Strategie di plagio negli abusi. Uno studio su Il Regno – documenti

Nato come contributo a un volume collettaneo uscito in Francia lo scorso anno (A. Danion-Grilliat, M.-J. Thiel, F. Trautmann, [a cura di], Abus sexuels. Écouter, enquêter, prévenir, Presses universitaires, Strasbourg 2022), il testo «L’uso dei testi ispirati nelle strategie di plagio» di Alessandra Pozzo, semiologa e ricercatrice al Laboratoire de recherche historique Rhône-Alpes CNRS di Lione, pubblicato sul zdi Il Regno – documenti, propone un’analisi di come i testi (e i contesti) possono essere manipolati da chi cerca d’ottenere il controllo delle coscienze dei propri sottoposti, nella vita religiosa in particolare.

L’uso si contrappone all’interpretazione, l’estrapolazione alla contestualizzazione; il tutto contribuisce a creare una «cultura d’autorità» (non d’autorevolezza) che va nella direzione di far «cambiare l’opinione di qualcuno», quasi che il testo abbia un «carattere performativo» per convincere e favorire una forma di credenza granitica più che il dubbio.

L’analisi letterale di un brano della Regola di san Benedetto sui diversi gradi dell’umiltà, che non tiene conto di altri passi della Regola stessa, come ad esempio quello sul discernimento, fa emergere la figura del superiore come «pericolosamente sovrapposta» a quella di «Dio stesso», e fa comprendere come il passo verso il plagio sia molto breve. Lo stesso, ma molto più accentuato, è presente in alcuni passi di un vademecum dei Legionari per l’esame di coscienza quotidiano.

Di seguito pubblichiamo un estratto dello studio, rimandando per la lettura completa al sito della rivista. (Daniela Sala)

Uso versus interpretazione

La lettura dei resoconti di abusi nella Chiesa cattolica, che le inchieste degli ultimi anni ci hanno rivelato, manifesta un modo specifico di riferirsi ai testi biblici: quello delle strategie di plagio. Esplorando i racconti di abuso, questo articolo si propone di sondare alcune modalità espressive che favoriscono una cultura dell’autorità. Questa gioca un ruolo fondamentale nella relazione malsana tra predatore e vittima. Tra i postulati che si desidera verificare con questa argomentazione, c’è innanzitutto l’ipotesi che la manipolazione ordita dal predatore sarà tanto più efficace e produrrà i suoi effetti perversi perché è prodotta nell’ambito di una cultura che la favorisce e l’alimenta, e non solo intorno a un’eventuale fragilità psicologica della vittima.

L’approccio proposto permette di evidenziare alcuni dei dispositivi comunicativi che hanno causato l’uso improprio dei principi fondamentali del messaggio cristiano, dando luogo ad abusi spirituali, di autorità e sessuali in contesti che proponevano la pratica della perfezione evangelica.

Nella seconda parte di questo lavoro esamineremo alcuni esempi di abusi causati dall’uso di testi ispirati e di argomentazioni d’autorità, elaborati da comunità religiose in cui si sono osservate delle derive settarie. 

 

Come l’antico lettore della Bibbia

Il titolo di questo articolo introduce il criterio dell’uso di un documento: un’attività che si oppone alla sua interpretazione. Si tratta di due modi diversi di accostarsi a un’opera, solitamente scritta: nel nostro caso i libri della Bibbia, del Vangelo o di altri testi ritenuti ispirati da comunità religiose specifiche. 

La distinzione tra le due posture è stata esplorata da Umberto Eco nel suo lavoro sulla cooperazione interpretativa.

L’interpretazione della Bibbia si è arricchita grazie al recente sviluppo degli studi biblici. Esaminare la retorica e le figure letterarie dell’antica tradizione ebraico-palestinese ci permette oggi di accedere al significato quasi come un antico lettore della Bibbia, facendoci apprezzare l’immaginario che un raffinato teologo usava nell’antichità per esprimere la propria esperienza di Dio. Questo tipo di approccio ai testi ci permette di interpretarli.

 

La sovracomprensione di un testo

Per spiegare come l’uso si differenzi dall’interpretazione, invece, è sufficiente essere consapevoli che certe citazioni di un testo sacro presenti nel discorso pronunciato o scritto da un rappresentante della Chiesa sono da considerarsi come estrapolazioni. Un passaggio che appartiene a un’argomentazione in cui trova tutta la sua coerenza viene inserito in un nuovo testo dove assume un valore diverso. Frasi tratte da un testo prestigioso ma estraneo all’esposizione vengono utilizzate, senza fornire un’interpretazione, per sostenere un’affermazione non pertinente all’opera originale. Quando questa citazione è estrapolata da un’opera autorevole, essa trasmette il suo prestigio all’argomentazione in cui viene spostata, anche se quest’ultima presenta delle incoerenze. 

L’estrapolazione non è di per sé negativa, anzi può contribuire a una migliore comprensione dell’opera. Basti pensare che la sovracomprensione di un testo, cioè il fatto di chiedere a un testo qualcosa di più di quello per cui è stato concepito, fa parte del progresso della ricerca scientifica, o della conoscenza del mondo in generale.

 

Persuasivo e performativo

Senza un’attività di sovracomprensione delle opere, Freud non avrebbe formulato la sua teoria del complesso di Edipo a partire dalla tragedia di Sofocle, per esempio. La sovracomprensione di un testo costituisce parte integrante della predicazione in qualsiasi tradizione religiosa che verta su un corpo dottrinale di testi ispirati.

Nel campo degli abusi, invece, l’uso di una citazione spesso non corrisponde a una sovracomprensione. In questo caso l’estrapolazione di un testo ispirato o sacro viene utilizzata in un discorso persuasivo, per conferire autorità a ciò che si afferma allo scopo di cambiare l’opinione di qualcuno. Oppure l’uso di un testo ispirato assume deliberatamente un carattere performativo, cioè cerca di convincerci a fare qualcosa che non vorremmo fare.

In entrambi i casi è necessario prestare particolare attenzione all’attività espressiva che si sta svolgendo, poiché questo tipo di uso dei testi sacri, che intende cambiare il modo di considerare qualcosa o qualcuno, può veicolare una strategia della manipolazione.

Alessandra Pozzo

Semiologa

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