In occasione delle celebrazioni legate al 60o anniversario dell’apertura del Concilio, riemergono i temi che sono al cuore dell’attuale percorso sinodale: la «teologia del popolo di Dio» e la «restituzione»

Teologia del popolo di Dio

La parola «sinodo» non si trova «espressamente» in nessuno dei testi ufficiali del concilio ecumenico Vaticano II. Eppure tutto il percorso è profondamente impregnato del suo «spirito». Lo ha ricordato il card. Mario Grech in un messaggio della Segreteria generale del Sinodo alla vigilia del 60o dell’apertura dell’assise, ricordano in particolare i tre termini – «comunione, partecipazione, missione» – che sono il sottotitolo dell’Assemblea sinodale in calendario per l’ottobre 2023.

L’istituto del «Sinodo dei vescovi» nasce nel 1965 (motu proprio Apostolica sollicitudo) per volontà di Paolo VI, e su suggerimento di numerosi padri conciliari, perché vi fosse una struttura permanente «per prolungare nella vita e nella missione della Chiesa, lo stile del concilio Vaticano II, nonché di favorire nel popolo di Dio la viva appropriazione del suo insegnamento».

La parte innovativa, intuita e poi realizzata da papa Francesco sin dall’inizio del pontificato, consiste nell’intrecciare lo strumento-Sinodo con lo stile-sinodale, proprio a partire dalla «teologia del popolo di Dio», ricorda Grech citando Lumen gentium, n. 9 e rifacendosi al discorso di Bergoglio per il 50o d’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015), quando disse che il Sinodo «è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».

 

Restituzione

Parlando in occasione del 250o di fondazione della Pontificia università lateranense, il 5 ottobre, Grech, che del Sinodo è il segretario generale, aveva poi puntualizzato un altro aspetto sinodale-conciliare, relativo a questa fase nella quale si attende la pubblicazione del Documento per la tappa continentale che un gruppo di esperti riunito a Frascati ha consegnato al papa durante l’udienza dedicata al gruppo il 2 ottobre. Il nucleo del discorso ruota attorno al concetto di «restituzione» (cf. anche Re-blog.it), come momento del processo sinodale che segue l’ascolto del popolo di Dio.

«Se la dimensione profetica – ha detto il cardinale nel suo discorso – risiede nel popolo di Dio (la totalità dei battezzati: cf.  Lumen gentium, n. 12) e il primo atto della Chiesa è l’ascolto, allora è proprio al popolo di Dio che va restituito l’esito di quell’ascolto. E poiché il popolo di Dio vive nelle Chiese, alle Chiese va inviato il documento» per la tappa continentale.

Per il segretario del Sinodo questo passaggio «non è né una concessione né una degnazione verso chi sta ai margini di un progetto; non un gesto di bon ton per guadagnare qualche simpatia o un po’ di consenso a buon mercato; nemmeno un resoconto – anzi, un rendiconto – a qualcuno che rivendica il diritto di sapere. È un atto ecclesiale meramente sinodale, che riflette nella circolarità del processo la “mutua interiorità” che intercorre tra le Chiese particolari e la Chiesa universale».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “il regno”

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