Sinodo tedesco: quei “sì” nati da un dibattito fra pari

Conclusa a Francoforte la V assemblea del Synodaler Weg, un percorso in cui le varie componenti della comunità cattolica si sono confrontate a viso aperto su temi che interessano tutta la Chiesa, chiamando le cose con il loro nome. 

Approvati testi su diaconato per le donne e apertura al discorso sull’ordinazione femminile, predicazione di laiche e laici nella celebrazione eucaristica, benedizione delle coppie omosessuali, diversità di genere, celibato non obbligatorio per i preti: i vescovi li porteranno alla fase universale del Sinodo.

«C’è stata e continua a esserci una grande attenzione soprattutto mediatica sul cammino sinodale in Germania; questo ovviamente porta a letture frammentate e forse a volte superficiali». Così si è espresso il vescovo di Velletri-Segni mons. Stefano Russo, davanti alla V Assemblea sinodale celebrata a Francoforte (9-11 marzo scorso) che gli chiedeva come viene recepito il Sinodo tedesco in Italia. Russo è il primo osservatore inviato dalla Conferenza episcopale italiana al Synodaler Weg (SW), il Cammino sinodale tedesco.1

Come non dargli ragione in questa sua sintetica valutazione? Anzi, si può dire di più: queste «letture frammezzate e a volte superficiali» sono una vera e propria lente distorcente che spettacolarizza e demonizza il sinodo tedesco, facendolo apparire un cammino scismatico, di protestantizzazione, di democratizzazione [termini che per chi li utilizza così sono negativi, ndr] della Chiesa in Germania. Nella conferenza stampa finale il vescovo Georg Bätzing, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) e del direttivo del SW, ha affermato senza se e senza ma, e per l’ennesima volta, che la Chiesa in Germania non vuole né lo scisma né essere una Chiesa nazionale. 

 

Un percorso specifico, ma non isolato

La lente deformante con cui si guarda spesso al SW non rende giustizia al percorso tedesco nella sua ricchezza di contributi; non ricorda il punto di partenza: lo scandalo degli abusi sessuali e del loro occultamento; non tiene conto dell’obiettivo: la missione evangelica in una Chiesa più sinodale e credibile; non si interessa delle procedure: la trasparenza e la cultura del dibattito fra pari (auf Augenhöhe significa «occhi negli occhi»); non vede neppure la dinamica che questa pratica sinodale ha innescato: quella di una più chiara presa di coscienza della natura sistemica dei problemi della Chiesa – e questo anche da parte dei vescovi, come alcuni di loro hanno dichiarato.

In questi quattro anni la prassi sinodale non è stata priva di problemi, di intoppi (tra cui la pandemia), di momenti difficili e talvolta drammatici (a settembre, con la bocciatura del testo sulla morale sessuale, molti volevano abbandonare il SW), ma è riuscita nella consultazione e nella ricerca di consenso. Infine, si deve sottolineare che il contesto del Sinodo universale ha impedito che quello tedesco diventasse un Sonderweg, un cammino speciale: i cattolici tedeschi hanno percepito di non essere soli nel cammino di rinnovamento.

 

Testi di compromesso, ma da cui non si torna indietro

«Le grandi questioni che stiamo affrontando in questo cammino sinodale sono presenti anche altrove», ha detto Beate Gilles, Segretaria generale della conferenza episcopale tedesca, anche alla luce dell’esperienza fatta a Praga lo scorso febbraio (tappa continentale europea del sinodo 2021-2024). 

Nei tre giorni della V assemblea sinodale sono stati approvati testi importanti: quello sul diaconato per le donne, che mantiene aperto il discorso sull’ordinazione femminile (Le donne nei ministeri sacramentali: prospettive per un confronto nella Chiesa universale); quello che dà alle donne e ai laici in generale la possibilità di predicare durante la celebrazione eucaristica (Annuncio del Vangelo da parte di persone laiche nella Parola e nei sacramenti), il testo sulla benedizione alle coppie omosessuali, quello sull’approccio alla cosiddetta «diversità di genere» delle persone transgender e intersessuali, e il testo che propone di eliminare l’obbligatorietà del celibato per i preti.

