Bello come l’amore

Un altro libro d’arte? Non proprio. Il Trittico delle cose ultime. Grünewald, Holbein, Raffaello a firma di Giorgio Gualdrini (Pazzini, Rimini 2023) accosta immagini e riflessioni dei grandi autori dell’arte ma anche di minori riletti in prima persona. Il fil rouge lo coglie Erio Castellucci che nella presentazione del volume ripercorre la storia e il significato del bello e dell’armonia nel pensiero occidentale.
Fino ad arrivare alla concezione cristiana della bellezza del Cristo: «Non il corpo perfettamente proporzionato nella sua armonia esteriore, ma il corpo perfettamente offerto nella sua armonia interiore. Nemmeno solamente l’armonia delle facoltà dell’anima con le parti del corpo, ma il dono di tutto sé stessi, anima e corpo, a Dio e ai fratelli. Non l’uomo di Vitruvio, in altre parole, ma l’uomo del Golgota è il paradigma di riferimento della bellezza cristiana: il crocifisso, la cui morte è già rischiarata dall’alba della risurrezione».
L’offerta di sé rende bello (e buono, nella coppia che la grecità aveva già messo assieme) l’uomo che porta la salvezza: in questo senso «la bellezza salverà il mondo», la celebre frase de L’idiota di Dostoevskij è chiave di volta per tutti i credenti.

 

Quando un papa rinuncia

Quando un papa rinuncia, che cosa succede? Al momento possiamo solo dire che cosa è successo, perché in effetti manca una normativa specifica: lo ha detto lo stesso papa Francesco, lo hanno scritto canonisti e storici della Chiesa all’indomani delle dimissioni di papa Benedetto XVI nel febbraio 2013.
Tra questi ultimi ne scrisse tempestivamente Roberto Rusconi, uno studioso noto per i suoi lavori sulla storia del papato, nel volume Il gran rifiuto. Perché un papa si dimette (Morcelliana, Brescia) e che oggi viene ripubblicato, arricchito di una Introduzione e di una Postfazione, in cui vengono esaminati i problemi posti dalla presenza di un papa emerito accanto al pontefice regnante a 10 anni dall’evento.

Come scrive Daniele Menozzi, la convivenza di due papi ha «evidenziato che nell’auspicato aggiornamento dell’ufficio papale non può essere omessa la disciplina dell’istituto delle dimissioni. Le interviste di Bergoglio sulla questione sembrano allora prospettare un processo. Non a caso il termine esprime un aspetto cruciale della sua linea di governo. Si tratta di recepire la regolamentazione della rinuncia del pontefice all’interno dell’agenda di governo della Chiesa. Ma anche d’evitare che sia condizionata dall’esperienza del primo papa emerito della storia».

 

Dal nostro scaffale

• Il «Gigante» di questo numero è il vescovo di Monreale, mons. Cataldo Naro, prematuramente scomparso nel 2006. Fondatore del centro culturale Cammarata di San Cataldo, «fucina di ricerche e pubblicazioni di alto valore scientifico» – scrive Sergio Tanzarella –, ha conservato anche nel ministero episcopale la cura per la storia e segnatamente per la storia della Chiesa locale, «liberata dalla pura erudizione o dall’esaltazione dei fasti di un passato talvolta falsificato».
• Quando l’ecologia diventa ansia per il futuro: si potrebbe sintetizzare così il senso del libro di Claudio Kulesko, Ecopessimismo. Sentieri nell’antropocene del futuro (Piano B edizioni, Prato 2023). Il paradiso è perduto e le immagini di paesaggi idilliaci sono finte di fronte alla tragedia di un pianeta che implode, scrive Giancarlo Azzano. Testo poco consolatorio, ma utile anche per comprendere anche l’emergere del tema e la sua elaborazione da parte delle generazioni più giovani.

• In qualche modo si parla ancora di giovani anche nell’indagine teologico-pastorale curata da Assunta Steccanella e Lorenzo Voltolin nel volume Giovani, fede, multimedia. Evangelizzazione e nuovi linguaggi, (Messaggero, Padova 2022). E lo spunto è quanto si è imparato durante il lockdown: innanzitutto analizzando la cosiddetta media education (quali mezzi e quali messaggi veicolare); poi alcune esperienze sorte appunto a motivo delle restrizioni dovute al COVID: il sorgere di influencer come don Alberto Ravagnani, l’app I-Breviary, la Scuola di preghiera del seminario di Padova – scrive Paolo Tomassone –.

• Chi ricorda la (prima) monaca di clausura intervistata da Sergio Zavoli nel 1957? Era una carmelitana bolognese, Maria Teresa Tosi. Si era fatta conoscere perché, in cerca di fondi per ricostruire il proprio monastero bombardato durante la guerra, cominciò a dialogare con i lettori di Oggi, scrive Fabio Ruggiero. La sua ricerca interiore, che la portò a uscire dal Carmelo (non senza incomprensioni) e a fondare una comunità – l’Eremo della Trasfigurazione – vicino a Spello, è raccontata da Marzia Ceschia in Parole senza voce. Profilo spirituale di Madre Teresa dell’eucaristia (Sugarco, Milano 2022).

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