Facciamo il punto sul Sinodo della Chiesa universale, sulle critiche (le più recenti) sollevate in merito a torto o a ragione, sul percorso della Chiesa in Italia rispetto a quello della Chiesa universale e su alcune diocesi italiane che stanno utilizzando lo strumento «sinodo diocesano» come previsto dal diritto canonico.

 

Sinodo sulla sinodalità

Dopo le novità introdotte a fine aprile sulla concessione del diritto di voto anche a membri «non vescovi» all’Assemblea di ottobre (cf. anche qui), il 10-11 maggio il XV Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo si è incontrato a Roma. All’ordine del giorno c’era, oltre all’approvazione della metodologia di lavoro in Assemblea, il confronto sull’Instrumentum laboris, il documento di lavoro per i partecipanti alla I sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (4-29.10.2023) che sarà reso noto ai primi di giugno.

 

Capitolo critiche

Quello delle critiche è sempre il capitolo più ricco. Ne segnalo alcune, a mio avviso le più fruttuose: innanzitutto quelle espresse da Carlo Fantappiè nel volumetto Memamorfosi della sinodalità https://re-blog.it/2023/05/08/la-sinodalita-e-le-sue-metamorfosi/.

Poi quelle più soft del condirettore di America Jim McDermott, che punta maggiormente sulla comunicazione, che deve migliorare come lessico, troppo per «addetti ai lavori» come il tema generale del «Sinodo sulla sinodalità»; e che deve enunciare con maggior chiarezza i propri successi, come la franca discussione aperta sul ruolo delle donne o sul tema LGBT nella Chiesa, anche per evitare che essi vengano stabiliti nella comunicazione pubblica dai detrattori dell’intero processo, tanto abili coi media da considerarli e farli considerare solo degli insuccessi.

Infine quelle dure dei lefebvriani, che in un’intervista del proprio superiore generale don Davide Pagliarani bollano la sinodalità come espressione di una «Chiesa liquida» da condannare senza rimpianti: un’utile contro-lettura che presenta tratti di lucidità utili adatti a capire, a rovescio, su che cosa è necessario lavorare.

Da ultima faccio mia la preoccupazione di p. Hans Zollner che il tema delle violenze e degli abusi venga derubricato a una delle questioni tra le tante e non sia considerato come un «locus» teologico decisivo. La sua assenza al recente, pur ricco, Congresso teologico in Gregoriana potrebbe essere una spia in tal senso.

Aspettiamo l’Instrumentum laboris per una conferma o una smentita.

 

Quanto all’Italia

Al di là di quanto stanno facendo le singole diocesi sui Cantieri di Betania, il percorso condiviso proposto dalla Conferenza episcopale italiana, nel suo secondo anni d’attuazione, all’interno di quello più generale della Chiesa universale, vi sono almeno tre diocesi che hanno indetto un proprio sinodo diocesano: Savona, Padova e Pistoia.

Savona – come si legge dal sito Internet dedicato – «con l’approvazione delle proposte normative presentate dalle 8 commissioni il Sinodo diocesano “Chiesa di Savona, prendi il largo, confidando” ha concluso il suo secondo anno di lavori. Il prossimo decisivo passo sarà la votazione del “Liber sinodalis”, il documento finale che porterà a maturazione il cammino dell’assemblea: la prima tappa, in una sola giornata, è fissata per sabato 27 maggio e si concluderà simbolicamente con la partecipazione alla Veglia diocesana di Pentecoste». Il percorso della diocesi era iniziato con la lettera pastorale del vescovo mons. Calogero Marino inviata per l’anno pastorale 2017-2018.

Padova. Indetto nel maggio 2021, il Sinodo diocesano padovano si chiuderà nel dicembre di quest’anno. Attualmente è all’opera l’Assemblea sinodale (qui la sua composizione), che a partire dalla discussione di un proprio Instrumentum laboris terrà l’ultimo incontro domenica 21 maggio.

Infine Pistoia, il più recente. Indetto infatti nel febbraio scorso, esso «si svolgerà in due sessioni, una in questo anno 2023, l’altra nel 2024. La prima sessione sarà dedicata a discernere le attese di Vangelo presenti nel cuore delle persone e nella società; la seconda avrà l’obiettivo di individuare le risposte e i cambiamenti che lo Spirito Santo ci sollecita a dare alle attese individuate», dichiara la bolla d’indizione.

Per quanto riguarda il Cammino sinodale italiano nel suo complesso: probabilmente saranno resi noti in questi giorni i nomi dei componenti del Comitato nazionale. Quest’ultimo organismo infatti interverrà durante i lavori dell’Assemblea generale della CEI (22-25 maggio) il giorno 24, a cui poi (il 25 e il 26) si uniranno i referenti diocesani e quelli regionali. L’Assemblea dei vescovi, infatti, segnerà il passaggio alla seconda fase del Cammino sinodale, quella sapienziale (cf. qui).

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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