Sinodo, è il tempo delle sintesi. Spunti da Milano, Bolzano e Bologna

La fase attuale di consultazione del Sinodo dei vescovi è terminata: secondo la tabella di marcia diffusa infatti dalla Segreteria generale, con aprile le sintesi delle diocesi sono state ricevute dalle conferenze episcopali che poi le invieranno entro agosto a Roma – secondo la proroga decisa a ottobre scorso – in vista della stesura del primo dei due Instrumentum laboris che serviranno come base di discussione per l’Assemblea di ottobre 2023.

Iniziano a comparire a macchia di leopardo, sui siti Internet delle diocesi, le prime sintesi sia dei lavori fatti tramite i canali classici della vita pastorale (parrocchie, zone, decanati ecc.) sia di quelli fatti pervenire da associazioni, movimenti, famiglie di vita consacrata. Delle prime, colgo assonanze e divergenze su tre temi che provengono da altrettante diocesi del centro-nord: Milano, Bolzano-Bressanone e Bologna (documento definitivo, che tuttavia verrà presentato ufficialmente il prossimo giugno).

 

1) L’esclusione delle donne

Si parte dalla blanda constatazione di Bologna: «Si sottolinea da più parti come nella Chiesa, oggi, non vi sia sufficiente ascolto nei confronti di chi non ha un ruolo istituzionale. Le strutture consolidate non valorizzano i doni di ogni persona, le diverse competenze, chi sfugge a una precisa classificazione. In particolare, emerge ovunque forte il desiderio di riconoscere maggiormente le donne».

Si passa all’affermazione più articolata di Milano, che parla di «disparità tra i generi» come «prima frattura da sanare nella Chiesa» se si vuole realizzare «una partecipazione multiforme di tutti i battezzati».

Fino a quella più perentoria di Bolzano-Bressanone, che afferma che «l’impossibilità per le donne di accedere all’ordine sacro viene percepita da ampie parti del popolo di Dio come escludente», assieme peraltro alla dottrina sull’omosessualità e sull’accoglienza dei divorziati risposati.

 

2) I giovani, se ci sono, hanno qualcosa da dire

Mentre Milano e Bologna lamentano un vero e proprio «buco» nelle presenze della fascia giovanile – vi è uno «scollamento sempre più marcato ed evidente dei giovani dalle nostre comunità», come se questi fossero degli «sconosciuti dentro la comunità», afferma il testo di Milano; «in tantissimi incontri sinodali ci si è resi conto di come nelle nostre parrocchie i giovani non ci siano», dichiara quello di Bologna, che tuttavia lascia aperto il dubbio che si tratti anche di una sorta di loro invisibilità rispetto al tran-tran della vita parrocchiale –, a Bolzano la situazione è in parte diversa.

Intanto in questa prima fase sinodale è stato dato loro uno spazio apposito. Così essi hanno espresso una necessità d’essere ascoltati. «Il contributo dei giovani può essere liberante, ma perché questo possa accadere i giovani e le loro aggregazioni devono essere riconosciuti a pieno titolo come espressione di comunità, senza per forza ricondurli agli schemi esistenti. I giovani (…) chiedono di essere sostenuti e soprattutto di essere ascoltati nella loro ricerca di pace, giustizia e salvaguardia del creato. Imparare a fidarsi del rinnovamento portato dai giovani vuol dire fidarsi del rinnovamento che lo Spirito Santo offre alla Chiesa».

 

3) La questione della parrocchia

Bolzano dà un giudizio positivo del ruolo della parrocchia e della rete delle zone pastorali nell’accompagnamento dei credenti e delle grandi tappe della vita, come la nascita, il matrimonio, la morte, perché «la cura pastorale non è più soltanto compito di pochi singoli (ministri ordinati) ma un impegno condiviso di una comunità che si prende cura di chi ne ha bisogno». I due maggiori ostacoli identificati sono da un lato il diritto canonico, che non consente ai laici che guidano le parrocchie di prendere le decisioni necessarie (solo 81 su 281 parrocchie hanno un parroco residente); dall’altro la divisione che ancora esiste nella diocesi altoatesina tra gruppi linguistici diversi: solo dal recente Sinodo diocesano (2013-2015) si è deciso che gli uffici diocesani e i consigli pastorali parrocchiali siano unificati e non più divisi per lingua.

Bologna, invece, da un lato registra la richiesta pressante di trovare una comunità parrocchiale «accogliente», dall’altro constata poi che «la struttura ecclesiale appare vecchia, usurata, inadeguata ai mutamenti, smorza gli entusiasmi» e che è il parroco (o la sua assenza) il «termometro» della vita parrocchiale, nel bene e nel male.

 

4) Sinodalità, sì, ma in che senso?

Infine, il documento di Milano pone invece una questione più di principio: in generale ai più non risulta tanto «estranea la nozione di Sinodo» – sperimentato anche recentemente in diocesi – quanto quella di «sinodalità», che «è invece più sfuggente e difficile da precisare».

Tuttavia sono state proposte alcune interpretazioni: sinodalità come «espressione di “una Chiesa popolo di Dio, un ‘noi’ inclusivo: compagna di viaggio di tutti coloro che desiderano lavorare per il bene comune”», come «parresia», come spazio per scoprire i carismi «che lo Spirito sta già mostrando».

La prova del nove viene dalla pastorale quotidiana, in particolare sul tema dell’ascolto reciproco, ritenuto scarso soprattutto in alcune comunità dove sembra che laici e presbiteri si «fronteggino». Spesso il parroco è «indaffarato» e «decisionista», «barricato dietro le procedure del sistema, che non prende in considerazione quanto si dice nei consigli o nei gruppi». E spesso i fedeli sono rassegnati e non hanno «più il coraggio di avvalersi del diritto di parola o di replica».

Insomma, non pare sia andata male la consultazione: qualcosina da dire c’era davvero.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice attualità per “Il regno”

Un pensiero riguardo “Sinodo, è il tempo delle sintesi. Spunti da Milano, Bolzano e Bologna

  • 9 Maggio 2022 in 15:40
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    A Reggio Emilia si è parlato pochissimo di Sinodo…e soprattutto all argomento donne nella Chiesa,che sembra sempre più urgente ,non è stata dedicata neppure una commissione o un gruppo di discussione sinodale che si muovesse tra le varie parrocchie o realtà..
    Così un gruppo di amiche, dopo vari incontri,ha prodotto un documento che se interessa a qualcuno è a disposizione …

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