Per i cattolici il «ricorso alla forza come ultima risorsa», una volta che tutti «i mezzi non violenti» sono stati esperiti, deve essere il frutto di una nuova concezione «della guerra e della pace che vada ben oltre la teoria della guerra giusta» e che tenga insieme il «rispetto dei diritti umani, l’impegno per lo sviluppo e per la giustizia negli affari internazionali», oltre che «la non violenza e il perdono».

«L’11 settembre e la conseguente guerra contro il terrorismo hanno come minimo palesato la varietà e la molteplicità delle posizioni cattoliche riguardo all’uso della forza e possono tuttavia guidarci a formulare una nuova, sintetica visione cattolica della pace e della guerra». Con un rapido cambio di data – il 24 febbraio 2022 – e di soggetto – l’invasione della Russia in Ucraina – l’incipit del discorso del gesuita Drew Christiansen del 2002 (pubblicato in Regno-doc.  15,2002,509) rimane di estrema validità anche in queste giornate convulse, specie nelle discussioni in Rete, e tra credenti in particolare.

Christiansen presentava una panoramica dello sviluppo della riflessione cattolica ufficiale sulla guerra e la pace a partire dal concilio Vaticano II, e durante la guerra fredda, la guerra del Golfo e la guerra nei Balcani, collocando in tale contesto la posizione della Chiesa rispetto agli attentati dell’11 settembre e alla guerra contro il terrorismo. L’insegnamento cattolico sulla guerra e la pace si è andato progressivamente trasformando in un «ibrido» di componenti di guerra giusta e non-violenza, «con il reale esaurimento dei mezzi non violenti come condizione necessaria per l’uso della forza come ultima risorsa (…) La sfida che abbiamo tutti davanti è riuscire a elaborare per noi stessi una concezione moderna della guerra e della pace che vada ben oltre la teoria della guerra giusta e che integri la tradizione della guerra giusta con gli elementi che costituiscono la visione cattolica contemporanea della pace, ossia il rispetto dei diritti umani, l’impegno per lo sviluppo e per la giustizia negli affari internazionali e fattori più nuovi e recenti come la non violenza e il perdono».

Dall’archivio del Regno emerge come Christiansen sia sempre rimasto fedele al tema della pace lungo tutta la sua attività: dal saggio sullo scandalo dalla tortura dal punto di vista del diritto internazionale – si parlava di Guantanamo –: «Il realismo e lo scandalo» (Regno-att. 20,2006,661); a quello sui rifugiati in Medio Oriente (Regno-att. 18,2010,588); dalla relazione tenuta sulle conseguenze della politica estera USA sui cristiani del Medio Oriente (Regno-doc. 7,2011,249); fino alla commemorazione del Vaticano II attraverso le lenti del tema Giustizia e pace (Regno-att. 4,2012,82); e al ricordo nel 50o anni della Pacem in terris di papa Giovanni XXIII (Regno-att. 6,2013,177).

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