«Il papa e le guerre liturgiche» è il titolo con il quale la copertina de Il Regno-attualità n. 14 rinvia a due contributi, che si possono intendere come complementari. Eccone qualche passaggio.

Guardini nella Desiderio desideravi

L’articolo di Andrea Grillo, è intitolato «Francesco – Liturgia: una» ed è scritto a commento della lettera apostolica papale Desiderio desideravi sulla formazione liturgica del popolo di Dio (29.6.2022). Qui le sottolineature che Grillo ha colto, nel nuovo documento liturgico di papa Francesco, al pensiero di Romano Guardini:
«Al centro del testo del 2022 [il papa ha posto] quel tema che già Guardini, un secolo prima, nel 1923, aveva identificato come decisivo: la “formazione liturgica”. Già 100 anni fa questo era un problema, che evidentemente non è nato con il concilio Vaticano II. 
I paragrafi centrali del testo, che ritornano sorprendentemente a molti temi guardiniani, riprendono il compito fondamentale di una “riforma liturgica” da intendersi come “strumento” per giungere a quella “partecipazione attiva” al mistero pasquale, alla quale e dalla quale tutto il popolo di Dio deve essere formato. L’autorità di Guardini entra nel testo per recuperare la logica simbolica, corporea e comunitaria dell’azione rituale. Potremmo dire che si tratta di superare l’idea del “ritus servandus”, per entrare nell’idea del “ritus celebrandus”.
In un’ideale continuità con la profezia di quasi 200 anni fa con cui Antonio Rosmini, 100 anni prima di Guardini, parlava di una “piaga della mano sinistra” della santa Chiesa, per la divisione del popolo dal clero nell’atto di culto. L’autorità con cui la Chiesa dispone la “formazione liturgica” ai nuovi riti ha in questa evidenza antica e nuova la sua forza più decisiva. (…)
Dopo alcuni decenni di blocco, che ha assunto talora la forma di un vero dispositivo, di cui la vicenda liturgica è stato forse il passaggio più eloquente, ora è possibile continuare il cammino iniziato 100 anni fa con le profezie di Guardini, elaborato dai progetti di riforma di Pio XII negli anni Cinquanta, disposto autorevolmente a partire dal 1962 dalla autorità conciliare nei suoi “altiora principia”, entrato in vigore già subito dopo il Concilio, ma poi entrato in crisi a partire dalla fine degli anni Ottanta».

 

Le ordinazioni sospese a Tolone

L’articolo di Guido Mocellin, «Francia – Tradizionalisti: attratti dal dinamismo», dopo aver segnalato altri fenomeni interni al contesto francese, si sofferma sul caso verificatosi nella diocesi di Frejus-Tolone, dove il vescovo Dominique Rey ha rinviato, su richiesta della Santa Sede, le cinque ordinazioni sacerdotali previste per la fine di giugno.
«Due sono francescani italiani, membri di una comunità tradizionalista appena arrivata nel villaggio di Figanières; il terzo è un ex membro dell’istituto tradizionalista di Cristo Re, assegnato al tribunale diocesano; il quarto (l’unico ad aver frequentato il seminario diocesano di La Castille) è un giovane latinoamericano molto apprezzato in parrocchia».
La diocesi presenta due caratteri salienti, scrive Mocellin: «Conta più di 300 sacerdoti, risultando tra le più fertili della Francia, e ha accolto sul suo territorio una ventina di nuove comunità. I due dati sono in stretta correlazione. Il vescovo, proveniente dalla comunità dell’Emmanuel (rinnovamento carismatico), è a Tolone dal 2000 e gli si riconosce una grande vitalità missionaria. La convinzione che il rinnovamento del mondo passi dalla quantità dei sacerdoti lo ha indotto ad accogliere ministri o futuri ministri da qualsiasi Chiesa giungessero, anche da Oltreoceano, senza mostrarsi troppo esigente sulla formazione o troppo attento ai motivi per cui costoro si erano allontanati dalla propria diocesi. (…). Quanto alle comunità generosamente accolte, ve ne sono di tradizionaliste, di carismatiche e di più classiche, tutte nate nel postconcilio e caratterizzate da un forte carisma del fondatore»
«Non “questioni di morale” ma “l’origine delle vocazioni e la pluralità dei percorsi formativi” è ciò che fa problema a Roma», ha scritto mons. Rey in un lungo messaggio del 26 giugno, «“così come la composizione diversificata del nostro presbiterio (tutti i sacerdoti della diocesi) o la presenza di numerose comunità con la difficoltà, a volte, per la diocesi di accompagnarle e integrarle”. Anche “il posto del mondo tradizionalista” a Tolone “è uno dei punti sensibili”, ma “ho sempre cercato di integrare questa corrente all’interno di una vera comunione ecclesiale, nella fedeltà al santo padre e al magistero romano, in particolare al concilio Vaticano II”».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap