Gaza-Israele, come cambiano le relazioni nel Golfo dopo gli attacchi di Hamas

Dopo l’attacco del movimento palestinese di matrice islamica Hamas partito dalla Striscia di Gaza contro lo Stato ebraico assisteremo a «un raffreddamento delle relazioni tra Israele e le monarchie sunnite del Golfo». Ma «per quanto riguarda un cambiamento sostanziale della politica di riavvicinamento da parte del Golfo nei confronti di Israele non ci aspettiamo per varie ragioni cambiamenti significativi». Le ragioni le spiega la professoressa di Scienza politica e Relazioni internazionali all’università all’Università Orientale di Napoli, Ruth Maria Hanau Santini, nell’intervista rilasciata a margine dell’incontro della rivista Il Regno «La “terza questione cattolica”. La Chiesa, i cattolici e l’Italia» a Camaldoli, dove la docente ha affrontato il tema de «L’Europa vista dal Mediterraneo». 

«Quello che sta succedendo in questi giorni nella striscia di Gaza e in Israele – ha spiegato Hanau Santini – potrà avere degli impatti rispetto alla fase di normalizzazione delle relazioni tra Israele e le monarchie sunnite del Golfo. Sicuramente nel breve periodo si potrà verificare un raffreddamento di queste relazioni e quindi sarà tenuto un profilo più basso da parte dei regnanti sia in Arabia Saudita che negli Emirati e un minor attivismo diplomatico in Israele. Avevamo assistito proprio di recente a scambi di visite diplomatiche di alto livello, di visite di ministri che per la prima volta tra i due paesi: non ci aspettiamo di vedere questo tipo di relazioni di alto livello politico nei prossimi mesi». 

Invece «per quanto riguarda un cambiamento sostanziale della politica di riavvicinamento da parte del Golfo nei confronti di Israele – ha aggiunto Hanau Santini – non ci aspettiamo per varie ragioni cambiamenti significativi. In primis per un ruolo marginale dell’opinione pubblica araba, soprattutto nel Golfo, rispetto alle posizioni che i regnanti prendono in politica estera. In realtà anche per un sempre maggior disinteresse da parte di quelle stesse opinioni pubbliche nel Golfo nei confronti della causa palestinese. In terzo luogo per un fattore generazionale che guarda in particolare alla leadership sia saudita che emiratina dove vediamo al potere ormai da diversi anni Mohammed Bin Salman in Arabia saudita e Mohammed bin Zayed negli Emirati che sono dei leader abbastanza giovani rispetto ai loro predecessori e che hanno una visione diversa della regione, una visione molto meno ideologica della questione israelo-palestinese e che quindi non la considerano più un tema dirimente che debba influenzare la loro postura e le loro relazioni estere». 

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