Le parole assumono consistenza di significato non solo per sé stesse, ma quando (talora soprattutto) sono pronunciate in un particolare contesto e momento. E a seconda di chi le pronuncia. Per il ruolo che ricopre. O per la sua autorevolezza. Queste circostanze ieri c’erano un po’ tutte a Cuneo, quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha tenuto il discorso celebrativo in occasione della ricorrenza del 25 aprile. Lo si può leggere integralmente sul sito della Presidenza della Repubblica.

Di fronte ai tentennamenti, alle sgrammaticature, alle ambiguità di alcuni esponenti della attuale destra di governo e di fronte a un clima di radicalizzazione che ha coinvolto alcuni commentatori e alcuni esponenti della sinistra, il presidente ha ricordato nell’ordine: il rapporto costitutivo tra antifascismo e Resistenza e tra Resistenza e Costituzione; tra Costituzione repubblicana e forma e valori delle istituzioni democratiche; tra antifascismo, Resistenza e principi di civiltà, che furono programmaticamente conculcati e annichiliti, in nome di teorie aberranti, dal fascismo. La rivolta morale dei resistenti – ha detto il presidente – fu un movimento patriottico per il riscatto della nazione; la guerra di liberazione dal nazifascismo riguardò in forma plurale culture e componenti diverse della società e delle istituzioni; il significato attuale della Resistenza riguarda i valori condivisi di libertà e solidarietà, evidenziando a livello internazionale come quei valori siano oggi nuovamente minacciati in Europa, come soprattutto nel caso della guerra di invasione Russa in Ucraina.

Con due affermazioni che vanno oggi a correggere atteggiamenti politici inadeguati: non si può essere post-fascisti, senza essere antifascisti; la Resistenza è patrimonio di tutti non monopolio di qualcuno.

Gianfranco Brunelli

Direttore de “Il Regno”

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