Poco meno di tre anni fa abbiamo intervistato su Regno-attualità mons. Philippe Jean-Charles Jourdan, 61 anni, il vescovo francese che dal 2005 è amministratore apostolico dell’Estonia. Riproponiamo qui la seconda parte dell’intervista, per il particolare significato che assumono le sue riposte alla luce dell’aggressione russa all’Ucraina e più ampiamente della situazione politica ed ecclesiale dei paesi che si trovano al confine Est dell’Europa.

– Com’è il clima ai confini con la Russia? Gli estoni si sentono in sintonia con i concittadini europei rispetto ai rapporti con la Russia?

«Il clima ai confini con la Russia è certamente teso, e i convogli militari della NATO che circolano nelle strade dell’Estonia orientale lo ricordano. D’altra parte due settimane fa, per la prima volta, la presidente dell’Estonia si è recata a Mosca e ha incontrato Vladimir Putin. Dunque ci sono dei contatti. Tuttavia, nonostante questa visita, non ci si aspetta un cambio immediato nelle relazioni fra i due paesi. Certamente gli estoni sono preoccupati, soprattutto quando vedono comportamenti delle potenze occidentali che ritengono eccessivamente indulgenti nei confronti della Russia».

 

Russofoni e nazionalisti

«La Chiesa cattolica, anche se piccola – prosegue mons. Jourdan –, aiuta e cerca di essere un ponte per integrare la comunità russofona nella società estone. Non essendo identificata con una particolare nazionalità – come invece possono esserlo la Chiesa luterana con gli estoni, o la Chiesa ortodossa con i russi – ha forse più margini di manovra di altri. Per esempio, alcuni anni fa la nostra Caritas ha aiutato a inviare molti bambini russofoni delle città a passare l’estate in famiglie estoni delle campagne, per imparare la lingua e imparare anche a conoscere l’altro.

Per questo siamo molto attivi specialmente nella parte Nord Est del paese, chiamata Ida-Virumaa, la più povera e popolata all’80% da russi, che ha molti problemi di droga, AIDS e mancanza di lavoro. Di fatto è l’unica parte dell’Unione Europea dove la stragrande maggioranza della popolazione è russa».

– Anche in Estonia nelle recenti elezioni è emerso un partito nazionalista: come interpreta questo risultato? Influirà anche alle prossime elezioni europee?

«In Estonia c’è da tempo un’evidente paura dell’immigrazione, soprattutto quando è imposta dall’estero, come è avvenuto ai tempi del regime sovietico. Bisogna ricordare che soltanto il 68% della popolazione è estone, il resto è arrivato in grande maggioranza negli anni sovietici. Inoltre c’è l’idea che Bruxelles stia cercando d’imporre valori “europei” che non sono quelli voluti dagli estoni stessi, in particolare sui temi della famiglia, del matrimonio ecc…».

 

La situazione tra le Chiese

«A volte – aggiunge l’amministratore apostolico – qualcuno dice che siamo usciti da un’Unione (sovietica) soltanto per entrare in un’altra Unione (europea). Ovviamente è una esagerazione, ma questo sottofondo culturale è stato il terreno su cui sono cresciuti i partiti nazionalisti».

– Le vicende della Chiesa ortodossa in Ucraina pongono inevitabili ricadute in tutta la regione orientale: come i nuovi equilibri influiscono sul dialogo ecumenico tra Chiesa cattolica e ortodossa? E nel dialogo di vita tra comunità di credenti?

«Bisogna dire che gli estoni non si considerano come parte della “regione orientale”, ma piuttosto per affinità culturale, religiosa e linguistica come parte dell’Europa del Nord. Detto questo, abbiamo buone relazioni sia con la Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca, sia con quella autocefala che fa riferimento al Patriarcato di Costantinopoli.

Per il momento non mi pare che la situazione in Ucraina abbia peggiorato le relazioni fra le due Chiese ortodosse locali – relazioni che, a dire il vero, non sono mai state buone…

Quello che è chiaro è che qui vive una comunità greco-cattolica ucraina che sta adesso ricevendo moltissimi emigrati che arrivano dall’Ucraina, gente in per lo più in difficoltà perché ha lasciato là la famiglia, il lavoro ecc… e deve ricostruirsi un futuro per sé e la propria famiglia. Noi li aiutiamo in tutto quello che possiamo».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice attualità per “il regno”

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