Sul tema della sinodalità nella Chiesa vi è già una bibliografia imponente, fiorita soprattutto nel corso degli ultimi decenni. Il libro Metamorfosi della sinodalità. Dal Vaticano II a papa Francesco (Marcianum Press, Venezia 2023) potrebbe quindi sembrare un ennesimo titolo destinato ad affiancarsi alle centinaia già pubblicati su questo argomento. E tuttavia, l’ultimo lavoro di Carlo Fantappiè, autorevole canonista ordinario all’Università di Roma Tre, presenta caratteristiche inedite che lo fanno particolarmente apprezzare, come scrive Paolo Cavana su uno degli ultimi numeri della rivista. Alcune riflessioni sull’evoluzione del concetto nella teologia e nel diritto canonico sono state anticipate anche qui.

 

Il Vaticano II non ha mai usato il termine sinodalità, però…

Si tratta infatti di uno studio che mira a ricostruire, in concisa quanto efficace sintesi, l’evoluzione di tale concetto dal concilio Vaticano II a papa Francesco attraverso l’analisi storico-critica della dottrina teologica e canonistica e dei documenti magisteriali, cogliendone gli snodi essenziali, le fasi di sviluppo e i nodi tuttora irrisolti e da chiarire. Proposito dell’autore è quello di «storicizzare la sinodalità», correggendo «la tendenza, diffusa tra teologi e canonisti, di considerare i concetti e gli istituti giuridici come realtà puramente ideali e immobili, e pertanto non soggetti alle variazioni e ai condizionamenti delle lingue, degli usi, dei contesti e delle epoche» (10).

Un simile progetto, ambizioso quanto illuminante, è perseguito mediante la suddivisione del percorso di ricerca in 3 capitoli. Il primo è dedicato (e intitolato) alla «Genesi del concetto», partendo dal concilio Vaticano II che non usa mai il termine «sinodalità» ma ne «pone una serie di premesse implicite» destinate a essere successivamente sviluppate, per poi passare, attraverso l’esperienza di alcuni sinodi nazionali svoltisi in Europa negli anni Settanta, ai primordi della sua elaborazione teologica e canonistica (1966-1977), di cui furono pionieri alcuni teologi francofoni (primo fra tutti Congar) e canonisti di area tedesca (soprattutto Mörsdorf e Aymans), svizzera (Corecco) e americana (Coriden).

 

Il quadro dato dalla Commissione teologica internazionale

Un secondo capitolo («Sviluppi dottrinali») è dedicato all’analisi della successiva e complessa elaborazione del concetto di sinodalità sviluppatosi a partire da quello di conciliarità e di collegialità (1978-1993) e poi estesosi, attraverso la nozione di «popolo di Dio», a quelli di corresponsabilità e partecipazione dei laici, orientandosi verso un concetto di sinodalità «allargata» (2001-2018).

Momento culminante di questa elaborazione è l’intervento della Commissione teologica internazionale (2018) che fornisce «un quadro dottrinale assai elaborato, in cui i capisaldi teologici e gli aspetti operativi della sinodalità vengono svolti alla luce dell’ecclesiologia di comunione del Vaticano II, del magistero di papa Francesco e delle problematiche della Chiesa contemporanea» (57), con il risultato di «estendere al massimo la sua area semantica, fino a farla combaciare con la dinamica complessiva dell’organizzazione e della missione della Chiesa» (58).

Il terzo capitolo, intitolato «La recezione dell’idea di “Chiesa sinodale” e i suoi limiti», è quello più esteso e impegnativo, ove l’autore opera innanzitutto una ricostruzione della svolta sinodale di papa Francesco a partire dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013), ove sono già evidenziati alcuni elementi fondamentali della sua visione di Chiesa sinodale; il discorso commemorativo del cinquantenario del Sinodo dei vescovi (2015), che costituisce un passaggio decisivo con l’enunciazione teorica del suo programma, ove la sinodalità è affermata come «dimensione costitutiva della Chiesa», che la coinvolge per intero mediante la triplice articolazione locale, regionale e universale, e la sua stretta connessione con il suo slancio missionario; infine la costituzione apostolica Episcopalis communio, che ha introdotto nel percorso sinodale una prima fase dedicata alla consultazione dell’intero popolo di Dio, da compiersi nelle Chiese locali.

