Card. Zuppi: i giovani a Lisbona, una grande risposta a tante paure e incertezze

«L’immagine di una Chiesa gioiosa, presente, che cammina insieme, in un mondo così pieno di divisioni, così virtuale, così ingannevole. Credo che questa immagine sia già una grande risposta, anche a tante paure e tante incertezze». Con queste parole il presidente della CEI, card. Matteo Zuppi, ha fatto un primo bilancio della GMG di Lisbona.

In un’intervista al SIR il card. Zuppi ha ricordato che «qualche volta cediamo a credere più nelle nostre forze che nella forza dello Spirito». Mentre alla GMG «lo Spirito ci ha largamente contraddetto e ha riacceso tanta speranza e tanti legami. Non significa disconoscere i problemi ma avere la serena consapevolezza di tanta forza, di tanta speranza e tanta fiducia che i giovani vogliono e meritano».

I giovani – ha detto l’arcivescovo di Bologna ricordando le testimonianze ascoltate durante la Via Crucis di venerdì 4 agosto presieduta da Papa Francesco nel Parque Eduardo VII – «sentono tante parole su di loro e fanno fatica a distinguere, come tutti, i seduttori dagli educatori, il vero dal falso. Credo che questo grande incontro con il Signore che coinvolge i più giovani in questa straordinaria avventura che è la Chiesa, conduca a guardare il mondo con gli occhi di Gesù. Un mondo da curare, da salvare anche con la nostra attenzione a partire dai più poveri e di farlo come siamo, deboli e fragili come siamo». 

 

Gesù si alzò e si mise in cammino

«Maria si alzò e si mise in cammino. Gesù imparò da sua Madre: mentre portava la Croce, Gesù dovette alzarsi e rimettersi in cammino. Signore, insegna a noi giovani ad alzarci e andare avanti. Anche quando la vita è difficile». Durante la Via Crucis, ad ogni stazione i giovani da ogni paese hanno letto una testimonianza che qui riportiamo.

1 | Gesù è condannato a morte

Signore, Pilato ha firmato il decreto. Ha firmato il decreto che estinguerebbe il tuo futuro. “Questo essere umano deve morire; non avrà più futuro”.

Lo sentono tanti giovani oggi, Signore, che ci viene tolto il futuro. Ci viene detto che la vita è piena di opportunità, ma è difficile vedere dove siano quelle opportunità quando i soldi non sono sufficienti, quando non si riesce a trovare lavoro e quando l’accesso all’istruzione spesso è praticamente impossibile.

Signore, anche quando ti hanno condannato a morte, non ti sei lasciato cadere. Hai spiegato a Pilato che non avrebbe alcun potere su di te se Dio non lo permettesse. E, con il Padre al tuo fianco, sei andato avanti, fiducioso nel futuro. Insegnaci a fare lo stesso.

2 | Gesù carica la Croce sulle spalle

Un pesante ceppo di legno è stato posto sulle tue spalle. E ti avevano già torturato. Che violenza, Signore! Sei vissuto in un mondo violento e sei stato vittima di quella violenza.

Il mondo in cui viviamo forse non è molto diverso. Guerre, attentati, sparatorie di massa ma anche violenze nei matrimoni e nelle relazioni, abusi sui minori, bullismo, abusi di potere, famiglie dove si scagliano parole pesanti come macigni.

Ti hanno caricato una croce sulle spalle. Ma Tu, Signore, non ti sei arreso. Dove hai trovato la forza per continuare a camminare? Ti immagino mentre ripeti a Te stesso: “L’amore vincerà la violenza”. Signore, dammi la forza di amare.

3 | Gesù cade per la prima volta

Scusa, Signore, non sono abituato a vedere i miei eroi stesi a terra sporchi di polvere. Perché ti sei sottomesso? Troppo è l’abbandono e troppa la solitudine.

Tu, da solo. È come mi sento, a volte, quando aspetto un messaggio o un abbraccio che non arrivano. E penso che sia colpa mia, che sono incapace e mi chiudo. Altre volte, penso di vivere in un mondo egoista dove ognuno guarda solo a sé stesso. Non lo so, so però che ci sono tanti giovani soli, anche quando sono circondati da altre persone.

Ti guardo caduto a terra. Ti immagino alzare la testa e guardarmi. Ti immagino mentre dici: “Io cado con te per rialzarti con me. Vai, alzati in piedi e vai. Camminiamo insieme.”

4 | Gesù incontra sua Madre

Probabilmente, tra le urla della folla, hai sentito la voce di tua madre. Una voce dolce, inconfondibile. “Figlio mio, sono qui”. Hai cercato il suo volto. L’hai trovato sereno che diceva “sì” con la testa. “Sì”. Era tutto quello che volevi vedere. Un segno di conferma. Un segno che proveniva dal puro amore. Come a dire: “Vai avanti, impegnati, impegnati per il Bene. Dio ti aiuterà”.

