Le ragazze cristiane, il velo e TikTok

Riproduciamo integralmente, in una nostra traduzione dal francese, l’articolo uscito sul sito del quotidiano francese La Croix lo scorso 6 giugno, a firma di Damien Fabre, con il titolo: «De jeunes chrétiennes qui posent voilées, une tendance sur TikTok». Ringraziamo La Croix per avercelo consentito.

Giovani donne cristiane con il velo, una tendenza su TikTok

Si fanno chiamare @xoxo.nguyen16, @god.is.with.me o @jesus_nousaimes e i loro video su TikTok ottengono talvolta milioni di visualizzazioni. Questi pochi pseudonimi sono l’albero che nasconde la foresta di centinaia di ragazze adolescenti o giovanissime cristiane che promuovono l’uso del velo su questo social network fatto di brevi video, che spopola tra i giovani sotto i 25 anni.

Il fenomeno è recente – nessuno dei video visti da La Croix risale a più di quattro mesi fa –, ma la sua portata numerica non sembra trascurabile. Come giustificano questa pratica gli interessati? Alcune di queste tiktoker si riferiscono alla Prima lettera di Paolo ai Corinzi (11,5): «Ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio capo, perché è come se fosse rasata»

 

Indossare il velo è «troppo elegante»

Héléna, 22 anni, ha dichiarato a La Croix di essere stata «atea» fino a due mesi fa. In seguito a «problemi personali», si è rifugiata nella preghiera e ha persino intrapreso un corso per catecumeni. Ce lo ha confermato la sua parrocchia, situata nella regione di Hauts-de-France. Il suo velo, indossato quotidianamente, è descritto dalla responsabile del catechismo della parrocchia come «discreto e grazioso, come quello della Vergine». Non sembra che i fedeli di questa comunità siano rimasti troppo sorpresi. Héléna giustifica la sua scelta con il desiderio di «riandare alle (sue) origini spagnole», riappropriandosi della tradizione femminile di velarsi con una mantiglia durante la messa. Vede nel suo velo anche «un nuovo inizio, un’autoprotezione, un rafforzamento della sua fede». Non nasconde di trovarlo «troppo elegante»…

Leanna, 14 anni, spiega che vuole imitare la Vergine e sentirsi «più vicina a Dio». Dice di indossare il velo solo in chiesa, «per la messa o per pregare», ma a volte esce anche per strada con il velo. Su TikTok, queste adolescenti si scambiano consigli, inneggiano all’«amore di Cristo», spiegano come allacciare il velo – che per alcune evoca il candido abito delle monache carmelitane – mentre ballano l’ultima musica alla moda. Queste influencer non sono destinate a farsi suore. Il velo è uno degli unici segni di religiosità esteriore che indossano, talvolta accompagnato da piercing, tatuaggi, capelli dai colori originali e trucco abbondante.

 

«Que Dieu nous facilite»

Come capire questa nuova tendenza? Si tratta di un’attenzione adolescenziale per l’apparenza o di un autentico segno di religiosità? La sociologa Isabelle Jonveaux, specialista di religioni online (ha scritto Dieu en ligne. Expériences et pratiques religieuses sur Internet, Bayard, Paris 2013), osserva che il fenomeno potrebbe rientrare in un desiderio già osservato tra i giovani credenti: tornare a pratiche di fede più rigorose, «riscoprire forme concrete di ascesi».

«Dopo il concilio Vaticano II, tutto ciò che riguarda le pratiche corporali – come il digiuno – ha perso molto slancio», osserva la ricercatrice. «Nel cattolicesimo c’è una mancanza di costrizione che viene colmata da pratiche che a volte provengono da altre tradizioni religiose», come l’uso dell’hijab (velo) da parte delle donne musulmane.

In uno dei video di @jesus_nousaimes, come in almeno un altro account, compare l’espressione: «Que Dieu nous facilite», una frase comune nella tradizione islamica ma sconosciuta nel lessico cristiano (forse potrebbe corrispondere all’espressione popolare italiana: «Che Dio ce la mandi buona»; ndt).

Questa tendenza fa riferimento anche all’influenza del protestantesimo evangelico. L’organizzazione nordamericana Head Covering Movement promuove il velo per le donne cristiane dal 2014. Lo specialista di evangelicalismo Sébastien Fath non lo considera un fenomeno nuovo, ma piuttosto una «sopravvivenza di pratiche che erano prevalenti in molti ambienti protestanti fino agli anni Cinquanta e che sono state riprese più recentemente negli ambienti pentecostali».

Lungi dall’essere confinati nella galassia evangelica, le tiktoker velate rivelano affiliazioni piuttosto ecumeniche. @mny.emmx – il cui video «What I hear since I wear the (Christian) veil» pubblicato il 25 aprile 2022 è stato visto da quasi 900.000 persone – parla spesso del suo «pastore». L’account @god.is.with.me, che ha raggiunto 1,5 milioni di visualizzazioni con uno dei suoi post, mostra una croce ortodossa. E altri sono cattolici, come Héléna e Leanna.

 

Pluralità confessionale, confini sfumati

Questa pluralità confessionale non è una sorpresa per la ricercatrice Isabelle Jonveaux. Secondo l’autrice, Internet «incoraggia il consumo di contenuti cristiani in modo piuttosto indifferenziato. Gli utenti di Internet ascoltano e guardano di tutto, in una sorta di ecumenismo».

«In generale, a partire dagli anni Settanta e Ottanta, le pratiche individuali dei credenti cristiani hanno visto sfumare i confini tra ciò che appartiene alla propria tradizione e ciò che proviene da influenze esterne, in particolare dalle religioni orientali come il buddhismo. Internet contribuisce ad amplificare un fenomeno che esisteva già prima», spiega la sociologa.

Queste pratiche possono consolidarsi nel tempo? È difficile dirlo, ma è opportuno considerare in prospettiva la portata di una tendenza che è visibile soprattutto nella sfera digitale. In sostanza, il fenomeno potrebbe rientrare in una dinamica ben nota ai ricercatori: la deregolamentazione della religione nelle società moderne, che si accompagna allo sviluppo di credenze fai-da-te.

Damien Fabre

Giornalista

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