Sono documenti che propongono azioni concrete e che sono sostenuti da testi di fondamento teologico, approvati nelle assemblee precedenti. Solo il testo “Gestire la diversità di genere” sostituisce con una lunga premessa il testo base Vivere in rapporti che funzionano – Linee di fondo di un’etica sessuale rinnovata, che è stato bocciato nella IV assemblea sinodale del settembre scorso, perché non aveva ottenuto la maggioranza dei due terzi dell’episcopato.

Molti di questi testi non sono applicabili senza il consenso di Roma, tuttavia tutti e 15, approvati in questi quattro anni di SW, esistono, e secondo l’efficace metafora del vescovo di Osnabrück Franz-Josef Bode, membro del direttivo del SW, «non si può far rientrare il dentifricio nel tubo da cui è uscito». 

Quasi tutti i testi dell’ultima assemblea hanno subìto ampi cambiamenti prima di essere votati, perché i vescovi sono intervenuti con vari emendamenti, ridimensionando la portata riformatrice dei documenti. Sono quindi un compromesso, non un risultato eclatante. A conclusione del SW non ci sono stati toni trionfanti, bensì la consapevolezza di aver raggiunto risultati importanti, mentre il lavoro continua. La stessa Beate Gilles in conferenza stampa ha detto «es geht hier um das Ganze», ovvero non si tratta di pesare il compromesso ma di soppesare l’intero, il SW e il sinodo universale, tuttora in corso. È importante «gettare ponti».

 

Le donne e ministeri ordinati

Il «testo operativo» Le donne nei ministeri sacramentali: prospettive per un confronto nella Chiesa universale ha recepito la mozione del vescovo di Fulda Michael Gerber che mette a punto il testo sul diaconato per le donne, mantenendo l’apertura a tutti i ministeri ordinati, e invitando il papa a rivedere l’Ordinatio sacerdotalis. Il testo impegna i vescovi a portare il testo e a «difenderlo» (Anwaltschaft übernehmen) a livello di Chiesa universale. L’80,77% dei vescovi ha votato a favore, complessivamente il testo ha ottenuto il 93,65% di pareri favorevoli, 12 contrari e 13 astenuti.

Katharina Ganz, teologa e superiora delle francescane (Forum III), ha detto:

«Siamo molto sollevate e grate che il testo sui ministeri ordinati (sacramentali) sia stato accettato, anche se dobbiamo inghiottire il rospo che la priorità in questo momento ce l’abbia il diaconato. I vescovi si impegneranno attivamente e faranno in modo, con la competenza teologica che abbiamo condiviso, che l’ordinazione delle donne venga discussa a tutti i livelli, elaborata teologicamente e sviluppata nella Chiesa universale». 

Secondo Ute Leimgruber, consulente del Forum III,

«Con il voto positivo dei vescovi il tema dell’ordinazione sacramentale per le donne è sul tavolo, non sparirà dal tavolo e dovrà essere discusso e disciplinato nella Chiesa universale. Ci sono nel mondo molte donne che gioiscono con noi; spero che leggano questi testi e che sentano attraverso di essi il nostro sostegno e la nostra solidarietà, perché la discriminazione delle donne nella Chiesa possa finire».

 

Predicazione di laiche e laici

Importante anche il testo Annuncio del Vangelo da parte di persone laiche nella Parola e nei sacramenti, che consente alle donne di predicare nella celebrazione eucaristica. Sono tuttavia rimasti fuori temi molto importanti come la confessione laica, la benedizione dei malati e l’unzione degli infermi. È stato tirato il freno a mano, rinviando a ulteriori approfondimenti e verifiche.

Per Dorothea Sattler (Forum III), «è importante che venga riconosciuta l’autorevolezza delle donne esperte in teologia, che possiamo predicare la parola del Vangelo di Cristo con competenza. È importante che i vescovi sostengano questo testo, perché è anche importante che i carismi delle donne siano percepiti e rispettati nelle comunità. Sono grata per l’approvazione del ministero della predicazione per donne competenti e preparate. Sono anche fiduciosa che in questo processo di consultazione, insieme ai vescovi, saremo in grado di esaminare i modi della partecipazione delle donne anche alla ideazione e preparazione delle celebrazioni sacramentali.

