Di fronte agli attacchi di Hamas: le voci delle Chiese

Per primi i patriarchi di Gerusalemme

Tra i primi a reagire ai molteplici attacchi del movimento terrorista palestinese Hamas contro civili israeliani il 7 ottobre sono stati, il giorno stesso, i patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme, che in un comunicato hanno condannato «ogni azione che prenda di mira dei civili, a prescindere dalla loro nazionalità, etnia o fede. Tali azioni contraddicono i principi fondamentali dell’umanità e gli insegnamenti di Cristo». E hanno implorato «i leader e le autorità politiche di impegnarsi in un dialogo sincero alla ricerca di soluzioni durevoli che promuovano la giustizia, la pace e la riconciliazione per i popoli di questa terra, che troppo a lungo hanno sopportato il peso del conflitto».

I commenti israeliani

La dichiarazione è stata criticata dall’Ambasciata di Israele presso la Santa Sede, che in un comunicato stampa ha definito «deludente e frustrante» la dichiarazione dei capi delle Chiese di Gerusalemme, poiché «dalla sua lettura non si riesce a capire cosa sia successo, chi fossero gli aggressori e chi le vittime», sottolineando la necessità di condannare «l’orrendo crimine, nominando i suoi autori e riconoscendo il diritto fondamentale di Israele a difendersi da queste atrocità».

L’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Raphael Schutz, ha dichiarato in un’intervista rilasciata il 9 ottobre al portale statunitense OSV News che è importante che i leader religiosi e la Santa Sede «esprimano più chiaramente la solidarietà con Israele e il riconoscimento del suo diritto all’autodifesa». L’ambasciatore ha ricevuto una visita del card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, il 13 ottobre.

In un successivo comunicato del 13 ottobre i capi delle Chiese di Gerusalemme, preoccupati per la situazione di Gaza, hanno fatto appello allo Stato di Israele perché consenta l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, chiedono a entrambe le parti una de-escalation e convocando una giornata di preghiera e digiuno per il 17 ottobre.

Il patriarca di Mosca Cirillo

Con grande tempestività si è fatta sentire anche la voce del patriarca ortodosso di Mosca Cirillo, che «prega per la rapida cessazione dei combattimenti e per la guarigione di coloro che hanno sofferto. Invita tutte le parti in conflitto a dare prova di moderazione, a preservare le vite umane e a ripristinare lo stato di diritto». «La Terra santa – continua il comunicato – ha un’importanza eccezionale per milioni di cristiani che vivono in tutto il mondo e per i fedeli di altre religioni, e per questo la coesistenza pacifica in quel luogo acquisisce una dimensione non solo umanitaria ma anche religiosa. La Chiesa ortodossa russa chiede incessantemente una pace giusta e la comprensione reciproca tra i popoli».

Da più parti viene notato da un lato che anche qui non si menziona l’attacco sferrato da Hamas con razzi e assalti contro civili e rapimenti, e dall’altro la contraddizione con l’appoggio che la Chiesa ortodossa russa sta offrendo alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Nelle stesse ore la portavoce del ministero degli Esteri russo commentava i fatti di Israele con toni simili, sempre omettendo di menzionare la responsabilità di Hamas. 

Il Consiglio ecumenico delle Chiese

Il giorno stesso degli attacchi anche il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), organizzazione che raccoglie 352 Chiese cristiane di diverse confessioni, per bocca del suo segretario generale Jerry Pillay ha lanciato un appello urgente perché «cessi immediatamente questa violenza mortale, Hamas fermi i suoi attacchi e per una de-escalation della situazione da entrambe le parti».

Successivamente, il 13 ottobre, il CEC si è espresso perché si trovi per la questione Israele-Palestina un «nuovo approccio che ponga la giustizia e l’uguale dignità umana come base per andare avanti»: «Le ingiustizie subite dalla causa palestinese dal 1948 a oggi non sono state realmente affrontate in modo da favorire la coesistenza di entrambi i popoli come pari nella giustizia, nella pace e nella riconciliazione».

