La Chiesa greco-cattolica e l’indipendenza dell’Ucraina

La memoria del genocidio subito negli scorsi anni Trenta, la declinazione cristiana dell’amor di patria, il ruolo sociale della Chiesa dal Novecento a oggi: sono di quattro anni fa, ma giova rileggerli alla luce dell’attuale aggressione militare russa e della risposta militare e civile dell’Ucraina, questi tre testi, tutti provenienti dall’area greco-cattolica ucraina. Li avevamo pubblicati sul n. 7 di Regno-documenti del 2018. 

 

Patriottismo, non nazionalismo

«L’amore è anche l’anima di quel nobile sentimento che noi chiamiamo patriottismo. Un vero cristiano è chiamato a essere patriota: amare la patria, il proprio popolo, la sua lingua e cultura con lo stesso amore sacrificale con il quale si osserva il comandamento di Dio di amare il padre e la madre». 

Nel 2018 l’Ucraina, come la Polonia, celebrò i 100 anni del ripristino dell’indipendenza, da quando cioè nel 1918 affermò la propria sovranità subito dopo la Rivoluzione d’ottobre, per poi essere dopo pochi anni riassorbita, nel 1922, come uno degli stati costitutivi dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS); non avrebbe riacquistato la sua indipendenza fino al 1991.

In quel centenario, e nel mezzo della guerra con la Russia nel Donbass, che minacciava già allora l’integrità territoriale ucraina, il Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina pubblicò il 7 marzo un Messaggio in occasione del centenario del ripristino della sovranità ucraina, che elaborava il concetto dell’amor di patria distinguendolo dal nazionalismo, e al tempo stesso faceva appello all’unità di tutti gli ucraini: «Ricordando la centenaria esperienza del passato, preziosa e per lo più amara, oggi… ci appelliamo anche a ogni ucraino e a ogni ucraina, ovunque essi siano, con la richiesta di apprezzare la collegialità dello stato ucraino, di curare l’unità e la solidarietà tra di noi, di non andare al guinzaglio dei falsi patrioti che seminano la diffidenza, il disaccordo, la discordia e le divisioni della nostra nazione».

 

La Chiesa greco-cattolica e la nuova Ucraina

Pochi giorni dopo (16 marzo 2018) l’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč, sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk, partecipò a Varsavia a una conferenza su «La rivoluzione, la guerra e le sue conseguenze», con un intervento dal titolo «Il ruolo della Chiesa greco-cattolica nella trasformazione della società ucraina». 

Durante il periodo comunista, disse, «da un lato la Chiesa greco-cattolica fu la più grande organizzazione religiosa proibita nel mondo e, dall’altro, era la più grande forza di opposizione sociale al sistema sovietico». Inoltre riuscendo a evitare «la tentazione della nazionalizzazione sia durante il periodo comunista sia dopo la sua caduta», è divenuta «la portavoce della società davanti a regimi autoritari, politici corrotti e oligarchi spietati», fino a rivestire un ruolo di primaria importanza nella «rivoluzione della dignità» nel 2014.

Non mancò di riferirsi alla guerra tra Ucraina e Russia nel Donbass: «Ogni giorno muoiono i soldati e i civili. E questa situazione va avanti da diversi anni. La Chiesa deve diventare la portavoce di coloro a cui la voce è stata tolta, deve parlare a nome di coloro la cui legge è stata infranta. In questo contesto, vi invito alla cooperazione appellandomi alla solidarietà con la società ucraina nelle sue aspirazioni filo-europee».

 

Holodomor, la Grande fame

È Holodomor, noto anche come Genocidio o Olocausto ucraino, il nome attribuito alla grande carestia che si abbatté sull’Ucraina negli anni 1932 e 1933, e che fu dovuta allo sfruttamento pianificato dal regime sovietico, con la collettivizzazione delle proprietà agricole e la confisca del bestiame e dei prodotti della terra.

Fu causa della morte di oltre tre milioni di ucraini, la metà dei quali giovani fino ai 17 anni, ed è stato riconosciuto dal Parlamento europeo nel 2008 come uno «spaventoso crimine contro il popolo ucraino e contro l’umanità», pianificato «con cinismo e crudeltà dal regime di Stalin al fine d’imporre la politica sovietica di collettivizzazione dell’agricoltura contro la volontà della popolazione rurale in Ucraina». 

In un suo saggio lo storico e teologo ucraino Augustyn Babiak mette in luce in particolare il ruolo svolto dal metropolita greco-cattolico Andrej Szeptyckyj nel denunciare al mondo la tragedia e nel favorire gli aiuti internazionali. Il testo fu proposto con il titolo «La Chiesa greco-cattolica e l’Holodomor (1932-1933)» in occasione della conferenza «85° anniversario del genocidio ucraino, 1932-1933. Ricordare, imparare, prevenire», organizzata dal Consolato generale ucraino e dalla Chiesa greco-cattolica ucraina in Italia, a Milano, dal 24 al 26 novembre 2017. 

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

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