Ucraina: come leggere la guerra, come cercare la pace

«Non ci può essere equidistanza perché verrebbe meno l’idea di bene se la vittima e il carnefice fossero messi sullo stesso piano. E con l’idea del bene verrebbe meno l’idea di Dio».

Il numero di marzo ha molte pagine dedicate alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. Brunelli, Bremer, l’infografica di Tamberi, Milani, Walzer, Halík, Ottaviani, Veladiano, Stefani e Accattoli: sono le firme di altrettanti pezzi che parlano della guerra, delle sue lunghe radici, della sua ampia devastazione, dell’incredulità di noi europei, della necessaria preghiera per la pace. Ma soprattutto del fatto che non si può non prendere posizione contro chi la guerra l’ha voluta.

Come scrive il direttore nell’articolo d’apertura del numero: «L’aggressione russa – oggi appare chiaro – è il risultato della creazione di un sistema autoritario che Putin ha costruito attorno a sé, e di una visione politica basata sull’idea della ricostruzione dell’impero russo come realtà nazionalistico-religiosa». Egli «sta facendo fare all’umanità un tragico, gigantesco passo indietro (…) Per questo va isolato e va fermata la paranoia di questa guerra. L’equilibrio precedente, per quanto insufficiente, non può essere ristabilito».

Anche l’azione diplomatica, auspicata a più riprese dalla Santa Sede, non può che avvenire nel contesto «del riconoscimento esplicito della differenza tra l’aggressore e l’aggredito». «Né ci può essere equidistanza perché verrebbe meno l’idea di bene se la vittima e il carnefice fossero messi sullo stesso piano. E con l’idea del bene verrebbe meno l’idea di Dio». Preghiamo dunque per la pace che – come scrive Piero Stefani – «in un mondo lacerato dalle guerre» non può che essere «messianica», cioè pone all’uomo e al credente una «missione storica» che non ha fine e inizia proprio da questa travagliata terra.

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