 

I cinque rischi

Fantappiè passa a esaminare le reazioni suscitate dalla visione di papa Francesco, che tendono ad allargarne la portata ovvero a prospettarne una recezione innovativa nei termini, variamente formulati, di una proposta di riforma strutturale della Chiesa (74s).

Segue un denso paragrafo dedicato ai 174 «aspetti problematici» di questa nuova sinodalità, sulla base dei quali l’autore individua «cinque rischi maggiori»: una «concezione unilaterale ed esclusiva della dimensione sinodale rispetto a quella collegiale e primaziale» (76s); la «visione idealistica e romantica della sinodalità», centrata sul modello di Chiesa conciliare con struttura sinodale di multilivello, che sottovaluta una serie di problemi pratici e soprattutto «elude il problema del conflitto nella Chiesa e la necessità di regolarlo» (81-83); la «visione plastica, generica e indeterminata, della sinodalità», che rischia di trasformarla in un concetto dal carattere fluido più che dinamico, esito in parte dovuto anche alla «tendenza, piuttosto diffusa nella dottrina teologica attuale, da un lato a ignorare o negare la sostanziale continuità storica della prassi sinodale fra i due millenni e, dall’altro, a scollegare la sinodalità dagli istituti classici dei concili e dei sinodi diocesani» (84-88); ancora: il rischio della «prevalenza del modello sociologico anziché teologico-canonico del processo sinodale», applicando schemi propri della «democrazia deliberativa» o derivanti dalle teorie organizzative (88-93).

Infine l’ultimo equivoco da evitare, come conseguenza dell’eccessiva estensione del concetto di sinodalità, sarebbe «la sua identificazione con la dimensione pastorale», con il rischio di confondere la missione e il fine della Chiesa con l’intera gamma delle sue attività pastorali.

 

Evitare di dire che tutto è sinodalità

Da tutto ciò l’autore trae una serie di «precauzioni per l’uso» del concetto di sinodalità: sfuggire la sua indeterminatezza fissando «confini precisi all’ambito della sua operatività» con una serie di puntuali esemplificazioni (95-99); sottrarsi alla «confusione di prospettive fra sinodalità e democratizzazione della Chiesa», non escludendo un confronto tra di esse ma sulla base di alcune discriminanti irrinunciabili (99-101); infine «evitare che la nuova sinodalità modifichi gli assetti della costituzione divina della Chiesa ma, nel contempo, apra nuovi spazi alla partecipazione dei fedeli ai tria munera» (102s).

Nelle sue conclusioni l’autore non esita a individuare negli interventi di papa Francesco sulla sinodalità «uno svolgimento fortemente innovativo dell’ecclesiologia del Vaticano II» pur non chiarendone la portata effettiva. «Sullo sfondo – afferma – resta un grande interrogativo ecclesiologico: con la nuova sinodalità papa Francesco si propone di rispondere all’attuale crisi sistemica della Chiesa mediante una nuova e più radicale forma di recezione del Vaticano II oppure intende attuare il transito da una “Chiesa gerarchica” a una “Chiesa sinodale” in stato permanente, e quindi modificarne la struttura di governo facente perno da un millennio sul papa, sulla curia romana e sul collegio cardinalizio?».

Questo interrogativo non fa sconti ma dimostra al tempo stesso la serietà di intenti che anima tale studio. L’analisi è svolta con piena consapevolezza della complessità dei problemi evocati e si avvale di una solida e profonda conoscenza della dottrina teologica, soprattutto canonistica, e dell’evoluzione storica delle istituzioni della Chiesa, senza trascurare le suggestioni derivanti dal confronto con le teorie sociologiche e dal dibattito attuale sulla democrazia rappresentativa. Il risultato non delude le attese e arreca un contributo significativo alla migliore chiarificazione di un concetto che è alla base del processo di riforma della Chiesa avviato da papa Francesco. 

 

 

(Foto: particolare della copertina del libro “Metamorfosi della sinodalità“)

Paolo Cavana

ordinario di Diritto ecclesiastico

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