Parolin dopo la missione di Zuppi: «dovrà essere una pace giusta»

«La missione a Mosca era parte dell’iniziativa globale proposta da Papa Francesco. Che prevedeva una prima sosta a Kiev e poi questo secondo momento a Mosca. Da parte di Zuppi si è focalizzata soprattutto sul versante umanitario. La pace in Ucraina dovrà essere una pace giusta. Vuol dire riconoscere i reciproci diritti e anche i vicendevoli doveri. Soprattutto tenere conto della dignità delle persone». Lo ha detto il segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, riferendosi al recente viaggio compiuto dall’arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana card. Matteo Zuppi (di cui il canale 12 porte della diocesi felsinea ha pubblicato questo resoconto).

 

Il versante umanitario

Quella del card. Zuppi a Kiev e a Mosca – ha spiegato il card. Parolin in un’intervista al Tg1 – «è stata una missione molto importante. Si è focalizzata soprattutto sul versante umanitario: lo scambio dei prigionieri e il rimpatrio dei bambini e questo necessitava un’interlocuzione con Mosca. Adesso bisognerà trovare dei meccanismi che permettano di incrementare, di applicare queste conclusioni a cui si è arrivati, con l’aiuto probabilmente anche di qualche organizzazione internazionale che permetta di mettere in atto questi risultati. Se questo funzionerà, e noi speriamo vivamente che questo funzioni, si potrà assistere anche al rimpatrio. Non so adesso in che quantità e in che dimensioni. Per noi questo è importante perché anche questi gesti umanitari possono essere vie e cammini che conducono alla pace».

 

Gli arsenali nucleari: immorali

Il capo della diplomazia vaticana ha anche risposto a una domanda sul rischio di escalation nucleare. «Oggi sono nove gli stati che detengono le armi nucleari. Mi pare che la tendenza non è quella di ridurre gli arsenali nucleari, piuttosto quella di aumentarli. Il possesso e l’utilizzo delle armi nucleari è immorale perché significa la distruzione dell’uomo e la distruzione del mondo – ha ribadito il card. Parolin –. Come evitare? Credo che l’unico modo è quello di avviare un serio programma di smantellamento di questi arsenali. Non c`è altro da fare».

Paolo Tomassone

Giornalista

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