La via italiana. Chiesa e il dilagare della pornografia nel cinema

L’apertura della rubrica «Libri del mese» sul n. 8 de Il Regno-Attualità è dedicata al volume di Tomaso Subini, La vita italiana alla pornografia. Cattolicesimo, sessualità e cinema (1948-1986) e a come l’interpretazione di un certo ruolo (protagonista intransigente) della Chiesa cattolica nella società italiana del Dopoguerra ha influito sul dilagare della pornografia cinematografica. Scrive infatti Daniele Menozzi: «Si riattiva allora nella Chiesa la lunga memoria della minaccia portata dal cinema alla dissoluzione della società cristiana attraverso il subdolo messaggio veicolato nell’intimità dell’animo dalla fascinazione delle immagini in movimento (…)

Ne deriva la decisione d’evitare ogni negoziazione in tale materia. Si determina così una situazione caotica e anarchica che dura fino all’abolizione della censura amministrativa nel 2017.

In questo periodo infatti i film depositati per la censura non corrispondono alle versioni fatte circolare, non solo per i tagli, ma anche per le aggiunte; la magistratura non riesce a intervenire efficacemente perché la legge sulla censura del 1965 non prevede il deposito della sceneggiatura, ma solo della trama, sicché i film messi in commercio corrispondono alla trama, ma le scene si piegano alla domanda del mercato; le pellicole proiettate nel circuito delle sale parrocchiali sono le medesime delle sale pubbliche, ma se ne differenziano per le scene eliminate da apposite commissioni regionali (con l’ovvia conseguenza del loro svuotamento).

Mentre in altri stati, come la Francia, l’hardcore viene disciplinato attraverso il suo confinamento in sale specializzate riservate agli adulti, il progetto di legge del ministro Bernardo D’Arezzo che si propone di regolamentare la materia viene respinto dalla CEI. Non ne deriva solo che la pornografia continua ad apparire qualcosa di eversivo, anziché qualcosa di pietoso.

Se in tutte le società occidentali la pornografizzazione del cinema appare l’esito scontato dell’affermarsi della dittatura del mercato, il modo in cui vi arriva l’Italia – senza nessun controllo istituzionale – si lega all’arretramento dell’atteggiamento della Chiesa verso la modernità cinematografica»

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