Parlami all’orecchio, oh madre di Gesù. Parlami d’amore, parlami di impegno. Impegno per il Bene. Non lasciarmi seduto in attesa. In attesa del “momento ideale”, della persona ideale, del lavoro ideale, della Chiesa ideale. Non lasciarmi seduto a sognare, mentre il mondo va avanti senza di me e senza ciò che avrei da offrirgli. Maria, aiutami ad abbracciare la mia vocazione.

5 | Simone di Cirene aiuta Gesù a caricare la Croce

I soldati costrinsero un uomo di nome Simone a portare la croce di Gesù. Non glielo hanno chiesto, lo hanno costretto. Con la forza. Era uno che veniva dalla campagna. Non era nemmeno romano. Non contava, non aveva il diritto di dire se lo voleva o no.

Oggi il mondo è pieno di esclusioni e intolleranze. Ci sono minoranze che non hanno il diritto di parlare e nemmeno di esistere. In molti paesi non si può nemmeno praticare la propria religione. Ci sono molte persone che non possono esprimere liberamente le loro idee. Ogni gruppo vuole imporre il proprio modo di vedere le cose e allontanare chiunque la pensi diversamente. A volte anche all’interno della Chiesa. Talvolta anche nei nostri cuori.

Tu, Signore, sei stato vittima dell’intolleranza. Ma non ti sei lasciato prendere dall’odio. Ed è per questo che puoi essere un ponte tra tutti. Insegnaci ad essere costruttori di ponti ovunque ci troviamo.

6 | Veronica asciuga il volto di Gesù

Signore, una donna ha attraversato la folla per ripulire il tuo volto e nel suo panno si è impressa la Tua immagine. Amare è questo, è lasciarsi commuovere dal volto dell’altro, anche sfigurato. Il volto del figlio che si ama, dell’amico che si ama, del povero che si ama, della moglie o del marito che si ama. Il volto della Chiesa che si ama, anche se sfigurata. Amare è lasciarsi attrarre dal volto dell’altro.

Ma noi giovani viviamo in un mondo individualistico. Ci è stato detto mille volte che ciò che contava di più era la nostra immagine e la nostra autorealizzazione. Che avevamo il diritto di essere felici e che dovevamo pensare prima a noi stessi. Ed eccoci qui, egocentrici, ognuno concentrato sul suo cellulare, nei propri interessi, sulla propria isola, in attesa di una felicità che non arriva. Perché la vera felicità sta nel lasciarsi attrarre dal volto dell’altro.

7 | Gesù cade per la seconda volta

Di nuovo a terra, Signore? Quando siamo caduti una volta, abbiamo pensato che fosse un incidente, che fossero le circostanze. Quando cadiamo più spesso, ci spaventiamo. Con il timore che ci sia qualche problema di fondo in noi. Uno squilibrio.

Oggigiorno noi giovani, Signore, abbiamo spesso una mente complicata. Soffriamo di ansia e depressione, problemi alimentari, burnout. A volte ci chiediamo chi siamo e se vale la pena vivere la vita. A volte, ci sentiamo molto giù, a terra. Peggio che avere un problema, è sentirsi un problema.

Ti guardo caduto a terra. Ti immagino mentre dici: “Io cado con te per rialzarti con me. Vai, fatti aiutare, rimettiti in piedi e vai avanti. Andiamo insieme”.

8 | Gesù incontra le donne di Gerusalemme

Per strada, Signore, ti sei imbattuto in donne che piangevano per te. “Non piangete per Me – hai detto loro – piangete per voi e per i vostri figli”. Non volevi lacrime facili che non cambiassero nulla. Volevi che quelle donne pensassero a sé stesse e al mondo che avrebbero lasciato alla generazione seguente e al futuro.

Anche noi ci chiediamo come sarà il nostro futuro su questo pianeta. Assistiamo al consumo incontrollato delle risorse della terra, all’estinzione di alcune specie, alla devastazione delle foreste. Siamo spaventati dal cambiamento climatico e ci sentiamo molto insicuri riguardo al futuro. E tutto questo associato a stili di vita squilibrati che fanno morire di fame alcuni mentre altri si ammalano per aver mangiato troppo.

Signore, insegnaci ad avere stili di vita più semplici, più solidali, più consapevoli delle conseguenze, più vicini all’essenziale. Più simili a te.

9 | Gesù cade per la terza volta

Per la terza volta a terra, Signore? Ho paura per Te, ho paura che non riuscirai ad alzarti. O che cadrai di nuovo, non appena ti rimetti in piedi.

Forse vuoi avvicinarti a quei giovani che cadono di nuovo ogni volta che provano a rialzarsi. Tanti ci accusano di essere deboli, di non resistere alla droga, alla pornografia, all’alcool. Ci accusano di rifugiarci nei nostri schermi fino a diventarne dipendenti. Semplicemente non capiscono che alzarsi potrebbe richiedere una forza che non si ha più. E una fede che si è già persa.

Ti guardo steso a terra. Ti immagino dire a ogni giovane con una dipendenza: “Io cado con te perché tu possa rialzarti con me. Vai, cerca aiuto, alzati e vai avanti. Con me, questa volta, ce la farai. Camminiamo insieme.”

