Discernimento sinodale e donne diacono

Il popolo di Dio ha posto una domanda. Il Sinodo può rispondere. E le donne diacono?

L’Instrumentum laboris afferma: «La maggior parte delle assemblee continentali e le sintesi di numerose conferenze episcopali chiedono di considerare nuovamente la questione dell’accesso delle donne al diaconato. È possibile prevederlo, e in che modo?» (n. B.2.3 § 4; Regno-doc. 13,2023,408).

Singoli individui e gruppi di pressione di entrambi gli schieramenti sul tema stanno facendo conoscere la propria opinione. Ma l’opinione non è un fatto, e l’azione di lobbying non è compiere un discernimento.

Il Sinodo sulla sinodalità è un esercizio di discernimento e il vero discernimento dipende dalla formula tripartita del «vedere, giudicare, agire». Il primo verbo richiede fatti. Il secondo richiede preghiera. Il terzo richiede consenso.

Il processo inizia quindi con i fatti. Se da un lato alcune interpretazioni differiscono, dall’altro i fatti sulle donne diacono sono ben noti e accettati dagli studiosi. E devono essere considerati alla luce dello Spirito Santo.

Allora, e solo allora, si può cercare un consenso.

I cinque punti che seguono sono fondamentali per discernere se la Chiesa può ripristinare il diaconato per le donne.

 

Le donne hanno esercitato
un ministero come diacone

Senza dubbio, le donne hanno esercitato un ministero come diacone nella Chiesa primitiva, almeno fino al XII secolo. L’enorme quantità di prove inizia con san Paolo che presenta Febe come colei «che è diacona della Chiesa di Cencre» (Rm 16,1-2; la Bibbia CEI 2008 traduce «che è a servizio della Chiesa di Cencre»; ndt). Sebbene nessuno sostenga che Febe fosse ordinata sacramentalmente, si ritiene che abbia svolto un ministero equivalente a quello dei «sette uomini» nominati dagli apostoli e citati negli Atti, nessuno dei quali è chiamato «diacono» (At 6,1-7).

Molteplici fonti attestano che, di volta in volta e in luoghi diversi, le donne assistevano al battesimo e alla cresima delle donne, erano responsabili della catechesi delle donne e dei bambini, portavano l’eucaristia alle donne malate e davano loro l’unzione, si occupavano delle parrocchie, gestivano i servizi sociali e svolgevano un servizio diaconale all’altare.

 

Le donne venivano ordinate
per questi ministeri

È impossibile affermare che ogni ministero diaconale sia stato svolto da ognuna delle donne diacono che la storia ricorda mediante elementi liturgici ed epigrafici. Esistono diverse cerimonie liturgiche per l’ordinazione dei diaconi; almeno una è stata pensata per essere utilizzata sia nel caso di diaconi uomini che di diacone donne. Cinque liturgie sono conservate presso la Biblioteca Vaticana e altre si trovano in biblioteche e monasteri in tutta Europa e altrove.

Le donne venivano ordinate diacone dai propri vescovi all’interno del santuario durante la messa, alla presenza del clero, con l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito Santo; prendevano da sé la comunione dal calice; il vescovo metteva loro la stola al collo e, cosa importante, venivano proclamate diacone.

 

Il diaconato non è il sacerdozio

Con lo sviluppo e la crescita della prassi ecclesiastica, il diaconato è stato essenzialmente assorbito dal sacerdozio. Dal XII secolo in poi praticamente nessuno veniva ordinato diacono se non doveva essere ordinato sacerdote. In primo luogo, gli uomini venivano tonsurati e così diventavano chierici. Poi si procedeva attraverso le fasi che portavano al sacerdozio: ostiario, lettore, esorcista, accolito, suddiacono, diacono e infine sacerdote.

Questa pratica, nota come cursus honorum (corso degli onori), è esistita fino a poco dopo il concilio Vaticano II, che ha affermato: «In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani “non per il sacerdozio ma per il servizio”» (Lumen gentium, n. 29; EV 1/359). La lettera apostolica Ministeria quaedam di Paolo VI (1972) ha soppresso la pratica della tonsura, i cosiddetti ordini minori e il suddiaconato, sostituendoli con i ministeri laici di lettore e accolito.

