La Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea   (originariamente Commissio episcopatuum Communitatis Europaeae, da cui la sigla tuttora in uso COMECE) è l’organizzazione che riunisce i vescovi delegati dalle 26 conferenze episcopali dell’Unione Europea e ha un segretariato permanente a Bruxelles.

È stata istituita il 3 marzo 1980 ed è stata preceduta dal Servizio europeo di informazione pastorale (1976-1980). Le discussioni fatte nel 1970 sulla creazione di uno strumento di collegamento tra conferenze episcopali e la Comunità europea si sono concretizzate, alla vigilia delle prime elezioni dirette del Parlamento europeo nel 1979, nella nascita della COMECE. Nota bene: la COMECE non va confusa con il Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa (CCEE) https://www.ccee.eu/, organismo che raccoglie gli episcopati dell’Europa anche non UE (sulle origini di quest’ultimo, cf. anche Regno-att. 20,2022,639).

 

Unità e solidarietà

L’Assemblea di primavera della COMECE, che si è tenuta a Roma, ha eletto il 22 marzo scorso come nuovo presidente mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina. Crociata, 70 anni, subentra alla presidenza del card. Jean-Claude Hollerich per il quinquennio 2023-2028. «Questo è un momento cruciale per l’Europa e per la Chiesa», ha detto il neopresidente. «Unità e solidarietà sono più che mai necessarie. Dovrebbero guidarci attraverso le numerose transizioni che le nostre società devono affrontare (…) Mi riferisco in particolare alla necessità di una ripresa giusta e sostenibile dalle conseguenze della pandemia di COVID-19, facendo in modo di non lasciare indietro nessuno, e rinnovando altresì la vocazione dell’Unione Europea a essere fonte di sviluppo e promessa di pace per il nostro amato continente e per il mondo».

Crociata è il delegato della Conferenza episcopale italiana presso la COMECE dal 2017, e in questi ultimi 5 anni ha ricoperto la carica di primo vicepresidente.

L’Assemblea ha poi eletto 4 nuovi vicepresidenti: mons. Antoine Hérouard (Francia), mons. Nuno Brás da Silva Martins (Portogallo), mons. Rimantas Norvila (Lituania) e mons. Czeslaw Kozon (Conferenza episcopale dell’Europa del Nord).

 

Emigrazione, ambiente, digitale

Riproponiamo qui la lettura del testo che mons. Crociata ha pronunciato in occasione di un seminario di studi presso il Centro europeo per le questioni dei lavoratori (Parigi, 14-16.5.2019), dedicato a «Un’Europa sociale e del lavoro. Il contributo delle organizzazioni dei lavoratori» (Regno-doc. 13,2019,443).

L’intervento – di estrema attualità – dopo un’introduzione che richiama la vitalità insostituibile del tessuto associativo per la società, si propone di «sottolineare tre ambiti che sono destinati comunque a determinare il futuro, con potenziali effetti preoccupanti per i paesi europei»: l’emigrazione, l’ambiente, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale.

Il motivo di queste preoccupazioni è dato dalla fragilità da cui è afflitta l’Unione, insieme all’intero continente, a causa della sua coesione inconsistente, della mancanza di visione comune e dell’assenza di capacità progettuale condivisa. Il compito indicato è quello di assumere un atteggiamento positivo, sostenendo «tutto ciò che promuove quella figura di persona e di società che ha plasmato l’Europa».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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