È morto ieri, 4 luglio, all’età di 87 anni, il card. Cláudio Hummes. Arcivescovo di São Paulo (Brasile) sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e prefetto della Congregazione per il clero sotto il pontificato di Benedetto XVI, è stato il confratello che ha ispirato al neoeletto papa card. Bergoglio la scelta del nome Francesco, raccomandandogli: «Non dimenticarti dei poveri». Nel 2019 il papa ha affidato alla sua guida il Sinodo per l’Amazzonia. Per ricordarlo abbiamo estratto dall’archivio de Il Regno (Regno-doc. 11,2005,316) alcuni passi di una sua conferenza pronunciata nel 2005, nel 40° anniversario della costituzione conciliare Gaudium et spes, che trattano appunto di Chiesa e povertà.

La solidarietà, una sfida

Una Chiesa votata al servizio deve avere come priorità la solidarietà verso i poveri. L’apostolo Paolo ha scritto che ciò che vale è «la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6). La fede deve esprimersi nella carità e nella solidarietà, che rappresenta la versione civile della carità. Questa è una forma elevata, estremamente attuale, urgente e indispensabile di presenza della Chiesa nel mondo. La Gaudium et spes sottolinea vigorosamente il servizio che la Chiesa deve prestare al mondo mediante la solidarietà verso tutti i poveri e sottolinea altresì lo sforzo necessario per superare la povertà, la miseria e la fame nel mondo. Oggi più che mai la Chiesa si confronta con questa sfida. Di fatto, la solidarietà efficace verso i poveri, siano essi singoli individui o interi paesi, è indispensabile per la costruzione della pace. La solidarietà corregge le ingiustizie, ristabilisce i diritti fondamentali delle persone e delle nazioni, vince la povertà e così combatte la rivolta che l’ingiustizia provoca, allontana la violenza che nasce dalla rivolta e costruisce la pace.

 

La giustizia non basta

In questa lotta contro le ingiustizie, la Gaudium et spes ricorre al principio della destinazione universale dei beni della terra e dice: «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli, così che i beni creati devono secondo un equo criterio essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna la carità» (n. 69; EV 1/1551). È importante sottolineare che la Gaudium et spes indica la differenza tra questa posizione cristiana e la giustizia pura, assunta come criterio dal mondo, poiché la giustizia non basta molte volte a riscattare i poveri, occorre anche la carità, che si può fondare solo sulla fede. Come si possono indurre le nazioni ricche e sviluppate a condividere veramente i beni della terra con le nazioni povere? Come si possono portare i paesi poveri a prendere posto alla tavola universale dei beni della terra, nel contesto del nuovo ordine economico mondiale, all’insegna della globalizzazione e di mercati liberi e aperti?

 

La strada della pace

La Chiesa deve impegnarsi in questo compito annunciando i diritti dei popoli, ponendosi al servizio dei paesi poveri, dialogando sugli aspetti che devono essere corretti nel quadro del nuovo ordine economico mondiale. La costruzione della pace passa attraverso questa strada, perché la povertà crea una giusta rivolta che molte volte sbocca infelicemente nella violenza. Uno degli ingredienti del terrorismo attuale non è forse la rivolta contro una povertà imposta e sentita come praticamente invincibile in un futuro prossimo e a medio termine?

 

Ciò che dà scandalo

In modo ampio ed esteso, la Gaudium et spes esorta i cristiani a lottare contro la povertà, la miseria, la fame, l’umiliazione di tanta gente e di interi paesi, affermando: «I cristiani volentieri e con tutto il cuore cooperino all’edificazione dell’ordine internazionale nel reale rispetto delle legittime libertà e in amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la maggior parte del mondo soffre di una miseria così grande che sembra quasi intendere nei poveri l’appello del Cristo che reclama la carità dei suoi discepoli» (n. 88; EV 1/1628). A questo punto, la Gaudium et spes denuncia come scandaloso quanto segue: «Mentre alcune nazioni, i cui abitanti troppo spesso per la maggior parte si dicono cristiani, godono di una grande abbondanza di beni, altre nazioni sono prive del necessario per vivere e sono afflitte dalla fame, dalla malattia e da ogni sorta di miserie» (ivi; EV 1/1628). Tutti sappiamo come questa realtà continui a essere ancora oggi tristemente attuale e, pertanto, rappresenti una sfida per l’azione della Chiesa a livello internazionale nella lotta contro la povertà nel mondo.

 

Promuovere il bene comune

La Chiesa, inserita e attiva nella società umana e nella storia, non esiste per esercitare il potere politico e governare la società: «il fine, infatti, che (Cristo) le ha prefisso è di ordine religioso» (Gaudium et spes, n. 42; EV 1/1450). Tuttavia non può rimanere estranea alla politica, nel senso ampio del termine: la politica cioè che cerca di organizzare e promuovere il bene comune. «La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane» (n. 76; EV 1/1581). Lo stesso vale per tutti i settori della vita pubblica, come l’economia, il servizio sociale e caritativo ai poveri, la costruzione della pace e così via.

 

A servizio dell’unità

La Chiesa è, in modo speciale, come un «sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen gentium, n. 1; EV 1/284). L’unità del genere umano si va manifestando sempre di più nei tempi attuali, principalmente mediante il fenomeno della globalizzazione. Tale fenomeno era già percepito dalla Gaudium et spes, che dimostra come la Chiesa possa e debba mettersi al servizio di questa unità. In tale processo, dice la Gaudium et spes, «la Chiesa, inoltre, riconosce tutto ciò che di buono si trova nel dinamismo sociale odierno: soprattutto l’evoluzione verso l’unità, il processo di una sana socializzazione e consociazione civile ed economica. Promuovere l’unità corrisponde infatti all’intima missione della Chiesa» (n. 42; EV 1/1451). In questo servizio a favore dell’unità del genere umano, la Chiesa non cerca alcun tipo di potere terreno nella società: «La forza che la Chiesa riesce a immettere nella società umana contemporanea consiste in quella fede e carità portate ad efficacia di vita, e non nell’esercitare con mezzi puramente umani un qualche dominio esteriore» (ivi; EV 1/1451).

Cláudio Hummes

cardinale

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