Il patriarca ecumenico Bartolomeo

Il patriarca ecumenico Bartolomeo il 9 ottobre ha espresso il suo profondo dolore per gli atti che hanno provocato una così tragica perdita di vite umane, affermando: «I nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti in particolare ai civili, che vivono dolorosi momenti di angoscia, terrorizzati dal suono inquietante delle sirene e dalla minaccia imminente delle esplosioni, e soprattutto a tutti i bambini innocenti, che meritano di crescere in una vera “Terra promessa” di pace e prosperità».

«In mezzo alla rabbia e alla distruzione, al male e all’amarezza – continua il suo messaggio –, gli esseri umani sono facilmente tentati di pensare e agire con violenza. Sebbene molti considerino la violenza come un mezzo necessario per la risoluzione delle controversie, non possiamo mai considerarla come parte della buona creazione di Dio, né possiamo mai approvare l’uso della violenza per perseguire la pace».

La Federazione luterana mondiale

L’11 ottobre si è espressa la Federazione luterana mondiale (FLM), affermando di essere «profondamente preoccupata della continua escalation di violenza in Israele e Palestina, e particolarmente degli attacchi contro i civili». L’organismo di comunione tra le Chiese luterane del mondo «condanna senza equivoci tutti gli attacchi da qualsiasi parte contro i civili», ma – aggiunge – «condanna con forza i brutali attacchi di Hamas contro cittadini israeliani»; inoltre «prendere ostaggi è inaccettabile, e la FLM chiede il loro immediato rilascio».

All’esercito israeliano si domanda di «agire conformemente al diritto internazionale umanitario e dare la priorità alla protezione dei civili». Di fronte al rapido deterioramento della situazione umanitaria la FLM – le cui Chiese membro esprimono moltissime organizzazioni umanitarie – fa appello alle autorità israeliane e palestinesi di assicurare l’accesso delle Nazioni Unite e di altri attori nella regione per fornire l’assistenza urgente ai civili palestinesi intrappolati e indifesi a Gaza».

La Terra santa merita pace, che «sarà raggiunta solo attraverso negoziati che soddisfino le esigenze degli israeliani e dei palestinesi e portino una stabilità a lungo termine».

L’arcivescovo di Canterbury J. Welby

Raccogliamo infine le parole dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che il 13 ottobre ha espresso il suo «dolore e shock» al progressivo emergere di notizie e immagini sempre più devastanti dagli esecrabili attacchi terroristici in Israele. «I nostri cuori sono spezzati dal dolore degli israeliani e dei nostri fratelli e sorelle ebrei in tutto il mondo, per i quali questo trauma e questa perdita rappresentano l’ombra oscura e terribile dei giorni peggiori della loro storia». 

La massima autorità spirituale della Comunione anglicana chiede «che coloro che sono stati presi in ostaggio siano liberati e messi al sicuro». «La rabbia provata dal popolo di Israele per la crudeltà subita – afferma – è del tutto giustificata. Molti in tutto il mondo condividono questa rabbia». Tuttavia «di fronte a un’offensiva di terra a Gaza, chiedo che i peccati di Hamas non siano pagati dai cittadini di Gaza (…) Il prezzo del male non può essere pagato dagli innocenti. I civili non possono sostenere i costi dei terroristi».

Diritto umanitario e reazione proporzionata

Il diritto internazionale umanitario, continua il messaggio, «riconosce che, per il bene dell’umanità di tutti, alcuni atti non possono mai essere ammessi nel caos della guerra. Prego che Israele faccia tutto il possibile per limitare i danni causati a civili innocenti. Oltre due milioni di civili a Gaza, metà dei quali bambini, stanno affrontando una catastrofe. Sono necessari un corridoio e un convoglio umanitario il più rapidamente possibile, come previsto dalle Convenzioni di Ginevra». 

L’arcivescovo di Canterbury si unisce al segretario di Stato americano e ad altri «nell’esortare il governo israeliano a esercitare il diritto di difesa con la saggezza che potrebbe spezzare i cicli di violenza in cui hanno lottato generazioni. In mezzo al caos e alla confusione della guerra, e per quanto possibile, mi unisco agli appelli affinché la risposta militare di Israele sia proporzionata e discrimini tra civili e Hamas».

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

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