Che cosa dice il «Sinodo» dall’altro capo del mondo

Contesto multiculturale, piccole comunità, diaconato femminile, predicazione dei laici e terzo rito della penitenza: sono in estrema sintesi le proposte emerse sin qui dal V Concilio plenario australiano, aperto da mons. Mark Colerdige, arcivescovo di Brisbane, e dal 6 maggio scorso portato avanti dal nuovo presidente della Conferenza episcopale australiana Timothy Costelloe sdb, arcivescovo di Perth.

 

La fase d’ascolto

È dal 2016 che la Chiesa australiana aveva pensato all’indizione di un Concilio continentale (il V), dopo che l’ultimo era stato celebrato nel 1937. La spinta venne non solo dalla predicazione di papa Francesco ma in particolare dalla Royal Commission istituita dal governo federale australiano per rispondere alla crisi delle violenze sessuali sui minori (2013-2017), che ha prodotto un’indagine approfondita e onnicomprensiva dell’intera società (cf. Regno-att. 16,2017,461ss; 2,2018,12ss). E che in particolare alla Chiesa cattolica chiese modifiche sulla sua struttura di governance.
Nel 2018 era così iniziata la fase d’ascolto, a cui 222.000 persone hanno dato il proprio contributo – ricorda il sito della Conferenza episcopale –. Poi, con il documento base – The light of Southern Cross (cf. Regno-att. 12,2020,327; Regno-doc. 21,2020,675 –, incentrato appunto sul tema del governo della Chiesa, è iniziata nel 2020 la fase preparatoria più prossima del Concilio, che si è riunito per la prima volta nell’ottobre 2021.
Il 1o giugno, quasi in corrispondenza con l’arrivo a Roma dei documenti di sintesi della fase d’ascolto diocesana del Sinodo universale e in vista della prossima Assemblea che si terrà a luglio a Sydney, è stato pubblicato il Framework for Motions (schema per le mozioni), che è la griglia tematica su cui i 277 delegati del Concilio – sacerdoti, religiosi e laici – sono chiamati a votare le 30 proposte, divise in 8 aree.

 

Una crisi a più dimensioni

Il punto di partenza è l’imperativo che accompagna il Concilio continentale: «In ascolto di ciò che lo Spirito sta dicendo alla Chiesa australiana» a fronte di una situazione di crisi che «ha diverse dimensioni. C’è un bisogno urgente di affrontare gli effetti degli abusi criminali e peccaminosi sui minori da parte del personale della Chiesa e della mancanza di risposta e cura da parte delle autorità ecclesiastiche».
Inoltre «è necessario agire sulla vitalità e sostenibilità delle diocesi, delle parrocchie, degli istituti religiosi e dei ministeri a causa dei cambiamenti demografici, del personale e delle risorse». E una maggiore valorizzazione dei «carismi sia degli ordinati sia di tutti i battezzati nella Chiesa, e di quelli presenti nei ministeri esistenti e in quelli nuovi che promuovono la missione della Chiesa oggi» (n. 9).
Le diverse proposte puntano su un rinnovato slancio evangelizzatore, capace di rapportarsi a «una società multireligiosa, multiculturale fatta anche da non credenti, assieme a una generale accettazione di diverse forme di matrimonio e vita famigliare, orientamento sessuale e identificazione sessuale» (n. 12); che sappia fare i conti con un passato che ha anche sminuito e cancellato le peculiarità delle popolazioni indigene (cf. n. 19), che ha tollerato forme di violenza e abuso all’interno della Chiesa (cf. nn. 26-33).
Considerano poi la dimensione «missionaria» delle comunità, insistendo sull’istituzione di forum parrocchiali, di piccoli gruppi legati alle diverse condizioni di vita che possano «fornire uno spazio di maggior sostegno alla preghiera, alla formazione, all’amicizia e all’animazione missionaria» (n. 37). Insistono anche sulla «cultura della sinodalità» a ogni livello della vita ecclesiale (n. 38), per evitare il «clericalismo che consente privilegi e rende possibili gli abusi di potere» (n. 88).

 

I laici possano predicare

Quanto alla partecipazione dei laici, il n. 52 insiste su quella delle donne «nella leadership e nelle strutture di governo», in quanto esistono disparità di potere, negli organi e nell’autorità decisionale. Concretamente si chiede di riconsiderare la questione del diaconato femminile «alla luce delle conclusioni della ricostituita Commissione di studio» (n. 54, §e) e di stabilire «normative e linee guida perché i laici possano partecipare al ministero della predicazione, così come previsto dal can. 766 del Codice di diritto canonico» (n. 69).
Sul tema specifico dei sacramenti si riprende il tema delle tre forme del Rito della penitenza e in specifico «il Concilio plenario chiede che il papa consideri se la terza forma (…) possa venire usata più ampiamente quando è particolarmente opportuno, e se vi è una piena comprensione tra i fedeli della sua natura specifica e dei suoi requisiti» (n. 72).
Infine l’ultima parte è dedicata all’«ecologia integrale e alla conversione per il bene della nostra casa comune», riprendendo non solo l’enciclica Laudato si’ ma anche la necessità d’interagire maggiormente con la saggezza ecologica delle popolazioni aborigene (n. 103).
Appuntamento quindi dal 3 al 9 luglio prossimi per vedere come si esprimerà il voto dei delegati conciliari australiani.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice attualità per “Il Regno”

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