Annotazioni al termine della fase continentale e in attesa del documento di sintesi generale. Assonanze con chi si è occupato solo del tema delle violenze nella Chiesa (Francia). Qualche fatica e qualche novità per l’Italia

Le assemblee continentali e quella tedesca

Si è conclusa la fase delle assemblee continentali 2023-2024 del Sinodo dei vescovi e siamo in attesa dei documenti che ne sintetizzano i lavori – al momento solo l’Asia ha già presentato il documento finale, ma via YouTube – che hanno come scadenza di consegna alla Segreteria generale del Sinodo a Roma il 31 marzo.

Si è concluso anche il percorso delle 5 assemblee del Cammino sinodale tedesco e, pur con tanti timori per eventuali strappi – espressi anche recentemente dal card. W. Kasper –, l’esito è stato tutto considerato «moderato» (cf. anche I. De Gaulmyn, caporedattrice di La Croix): tutte le questioni dottrinali che concernono l’orbe terraqueo cattolico sono demandate a Roma.

Ciò che invece è previsto come prerogativa degli episcopati locali dal vigente diritto canonico verrà implementato nelle diocesi a seconda dell’orientamento dei diversi episcopati.

 

Coppie omosessuali, punto dolente

Il punto dolente è la questione delle benedizioni alle coppie omosessuali, come ha detto anche il cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, non favorevole a questa ipotesi, visto il responsum ad dubium in merito firmato dal Dicastero per la dottrina della fede nel 2021.  A questo impasse sembrano essere sfuggiti i vescovi belgi, che nel loro testo di riflessione sull’accompagnamento pastorale delle persone omosessuali dello scorso settembre avevano incluso anche uno «schema di preghiera per l’impegno delle coppie omosessuali cristiane».

Il testo che sarà lo strumento di lavoro dell’Assemblea del Sinodo dei vescovi, che verrà celebrata il prossimo ottobre, verrà steso dalla Commissione preparatoria i cui membri – oltre al relatore generale del Sinodo, card. Hollerich – sono stati resi noti il 15 marzo: p. Giacomo Costa (che  ne sarà il coordinatore); il vescovo australiano Timothy John Costelloe (Perth); il vescovo USA Daniel E. Flores (presidente della Commissione dottrinale dell’USCCB); suor Shizue Hirota (Tokyo); il vescovo mozambicano Lucio A. Muandula (Xai-Xai); il teologo don Dario Vitali; don Tomasz Trafny, membro del Dicastero per la cultura e l’educazione (che ne sarà il segretario).

 

Un’interessante coincidenza di obiettivi

Notazione-intermezzo: a metà marzo è stato consegnato ai vescovi francesi il rapporto dei 9 (nove!) gruppi di lavoro composti da laici e laiche, religiosi e  religiose, diaconi, chierici e vescovi, istituiti a partire dalla presentazione del Rapporto Sauvé, frutto della Commissione indipendente sugli abusi nella Chiesa cattolica (CIASE).

Tra gli interrogativi emersi, al fine di rendere la Chiesa meno clericale, con rapporti di potere al suo interno più equilibrati, c’è quello relativo all’«opportunità di aprire alle donne» il ministero del diaconato e quello relativo all’«opportunità di condurre una sperimentazione sull’ordinazione di uomini sposati».

 

In Italia: novità e «fatiche»

Quanto al Cammino sinodale italiano, dopo la prima riunione del Comitato nazionale di fine febbraio, l’11 e il 12 marzo si sono riuniti a Roma i 250 referenti diocesani, sotto la presidenza di mons. Erio Castellucci, presidente dello stesso Comitato.

I referenti – come dichiara il comunicato finale dell’assemblea – hanno lavorato sul tema dei cantieri che in tutta la Penisola – dato al 31 gennaio scorso – ammontano a 377: 101 «della strada e del villaggio», 99 «dell’ospitalità e della casa», 93 delle «diaconie e della formazione spirituale» e 84 scelti dalle diocesi.

Sono state registrate «fatiche, legate a un calo d’entusiasmo e alla problematicità nell’interessare più persone nel Cammino. Dai tavoli è emersa una certa lentezza a integrare lo stile sinodale nella pastorale ordinaria e a incarnare la “Chiesa in uscita”, così come la scarsa formazione alla sinodalità di sacerdoti e laici, il mancato coinvolgimento dei seminaristi, la pesantezza delle strutture, l’utilizzo di un linguaggio non adeguato al nostro tempo, la difficoltà dei presbiteri rispetto al processo sinodale e alla relazione con i laici, la complessità dei passaggi e degli obiettivi del Cammino».

Dato ribadito anche dal segretario generale della CEI in conferenza stampa alla fine dell’ultimo Consiglio permanente (23 marzo): «È vero, ci sono alcune resistente interne». C’è quindi «la necessità di proseguire nel lavoro con un metodo capace di unire l’ascolto, il dialogo e la capacità di essere aperti al mondo in cui si vive».

All’Assemblea dei referenti diocesani è stato poi presentato l’Organigramma del Cammino sinodale delle Chiese che sono Italia, che comprende le seguenti categorie: referenti diocesani, referenti regionali, Presidenza del Comitato nazionale, Comitato nazionale, commissioni del Comitato nazionale, presidente e segretario del Comitato nazionale.

Ma solo dopo Pasqua si conosceranno i nomi.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap