Il fermento del lavoro sinodale è simile a un cantiere dove ferve il lavoro. Ne sono testimonianza le sintesi nazionali, il nuovo documento della CEI su I cantieri di Betania, il ruolo dei preti-influencer e il Concilio plenario australiano.

Escono le sintesi nazionali

L’immagine del cantiere rende bene l’idea di tutto quello che è stato avviato dalla macchina sinodale a ogni livello ecclesiale. Ora dal cantiere stanno uscendo – anche se con tempi non coincidenti – le diverse sintesi nazionali dei gruppi sinodali in giro per il mondo e su Regno-doc. 13 pubblichiamo la traduzione di quelle francesi e spagnole (vedi più ampiamente il post di Daniela Sala qui su Re-blog); prossimamente quelle del Regno Unito e del Belgio.

 

In Italia tre cantieri più uno

La Chiesa italiana pubblicherà le proprie a fine estate (al momento esiste solo un «Testo di servizio, articolato attorno a 10 nuclei»), in occasione del Congresso eucaristico nazionale che si terrà a Matera dal 22 al 25 settembre e, se tutto va come previsto, vi sarà anche il papa. Nell’attesa, la CEI ha reso noto il 12 luglio il documento che indica il percorso sinodale del prossimo anno, intitolato proprio I cantieri di Betania. Il testo riepiloga il percorso che la Chiesa italiana si è data e, tenendo l’icona biblica dell’incontro di Gesù a Betania con Marta e Maria, invita per il prossimo anno pastorale ad aprire 3 cantieri già individuati più un quarto che ogni diocesi individuerà. Per i primi, si tratta del «cantiere della strada e del villaggio», «del cantiere dell’ospitalità e della casa»; del «cantiere delle diaconie e della formazione spirituale».

 

Poco rappresentati i giovani e i disabili

Sempre cercando sul tema del cantiere-sinodo, ho trovato un’interessante notizia – solo su La Croix – su un’iniziativa partita dal Dicastero per la comunicazione: un invito fatto specificatamente ad alcuni preti influencer spagnoli e francesi – in questo caso La Croix fa riferimento a p. Gaspard Craplet e ai suoi seguitissimi podcast – perché diffondano un questionario on-line per giovani tra i 25 e i 40 anni sul tema della loro (scarsa) partecipazione alla vita della Chiesa. Gli influencer dovranno poi raccogliere e aggregare i dati delle risposte in forma anonima e inviarli alla Segreteria del Sinodo dei vescovi, dove saranno presi in considerazione come le risposte inviate dalle diocesi. Un modo furbo per colmare quell’assenza che tutti i resoconti diocesani hanno più o meno nella stessa misura lamentato. Un’altra categoria che qualcuno ritiene non sia stata sufficientemente rappresentata nelle sintesi è quella delle persone con disabilità: lo dice molto apertamente, riferendosi alla sintesi spagnola, Xavier Pagés, direttore del Segretariato per la pastorale per le persone con disabilità di Barcellona.

 

L’Australia: sul ruolo delle donne nella Chiesa

Infine tra i cantieri merita certamente una menzione speciale quello australiano, appena concluso. Qui infatti era stato indetto un Concilio plenario nel 2017 e dal 3 al 9 luglio scorsi si è celebrata la fase finale (di questo percorso ne avevamo scritto qui), producendo un documento finale che si può in qualche modo considerare pari – ma formalmente molto più rappresentativo e vincolante – alle sintesi nazionali delle altre Chiese. Meriterà una valutazione a parte, ma nel frattempo, anche grazie al lavoro del corrispondente in Italia di The Tablet, Christopher Lamb, inviato in Australia, sappiamo che una sinodalità praticata e celebrata con cura e metodo ha potuto portare a un accordo condiviso sul ruolo delle donne nella Chiesa, sulla decisione di intraprendere una nuova traduzione del Messale romano e su un uso più ampio della terza forma del Rito del sacramento della penitenza. Il concilio plenario – che dal punto di vista del diritto canonico prende delle decisioni che, se approvate dal papa, saranno vincolanti per tutta la Chiesa locale – ha quindi deciso che la Chiesa in Australia «implementerà» il diaconato femminile qualora la legge della Chiesa universale lo permetterà, e che le donne faranno parte delle «strutture decisionali» di governo.

 

Sul Messale e sul Rito della penitenza

Ogni diocesi s’impegnerà a trovare «nuove opportunità di partecipazione delle donne ai ministeri». Il testo è stato il frutto della mediazione su una prima bozza che, mentre tra i membri del Concilio aveva raggiunto i 2/3 dei voti necessari non ci era riuscito nella compagine vescovile.

Per quanto riguarda gli altri due punti (ma il documento finale prende in considerazione molte altre questioni) il Concilio ha segnato due correzioni di linea. Sulla revisione della traduzione del Messale romano in una forma più inclusiva, questa è sicuramente una rivincita sulla scure dell’organismo vaticano chiamato Vox clara, il cui lavoro censorio aveva innescato un tempo di «guerre liturgiche» (di altro segno rispetto alle attuali) e la cui presidenza era stata dell’attuale cardinale australiano George Pell.

Sulla questione di un maggiore ricorso alla terza forma del Rito della penitenza (ne scriveva magistralmente il canonista Ladislas Orsy qui), chiesto per la scarsità di preti e un territorio assai vasto, ricordiamo che ne fece le spese il vescovo di Toowoomba William Morris, che fu rimosso nel 2011 da Benedetto XVI. Dai cantieri possono uscire quindi cose antiche ma anche cose nuove.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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