Sono grata di aver raggiunto questo risultato, che non è stato facile, ma che stiamo semplicemente portando nel contesto della Chiesa mondiale. Vogliamo questa rete a livello universale e vogliamo far arrivare questi argomenti, che sono la linea di fondo del nostro forum, ma anche di tutto il percorso sinodale, dalla Germania all’intero processo di discussione della Chiesa universale».

 

Diversità di genere

Anche l’approvazione del «testo operativo» Gestire la diversità di genere è stata salutata da un lungo applauso che ha sciolto la tensione di un dibattito intenso, un applauso rivolto anche alla conferenza episcopale, che ha votato a favore del testo: 38 voti a favore che corrisponde all’84,44%, 7 contrari (15,56%), 13 astenuti. L’Assemblea nel suo insieme l’ha approvato al 96,51%.

Nella presentazione del testo Andreas Lob-Hüdepohl, docente di Etica teologica e membro del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, ha sottolineato che il suo obiettivo è un approccio attento e riconoscente alla diversità di genere. Ha ricordato che anche la Chiesa australiana ha elaborato un documento sulla differenza, che è stato ben accolto dalle persone, non solo credenti. Tra gli ospiti della V assemblea sinodale c’era anche il vescovo australiano (Sandhurst) Shane Anthony Mackinlay.

 

E il cammino prosegue

Con la chiusura della V Assemblea sinodale si chiude un capitolo – la I Assemblea si è tenuta nel gennaio 2020 –, ma in Germania la strada della sinodalità è tracciata e il cammino proseguirà.

Come? Innanzitutto, è stata eletta una commissione sinodale che porterà avanti il lavoro incompiuto del SW: alcuni testi non sono arrivati alla votazione, come quello centrale sulla sinodalità Consultare e decidere insieme. La Commissione sinodale composta da vescovi, consacrati/e, laiche e laici avrà anche il compito di costituire il Consiglio sinodale, respinto dal Vaticano in una lettera del gennaio scorso, rifiuto ribadito recentemente nell’intervento del nunzio apostolico, il croato Nikola Eterović all’Assemblea della Conferenza episcopale tedesca di Dresda (27 febbraio-2 marzo). Sul consiglio sinodale i tedeschi prendono tempo per arrivare a una soluzione che si muova all’interno del Codice di diritto canonico, come più volte ricordato da Bätzing, anche nella sua risposta al Vaticano. Infine, fra tre anni (dunque nel 2026) ci sarà una sesta assemblea valutativa.

 

In ordine alfabetico

Suggestivo ora, in quest’ottica, ricordare quell’assise di 230 delegati seduti in ordine alfabetico, laiche accanto a religiosi, vescovi accanto a laici: un’immagine di grande impatto mediatico. Finalmente si parla e discute, si pratica la cultura del dibattito aperto, si chiamano le cose con il loro nome, senza nascondersi dietro fumose e vaghe formulazioni.

Non dobbiamo dimenticare da dove questo ha avuto origine: dalla crisi degli abusi, ampiamente e dettagliatamente trattate dallo Studio MHG (progetto scientifico Abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi di sesso maschile nella giurisdizione della Conferenza episcopale tedesca) pubblicato nel 2018, lo stesso anno in cui Francesco parlava del clericalismo nella Lettera al popolo di Dio. 

 

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1 Il SW è composto da 230 delegati, ha uno proprio statuto e ha costituito quattro gruppi interni detti Forum: quello sul potere nella Chiesa, quello sulla dimensione esistenziale del prete, quello sui ministeri delle donne nella Chiesa, e infine quello sulla morale sessuale.

Le assemblee sinodali sono il momento plenario nel quale i testi vengono discussi, vengono eventualmente presentate le mozioni e, soprattutto, vengono votati i documenti.

Nel tempo che va da una assemblea plenaria alla successiva i gruppi di lavoro si ritrovano ed elaborano il testo, modificandolo in base agli emendamenti. Quando il testo arriva in seconda lettura non è mai identico alla versione precedente; a quel punto deve essere approvato da una maggioranza composta anche da due terzi dei vescovi.

Tutti i testi proposti al SW in questi tre anni hanno dovuto superare le due letture e l’approvazione finale, con la stessa proporzione. Altri testi che riguardano le strutture di potere della Chiesa hanno richiesto anche i due terzi dei delegati non maschi. 

 

 

Da Il Regno delle Donne

Paola Colombo

Giornalista

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