Il perdono e le lezioni del «caso Monaco» (per chi le vuole sentire)

Un’anticipazione di Regno-Attualità (4/2022) che contiene diversi spunti di riflessione a partire da alcuni tra gli eventi più recenti – legati alle violenze nei confronti di minori – che hanno occupato le cronache ecclesiali: dalla Germania alla Francia e alla Spagna.

Oltre al fatto di dover prendere nuovamente atto che senza i media l’azione della Chiesa nei confronti delle vittime di violenze e abusi in contesti ecclesiali sarebbe stato inesistente, il Rapporto pubblicato a Monaco nello scorso gennaio – successivo di poco a quello francese – e le reazioni a catena che ha provocato sono emblematici per almeno tre ordini di motivi: quello relativo alla responsabilità personale dei vescovi; quello relativo alle fondamenta del fenomeno, le cosiddette «cause sistemiche»; quello relativo alla responsabilità del pontefice. Che in questo significa Joseph Ratzinger prima vescovo, poi cardinale, poi papa, oggi emerito. Ma non solo.

Il pezzo pubblicato sull’ultimo numero della rivista analizza questi tre livelli che tutt’ora non sono risolti, per poi soffermarsi sul tema del perdono – «da chiedere costantemente» –.

Su questo specifico aspetto sono da leggere sia quanto scrive, con taglio molto personale, il gesuita Thomas Reese, già direttore di America, sia l’intervista a suor Véronique Margron (a La Stampa e a Settimananews), presidente della Conferenza dei religiosi di Francia, sul passo che ogni prete, suora, religioso, laica o laico deve compiere per comprendere davvero il fenomeno: ascoltare una vittima.

Qualsiasi iniziativa (intendiamo anche per l’Italia) deve partire da qui: richiesta di perdono e ascolto.

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