Era il refrain di una pubblicità che forse non aveva molto da spartire con le questioni chiesastiche. Tuttavia mi è venuto in mente vedendo come l’inventiva nelle diocesi è all’opera per convocare le persone per discutere del prossimo Sinodo sulla sinodalità, tema che di per sé potrebbe apparire poco allettante. E in questa fase d’ascolto, occorre focalizzare bene il come e il chi dell’invito e stringere poi il campo ad alcune delle aree tematiche tra quelle proposte.

«Il Sinodo nasce da un caffè». Una frase detta quasi en passant a un incontro da suor Nathalie Becquart, sottosegretaria del Sinodo dei vescovi a Roma, ha colpito il responsabile per l’evangelizzazione di una diocesi dell’Iowa, Patrick Schmadeke. «Davanti a un caffè» è diventata l’occasione per convocare quanti a Davenport, erano disponibili forse a parlare della Chiesa e forse del Sinodo; e soprattutto a sentirsi ascoltati. Non di certo a sedersi per una lezioncina.

Soprattutto dopo il COVID, la frequenza domenicale si è ridotta – ha notato Schmadeke – del 40%. Contando quindi circa 19.300 frequentanti la messa in diocesi, ha scommesso che ciascuno s’impegni a prendere un caffè con almeno altre persone, portando a 58.000 le potenziali tazzine da servire.

Così è nata l’«Iniziativa dei 58.000 caffè». A chi partecipa alla messa domenicale è stato dato il compito di contattare «qualcuno che già frequenta la chiesa; qualcuno che la frequentava ma non lo fa più dopo la pandemia; e qualcuno che non ha mai fatto parte di una comunità di fede o ha smesso di praticare da tempo».

La diocesi ha fornito una traccia, con domande del tipo: «In base alla tua esperienza personale, cosa ti riempie il cuore e cosa ti spezza il cuore della Chiesa cattolica (ad esempio, nella tua parrocchia e oltre la tua parrocchia)?

Poi chi ha preso l’iniziativa del «caffè» ha riportato su un modulo presente sul sito diocesano le frasi che maggiormente lo hanno colpito in questi incontri.

L’iniziativa è ancora in corso, ma i frutti di questo ascolto approfondito cominciano a vedersi.

Un’altra modalità è stata invece sperimentata a Parigi, dove la Pastorale giovanile ha organizzato un «aperisinodo» che ha attratto giovani che mai si erano incontrati prima, riuscendo a instaurare un dialogo su ciò che rende poco attraente la Chiesa d’oggi: «I preti che si sentono superiori al popolo di Dio», come viene considerata «l’omosessualità» quando «la parola della Chiesa prima la ferisce e poi parla dell’amore di Cristo», i risultati della Commissione indipendente sulla pedofilia, la domanda sul perché le donne non vengono ordinate prete…

Non si può dire che gli argomenti siano mancati. Si tratterà ora di dare corpo a questa aspettativa.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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