Oggi, il mezzo ordinario per accedere allo stato clericale è l’ordinazione diaconale. Nel 2009 papa Benedetto XVI ha codificato la modifica apportata da Giovanni Paolo II al n. 1581 del Catechismo della Chiesa cattolica, per cui il can. 1009 § 3 del Codice di diritto canonico recita: «Coloro che sono costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo capo, i diaconi invece vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità».

 

Le Chiese ortodosse
stanno recuperando la tradizione

La Chiesa cristiana ortodossa ha una chiara tradizione di donne diacono – «diaconessa» è il termine preferito – e c’è una discussione significativa all’interno delle Chiese ortodosse sul recupero di questa tradizione. Ad esempio, un saggio dello studioso camaldolese di liturgia Cipriano Vagaggini, pubblicato su Orientalia christiana periodica, dimostra la profonda storia dell’ordinazione delle donne diacono in Oriente.

L’argomento comune contro la sua ricerca e quella di altri è che le donne non venivano «ordinate» ma solo «benedette» e questa confusione si è estesa all’analisi delle testimonianze liturgiche occidentali. Tuttavia, le liturgie per l’ordinazione diaconale di uomini e donne sono identiche o quasi, e la principale distinzione è spesso costituita solo dai nomi dei santi invocati (Febe o Stefano, ad esempio) e dai pronomi utilizzati.

 

La Chiesa ha bisogno
del ministero diaconale delle donne

Essere contrari al ripristino del diaconato delle donne significa essere contrari al ministero diaconale stesso. Seppur i ruoli delle donne e degli uomini fossero diversi nella Chiesa primitiva, nulla impedisce che le donne svolgano oggi tutti i compiti e le mansioni dei diaconi. Il ministero diaconale della liturgia, della Parola e della carità non deve subire restrizioni.

Nel 2021 papa Francesco ha stabilito che le donne possano accedere ai ministeri laici di lettore e accolito, che costituiscono una delle due tappe necessarie per l’ordinazione diaconale.

Le donne sono già formate come predicatori, ma senza ordinazione non possono predicare l’omelia durante la messa. Le donne già formate in diritto canonico non possono essere giudici unici nei procedimenti canonici perché non sono chierici. In tutto il mondo, le donne svolgono la maggior parte delle opere di carità, spesso con finanziamenti esterni e separatamente dalle strutture diocesane e parrocchiali.

Come ha affermato il Vaticano II a proposito degli uomini «che esercitano un ministero veramente diaconale», è giusto «che siano fortificati per mezzo dell’imposizione delle mani» (Ad gentes, n. 16; EV 1/1140).

Ordinare le donne all’unico ordine del diaconato significherebbe inviare un grande messaggio alla Chiesa e al mondo intero: che le donne possono davvero essere immagine di Cristo risorto, che le donne sono fatte a immagine e somiglianza di Dio.

L’importante è che i membri del Sinodo e tutta la Chiesa compiano un discernimento nella preghiera su questa o su qualsiasi altra questione che verrà loro sottoposta alla luce dello Spirito Santo e nella convinzione che Dio non negherà alla Chiesa ciò di cui essa ha bisogno.

 

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Il testo «Synodal discernment and women in the diaconate» è apparso in The Tablet – che ringraziamo per la gentile concessione – il 21 settembre 2023. Pubblichiamo qui una nostra traduzione rivista dall’autrice. Phyllis Zagano è stata membro della Commissione pontificia per lo studio del diaconato femminile tra il 2016 e il 2018. Ha un incarico di ricercatrice presso la Hofstra University, Hempstead, New York. Il suo libro più recente è Just Church. Catholic Social Teaching, Synodality, and Women (Paulist, Mahwah [NJ] 2023). Una formulazione più ampia delle tesi esposte in questo articolo, co-firmata con Bernard Pottier sj, è stata pubblicata in italiano in Regno-doc (3,2021,69).

Phyllis Zagano

ricercatrice presso la Hofstra University

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