storia femminile. E questo è difficile, sappiamo che è difficile, difficilissimo non solo in una istituzione cattolica. È così nel mondo».

 

A proposito del femminismo

L’ordinazione sacerdotale femminile, spiega la teologa, viene considerata oggi «la questione delle questioni. Se ne è discusso anche in passato, e si è opposto un rifiuto. Il mio parere è che non vi siano ostacoli teologici nella Scrittura» spiega ricordando i passi avanti compiuti da papa Bergoglio. «Francesco per la prima volta ha dato alle donne posti di responsabilità nella curia romana. Per la prima volta, in alcuni casi, sono nell’organigramma della curia vaticana in posizioni superiori ad alcuni vescovi. Mi pare un dato nuovo e importante».

Il femminismo, secondo Forcades, può essere definito in «tre o quattro punti». Primo: «il femminismo è individuare la discriminazione. Non tutti la vedono. Gregorio nel IV secolo l’ha vista, altri neppure oggi lo fanno». Secondo: «prendere coscienza della ingiustizia di questa discriminazione. Insomma assumere con chiarezza una posizione contraria». Ma questo non basta; occorre – ed è il terzo punto – opporre alle discriminazione l’azione: «lottare per eliminarla». E per fare teologia femminista c’è un quarto punto. «Deve esserci chiaro che la discriminazione non viene dalla natura, non viene da Dio, non viene dai sacri testi. Quindi va criticata e respinta la teologia che teorizza la discriminazione perché la ritiene voluta da Dio».

Paolo Tomassone

Giornalista

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