«L’invasione dell’Ucraina, la guerra e la devastazione del suo territorio comportano la distruzione anche delle regole e dei diritti internazionali sui quali si basa la possibilità di una convivenza pacifica, fino alla minaccia dell’estremo ricorso all’uso delle armi nucleari. L’Europa non può accettare che si ritorni a un sistema che ridisegna i confini con la forza». Sono parole dell’intervento su «L’Europa come orizzonte di pace» con il quale il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, ha concluso domenica 8 ottobre a Camaldoli il percorso di studio organizzato dalla rivista Il Regno e dalla comunità monastica.

 

La condanna dei nazionalismi

«Oggi, di fronte a guerre neo-imperialiste e a visioni che richiamano un passato che si credeva superato – ha proseguito il card. Parolin –  è urgente ribadire la condanna dei nazionalismi, particolarmente di quelli di matrice etnica. È una macchia che grava sulla storia europea ed è foriera di nuove tragedie. I fondamentalismi e i nazionalismi di vario genere non possono essere legittimati, così come ogni forma di sacralizzazione e di mitizzazione dell’idea di nazione. L’una è una forma di negazione della vera ispirazione religiosa, l’altra una forma di neo-paganesimo. Si tratta di forme che nulla hanno a che fare con la legittima valorizzazione della comunità nazionale e con una autentica ricerca del bene comune. Inoltre, credo che mentre di debba agire per ristabilire l’assoluta necessità di un ordine internazionale solidale e pacifico, non si possa non riconoscere il valore pieno degli ordinamenti istituzionali fondati sulla partecipazione democratica dei cittadini, indispensabili per allontanare lo spettro della guerra».

 

Vieni in Europa e aiutaci!

Concludendo con uno sguardo allo stadio ulteriore del processo di secolarizzazione che l’Occidente sta conoscendo, il card. Parolin ha evocato la richiesta rivolta dal macedone e riportata negli Atti degli apostoli (16,9): «Vieni e aiutaci!». «Credo che in una società frammentata, in una vita frammentata, piena di interrogativi e di aporie, abbiamo bisogno di accogliere nuovamente» quell’accorata richiesta di aiuto: «Portare nuovamente il messaggio del Vangelo all’Europa e agli europei. Come allora fu una domanda inaspettata per Paolo, così oggi è un interrogativo latente, ma presente, in tanti nostri fratelli e sorelle, solo in parte anestetizzati dal secolarismo consumistico. E di fronte a quella richiesta di soccorso, viene a noi in aiuto la Parola che salva, la quale invita a un annuncio gioioso, a una cultura dialogante, rispettosa, responsabile, cosciente di sé». E in tale contesto, riprendendo un’omelia di papa Francesco (23 settembre 2021), ha fatto rifermento al Sinodo in corso: «Possa il percorso sinodale in atto aiutarci a riscoprire la comunione quale via dell’evangelizzazione, per essere testimoni più coerenti e credibili di unità e di pace oggi, per il continente europeo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap