Commento alle letture per la liturgia della Domenica di Pentecoste

At 2,1-11; Sal 103 (104); Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26

dalla Rubrica de Il Regno La Parola in cammino

Pentecoste è, innanzitutto, una festa ebraica, la festa di Shavuot (settimane), in cui si celebra il dono della Torah sul monte Sinai. Una festa importante, carica di significato e che fa parte delle tre grandi feste di pellegrinaggio a Gerusalemme. Luca nel libro degli Atti ci dice che i discepoli di Gesù, uomini e donne, erano anche loro a Gerusalemme, radunati in una casa, forse la stessa in cui avevano consumato l’ultima cena insieme a Gesù e che era divenuta il loro luogo di incontro.

Che cosa ci facevano in quella casa il giorno di Shavuot, ovvero di Pentecoste? Secondo la tradizione ebraica in questo giorno ci si dedica allo studio della Torah, alla lettura del Decalogo, all’ascolto della Parola. E ciò che succede in questa casa viene descritto con elementi che richiamano l’evento del Sinai, ma il tutto quasi in miniatura: un fragore improvviso, un forte vento e il fuoco.

Sul Sinai era la montagna che ardeva nel fuoco: «Il monte ardeva, con il fuoco che si innalzava fino alla sommità del cielo» (Dt 4,11). Qui il fuoco appare come delle «lingue che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» (At 2,3).

E ancora: sul Sinai, nel racconto del Deuteronomio si legge: «Il Signore vi parlò dal fuoco; voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura: vi era soltanto una voce» (Dt 4,12) In Atti invece le persone che accorrono, richiamate dal «fragore improvviso», sentono diverse voci e diverse lingue e si stupiscono del fatto che a parlare siano «tutti galilei». Come comprendere questo? Nella tradizione ebraica, per la precisione nel commento rabbinico all’Esodo, si legge: «La voce del Signore si trasformava in sette suoni e da questi in settanta lingue, affinché tutti i popoli potessero comprendere» (Shemot Rabbah V, 9).

Quanto viene descritto allora nel racconto lucano è il dono dello Spirito, la capacità di comprendere quell’unica parola di Dio non solo nella propria lingua, ma in tutta la sua interezza e forza. Lo Spirito qui è descritto come «lingue di fuoco», il fuoco che si sprigiona ogniqualvolta ci si apre all’ascolto della Parola, quando il cuore e la mente insieme si lasciano avvolgere e inebriare – non a caso alcuni dei presenti avanzarono l’ipotesi che costoro fossero ubriachi (At 2,15) – dalla sinfonia delle Scritture e allora gli occhi e le orecchie non solo esteriori, ma soprattutto interiori, si aprono a una capacità di comprensione «altra» di quella stessa realtà.

Non era forse già successa la stessa cosa ai due discepoli di Emmaus quando il Risorto, ancora un anonimo forestiero ai loro occhi, aveva spiegato ai due viandanti le Scritture? «Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”» (Lc 24,32). Il primo e fondamentale dono dello Spirito è allora l’«oltre» di ogni barriera, di ogni struttura, di ogni catalogazione o pre-disposizione: è offerto a tutti, e non all’insegna di un’uguaglianza uniformante, ma nel rispetto della diversità.

A spiegare questo sarà Pietro proprio nel discorso che segue questo brano: «Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio – su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeterannoi vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogniE anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno» (At 2,17-18). Lo Spirito è donato a tutti non indistintamente, ma proprio nel rispetto della propria diversità e apre a una comprensione altra della realtà.

E anche in questo caso Pietro, per la sua spiegazione, ricorre alle Scritture, precisamente al profeta Gioele. Aprirsi a questo dono, ponendosi all’ascolto e alla scuola della Parola è l’unica possibilità per comprendere e, soprattutto, ricordare, o meglio fare memoria delle parole del Signore: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26).

Ester Abbattista

Biblista

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