La Chiesa cattolica ha cominciato a ragionare molto di recente sul concetto di «sinodalità», dopo aver sviluppato quasi esclusivamente, nella sua storia, i fondamenti e il contenuto del primato romano (cf. Regno-att. 16, 2019,498). E a partire dai dialoghi ecumenici ha preso a guardare all’esperienza sinodale delle Chiese evangeliche, anglicane e ortodosse come a un esempio arricchente. Sull’ultimo numero della rivista Daniela Sala dialoga con Pawel Gajewski, pastore della Chiesa evangelica valdese di Perugia e docente incaricato alla Facoltà di teologia valdese, analizzando la sinodalità strutturata che caratterizza da tempo le Chiese evangeliche.

Due rami, una sola Chiesa

– Lei è stato recentemente designato presidente della sessione europea del Sinodo valdese. Che cos’è questo organismo e come funziona?

«Il Sinodo è la massima autorità umana della nostra Chiesa. Secondo la Disciplina generale – il documento fondante del nostro ordinamento –, il Sinodo si riunisce in due sessioni: nel Rio De La Plata nella seconda metà di febbraio e a Torre Pellice – nel cuore delle valli valdesi – nella seconda metà d’agosto.

Questa architettura del Sinodo mette in evidenza il fatto che la nostra Chiesa ha due rami, i quali tuttavia rimangono strettamente uniti, formando un solo corpo ecclesiastico.

La sessione di Torre Pellice si chiama europea e non italiana perché fanno parte del Sinodo anche le nostre Chiese che si trovano sul territorio svizzero; è un prezioso retaggio dell’emigrazione, in gran parte proveniente dal Sud dell’Italia.

Il modello sinodale che la nostra Chiesa vive ininterrottamente da quasi cinque secoli è semplice nel suo principio, ma abbastanza articolato nel suo funzionamento. Il principio può essere riassunto con due termini: rappresentanza e collegialità.

 

Rappresentanti senza vincolo di mandato

Ogni comunità locale, ogni organismo territoriale, circuito, distretto ha diritto di essere rappresentato durante la sessione sinodale attraverso una deputazione, composta da una o più persone elette a scrutinio segreto. Si tratta rigorosamente di persone che non esercitano il ministero pastorale.

Esse hanno diritto di parola e di voto, ma senza alcun vincolo di mandato. Prendono le decisioni secondo la propria coscienza, ascoltando la discussione e partecipandovi attivamente. Sono membri del Sinodo a pieno titolo anche i pastori e le pastore in attività di servizio; tuttavia, il loro numero non può essere superiore a quello dei membri non appartenenti al corpo pastorale (…)

Per passare al funzionamento, il principale compito d’ogni sessione sinodale è esaminare l’operato delle sue commissioni amministrative, tra le quali in Italia spicca la Tavola valdese, un nome piuttosto noto. Sottolineo che la Tavola non governa la Chiesa, bensì amministra i suoi affari. Il governo spetta al Sinodo, e a esso devono rispondere tutte le persone che abbiano qualunque tipo d’incarico amministrativo a livello nazionale.

Il termine “amministrazione” … continua a leggere 

 

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

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