10 | Gesù è spogliato delle sue vesti

Ti hanno spogliato, Signore, ti hanno denudato. Ti guardo sereno e fiducioso nella tua nuda verità. Anche senza vestiti, non smetti di essere quello che sei perché non ti sei mai preso la briga di costruire un’immagine di te stesso. Tu nella Tua umiltà, Tu nella Tua integrità. Tu nella Tua verità.

Ma viviamo in una terra di specchi dove ciò che conta è l’apparenza, l’immagine. Un selfie dopo l’altro. La tirannia del corpo giusto e del sorriso perfetto. Foto di sé stessi sui social in pose attentamente studiate. Post artificiali che aspettano i like degli altri. Terribile sensazione di non poter essere noi stessi, di doverci vendere per piacere alle persone e non rimanere isolati. Narcisismi che, alla fine, ci lasciano soli su isole lontane.

E tu nudo, così come sei, senza vergognarti di essere ciò che sei. Non vivevi per l’apparenza, ma per il Bene. Insegnami, Signore. Dammi la forza di essere diverso, di non vivere in funzione dell’immagine, ma nella fedeltà alla mia coscienza.

11 | Gesù è inchiodato alla Croce

Un chiodo per ogni polso, un terzo nei piedi. Eri così, inchiodato. Inoltre ti gridavano dal basso: “Non sei tu il Figlio di Dio? Scendi dalla Croce!” Ma la Croce non era una situazione in cui ti trovavi per puro caso; era la conseguenza inevitabile di non aver rinunciato ad amare fino alla fine. Il confronto tra l’amore e la violenza nel mondo.

Oggi molte persone cercano disperatamente di sfuggire a situazioni disumane. Fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla mancanza d’acqua, dalle persecuzioni politiche. La loro casa ha cessato di essere il loro rifugio ed è diventata il luogo di una probabile morte. Cercano di rifugiarsi in qualche altro posto nel mondo, che un giorno potrebbero chiamare “casa”.

Inchiodato sulla croce, Signore, infondi coraggio a tutti i giovani costretti a fuggire per non perdere la vita. E a chi vive, comodo nella sua casa, dona un cuore come il Tuo.

12 | Gesù muore in Croce

“Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. Ti sei abbandonato tra le braccia del Padre. Hai emesso l’ultimo respiro e sei morto. E con te, sono morte tutte le parole che non hai potuto dire, tutti gli abbracci che non hai potuto dare, tutte le guarigioni che non hai potuto fare.

Sembra uno spreco, Signore! Quante cose buone avresti potuto fare in qualche decennio in più di vita! Eppure le tue parole sono state: “Tutto è compiuto”. Non c’era più niente da realizzare. Perché lì, sulla Croce, ci hai lasciato tutto ciò che serviva per salvarci: l’amore puro, anche se impotente e apparentemente inutile.

Oggi conta solo chi produce. Gli anziani non contano, i disabili non contano, i disoccupati non contano, i sognatori non contano. E i giochi dei bambini non contano, bambini spesso costretti a lavorare per guadagnare o a studiare sempre di più per essere un giorno “veri vincitori” nel mercato del lavoro.

Tuttavia, ciò che salva è l’amore. Nascondimi nelle Tue piaghe traboccanti d’amore, Signore!

13 | Gesù è deposto dalla Croce e consegnato alla Madre

Pietà. Gesù tra le braccia di Maria. Un figlio sulle ginocchia della madre. La verità più pura dell’amore disinteressato. La Parola che riposa nel silenzio.

Mentre noi siamo persi in un mondo saturo di parole frettolose, informazioni, notizie, pubblicità, interessi, in cui non sappiamo più distinguere verità e menzogna, né sappiamo più a chi credere!

Signore, non devo sapere tutto, non voglio sapere tutto. Voglio solo capire cosa conta sapere per essere una persona migliore e creare un mondo più umano. Dammi un grande amore per tutto ciò che nel mondo è puro, vero, semplice e umano.

14 | Gesù è posto nel sepolcro

Il cimitero. La Fine. Quando la pietra rotolò all’ingresso del sepolcro, sembrò che tutto fosse definitivamente finito. Sembrava, Signore, che Tu e il Tuo modo di amare non foste altro che un’illusione, una speranza ingannevole in un ipotetico trionfo del bene sul male. Sembrava che tutto fosse finito, che bisognasse essere realisti, che il mondo fosse davvero per i furbi e non per chi sogna il Bene, come te.

Tante volte nella nostra vita sembra che non ci sia futuro. Non vediamo alcuna luce alla fine del tunnel. Abbiamo paura di guardare avanti. Non riusciamo a prendere decisioni, né vediamo la direzione verso cui la storia potrebbe continuare, vediamo solo il percorso bloccato da grandi ostacoli davanti a noi.

È qui che dobbiamo sentire la voce di Maria. Maria parla dei punti di arrivo che diventano punti di partenza, dell’apparente morte di un albero in inverno che si appresta a fiorire in primavera, delle tombe che sono porte di risurrezione.

Paolo Tomassone

Giornalista

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