Per capire che cosa pensa papa Francesco del Sinodo e della sinodalità, quali sono la radice (la Conferenza di Aparecida del 2007) e il cuore pulsante («no» al parlamentarismo o al populismo) di questo impulso che sin dall’inizio del pontificato ha voluto dare alla Chiesa, è utile guardare il videomessaggio (in spagnolo) che egli ha rivolto il 26 maggio alla plenaria della Pontificia commissione per l’America latina.

Il pensiero incompleto

La sinodalità è «un processo» che necessita innanzitutto di «una maggiore conversione personale e pastorale». Lo ricorda il papa nel videomessaggio – in spagnolo – inviato ai partecipanti dell’Assemblea plenaria della Pontificia commissione per l’America Latina (CAL; 24-27 maggio). Di qui la necessità di «riprendere a camminare insieme per affrontare le sfide e i problemi pastorali e sociali propri di questo cambio di epoca».

Esemplare è stato il cammino della Chiesa latinoamericana, che attraverso le sue conferenze generali, specialmente quella di Aparecida – ricorda Francesco – ha aperto la strada e ha «dimostrato che una corretta interpretazione degli insegnamenti del Concilio implica reimparare a camminare insieme di fronte alle sfide o ai problemi pastorali e sociali propri del cambiamento d’epoca. Dico “reimparare” perché per camminare insieme è sempre importante mantenere un pensiero incompleto. Sono allergico ai pensieri già completi e chiusi. Ricordo l’inizio della teologia della liberazione, che giocava molto con l’analisi marxista, alla quale il papa e il generale dei gesuiti reagirono molto duramente».

Occorre «mantenere il pensiero incompleto» perché «niente è più pericoloso per la sinodalità del pensare che sappiamo tutto, comprendiamo tutto, controlliamo tutto». Il protagonista, invece, è lo Spirito Santo, che «crea la diversità dei carismi».

 

La dimensione storica della comunione

C’è una «teologia pneumatologica», dietro alla sinodalità, così come c’è una «una teologia eucaristica». Infatti «la comunione con il corpo di Cristo è il segno e la causa strumentale di un dinamismo relazionale che plasma la Chiesa. C’è sinodalità solo quando celebriamo l’eucaristia e intronizziamo il Vangelo, in modo che la nostra partecipazione non sia un mero parlamentarismo, ma un gesto di comunione ecclesiale che cerca di mettersi in moto. Tutti i battezzati sono synodoi, amici che accompagnano il Signore nel suo cammino».

Per questo la sinodalità «non indica un metodo più o meno democratico o tanto meno “populista” della Chiesa, non è una moda organizzativa o un progetto di reinvenzione umana del popolo di Dio»: è la «dimensione dinamica, la dimensione storica della comunione ecclesiale fondata dalla comunione trinitaria» ed è basata sul sensus fidei di tutto il «santo popolo di Dio».

«La collegialità apostolica e l’unità con il successore di Pietro deve animare la conversione e la riforma della Chiesa a tutti i livelli», raccomanda Francesco, che mette in guardia ancora una volta dalla «perversione» del clericalismo.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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