Il sogno e le distopie: la Corte suprema USA sull’aborto

Riportiamo alcuni estratti dell’articolo di Massimo Faggioli sulla abrogazione della sentenza «Roe v. Wade» da parte della Corte suprema USA che comparirà sul prossimo n. 14 de Il Regno-attualità.

Il sogno del movimento pro life, lungo quasi cinquanta anni, si è avverato. Il 24 giugno 2022, con la pubblicazione della decisione «Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization» sul divieto di aborto dopo quindici settimane in Mississippi, la Corte suprema federale degli Stati Uniti ha effettivamente abrogato il diritto all’aborto negli USA, così come era stato istituito dalla sentenza «Roe v. Wade» del 1973 e modificato dalla sentenza «Planned Parenthood v. Casey» del 1992. È una data storica per gli Stati Uniti e in modo particolare per la Chiesa cattolica. (…)

La sentenza crea una situazione di grandi disparità tra cittadini americani, con alcuni stati controllati dal Partito repubblicano (specialmente nel sud e nel Midwest) che hanno già fatto scattare leggi che rendono criminale il ricorso all’aborto (Kentucky, Louisiana, Arkansas, South Dakota, Missouri, Oklahoma, Alabama) e altri stati che lo faranno a breve (Mississippi, North Dakota, Wyoming, Utah, Idaho, Tennessee, Texas). Salvo interventi in extremis delle corti, l’aborto diventa illegale. Sono previste dalle leggi degli stati eccezioni necessarie per proteggere la vita della donna, ma rimane aperta la questione se la Costituzione richieda eccezioni ai divieti di aborto per proteggere la vita o la salute della madre, per le vittime di stupro o incesto o per disabilità fetale. La sentenza della maggioranza ha osservato che la legge del Mississippi prevede eccezioni per le particolari patologie o emergenze e anomalie fetali, ma non ha affermato che tali eccezioni sono necessarie. [modificata il 1.7.2022 alle ore 12…] (…)

«Roe v. Wade» aveva disposto che non vi fossero restrizioni per l’accesso all’aborto nel primo trimestre di gravidanza e fino alla vitalità del feto; nel secondo trimestre, imponeva limiti finalizzati a proteggere la salute della donna; per il terzo trimestre consentiva agli stati di vietare l’aborto a condizione che vi fossero eccezioni a favore della tutela della vita e salute della donna.

 

La questione della vita si riapre

Dal 1973 a oggi, quella sentenza aveva posto la legislazione sull’aborto negli USA in una posizione particolare rispetto ad altri paesi, anche in Occidente, come una delle più liberali e libertarie, con notevoli differenze rispetto anche alla legge 194 in Italia, da molti punti di vista: della procedura (con un ruolo centrale delle corti e del sistema federale in USA, del Parlamento in Italia), della cultura giuridica e delle motivazioni morali (un diritto costituzionale in USA; in Italia la difesa del diritto alla salute della donna in un sistema teso a limitare il numero degli aborti), e in generale del sistema socio-economico in cui la questione si inserisce (la mancanza di un sistema sanitario pubblico nazionale e di sostegno alla maternità in USA, a partire dal congedo parentale, anche per quanti lavorano per istituzioni cattoliche).

Sullo spettro delle diverse opzioni giuridiche possibili, tra la proibizione a livello costituzionale da un lato e il diritto all’aborto come diritto costituzionale dall’altro (tra le altre opzioni intermedie: illegale ma decriminalizzato, oppure legale ma limitato e scoraggiato), «Roe v. Wade» aveva fondato l’interruzione volontaria di gravidanza sul diritto costituzionale alla privacy, andando anche oltre le aspettative degli attivisti pro choice di quel tempo. Ora, con la sentenza «Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization», il pendolo torna a oscillare verso l’estremo opposto in molti stati degli USA, con la Corte suprema che restituisce agli stati il diritto di legiferare – pochi giorni dopo che la stessa Corte aveva negato allo Stato di New York il potere di farlo circa il diritto di portare le armi. (…)

Una legge che codificava il diritto all’aborto in termini libertari è stata rovesciata; per il conservatorismo religioso finisce una distopia americana, mentre il mondo liberal-progressista denuncia l’inizio di una distopia di segno opposto. La questione della difesa della vita si riapre.

 

Una divisione senza precedenti

Ma in America oggi questo accade nell’assenza di quelle istituzioni che potrebbero aiutare a trovare una soluzione a un dilemma morale che nell’era della biopolitica si intreccia alle minacce al diritto alla privacy digitale, e nelle Chiese alla disputa sul gender, sull’inclusione di cattolici LGBT e sulle violenze e abusi sessuali. Il prezzo che paga l’America è una divisione senza precedenti dai tempi della guerra civile, centosessanta anni fa: una divisione tra cittadini in stati diversi, tra i due partiti politici, tra culture, tra Chiese e religioni. Il Congresso è da tempo incapace di legiferare efficacemente, tranne rare eccezioni (come il finanziamento dell’invio di armi all’Ucraina).

La Corte suprema ha perso la sua autorità e legittimità di istituzione super partes ed è vista come un super-potere, espressione dei rapporti di forza tra i due partiti, sbilanciati ora e per decenni a venire (a causa della nomina a vita di giudici ancora relativamente giovani) a favore di un Partito repubblicano sempre più trumpiano – quale che sia il futuro politico di Donald Trump. (…)

Questa sentenza complica ulteriormente i rapporti tra la presidenza del cattolico Biden, i vescovi degli Stati Uniti e il pontificato di Francesco. Aiutato da alcuni cardinali in curia romana e in America, negli ultimi due anni il papa aveva fatto molto per proteggere Biden dalle sanzioni che una parte consistente dei vescovi voleva e vorrebbe imporre nei termini di un’esclusione dalla comunione eucaristica dei politici cattolici del Partito democratico (il presidente ma anche la presidente della Camera, Nancy Pelosi, i politici cattolici al Congresso e nei parlamenti locali).

Nelle dichiarazioni dopo la sentenza, sia Biden sia i cattolici del Partito democratico si sono schierati senza mezzi termini per una difesa di «Roe v. Wade» promettendo una risposta sul piano legislativo.

Il 29 giugno, nel contesto di una serie di appuntamenti istituzionali (all’ambasciata degli USA presso la Santa Sede e con la Comunità di Sant’Egidio a Roma), Pelosi ha partecipato e ricevuto la comunione alla messa nella solennità dei santi Pietro e Paolo nella basilica di San Pietro in Vaticano, presieduta da papa Francesco: un atto interpretato da molti come una risposta, se non una sfida, al divieto di ricevere la comunione dichiarato contro Pelosi nel maggio 2022 dall’ordinario della sua diocesi, l’arcivescovo Salvatore Cordileone di San Francisco.

 

Il riarmo delle guerre culturali

La sentenza «Dobbs» da un lato rende più difficile la difesa di Biden da parte di Francesco come parte del tentativo di disarmare l’escalation nelle «guerre culturali» in cui l’aborto ha sempre avuto una funzione simbolica e politica straordinaria; dall’altro, dà a molti vescovi la pericolosa illusione che schierarsi col Partito repubblicano sia la soluzione per affrontare i mali dell’America. Parte dell’episcopato che festeggia la vittoria sembra ignorare, o non considerare parte dell’equazione morale, i tagli allo stato sociale e le ineguaglianze economiche acuite dalla dottrina del turbocapitalismo ultraliberista del Partito repubblicano negli ultimi quaranta anni. Il Partito democratico ha cercato di fermare quella deriva socio-economica, ma si è anche congedato dal compromesso sull’aborto degli anni della presidenza Clinton – «aborto legale, sicuro, e raro». Chiunque sulla scena politica e pubblica, nell’America del MeToo movement e della crisi del sistema democratico, si auguri di rendere più rari gli aborti si esclude dalla possibilità di interloquire con la cultura liberal-progressista.

Una delle sentenze più importanti nella storia della Corte suprema è arrivata durante la celebrazione del Congresso mondiale delle famiglie a Roma e le audizioni della commissione parlamentare USA di inchiesta sul tentato colpo di stato da parte di Trump del 6 gennaio 2021. Il pontificato di Francesco ha provato a leggere le questioni sociali e morali in una chiave diversa da quella della contrapposizione ideologica, in una critica implicita della «American way of life» nella sua versione sia liberal sia progressista, in un recupero del Vaticano II non solo sulle questioni liturgiche ma anche nel senso di una visione di laicità aperta e positiva, di sana collaborazione fra la comunità ecclesiale e quella civile. Ma l’America oggi va in una direzione diversa.

Massimo Faggioli

Storico

2 pensieri riguardo “Il sogno e le distopie: la Corte suprema USA sull’aborto

  • 1 Luglio 2022 in 10:48
    Permalink

    Ci andava anche prima, solo che l’Europa mediale (e le piattaforme americane di grande diffusione culturale, come Disney, Netflix, ecc.) ha molta più simpatia per i progressisti che per i conservatori, per cui si legge della “protezione del diritto di aborto” (che Macron vorrebbe fra i diritti umani) e si vede un grande stracciare di vesti.
    Eppure la questione antropologica è alla base di tutto il resto della politica. La strada indicata da Madre il 17 ottobre 1979 ad Oslo è stata da molti ignorata, se non avversata.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Share via
Copy link
Powered by Social Snap